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100 Odeon

 

6 - 30 giugno 2007


All'indomani delle celebrazioni del 18 maggio il Cinema Odeon inaugura il 6 giugno una rassegna senza precedenti per la città di Vicenza: in oltre 50 film si potrà infatti ripercorrere la storia del cinema della quale la sala dell'Odeon è stata testimone nel suo primo secolo d'attività. Dai primi cortometraggi dei fratelli Lumiere al cinema di Almodovar e Bertolucci, passando per Truffaut, Fellini, Kubrick, Leone e tanti altri grandi registi, dal mercoledì al sabato l'Odeon e l'adiacente saletta Lampertico permetteranno a tutti gli appassionati di cinema di godere delle proiezioni su grande schermo di capolavori immortali.

Orario delle proiezioni:

Sala Lampertico: ore 19 (salvo diversa indicazione)

Cinema Odeon: ore 21

Il prezzo del biglietto per ogni programma serale per ciascuna sala è di 2 euro

 

tempi moderni

 

Mercoledì 6 giugno

  

Odeon:

SERATA LUMIÈRE

di Louis Lumière, Francia 1895-1899 (20 min.)

Inquadratura fissa, frontale. Il cancello di ferro della Societé anonyme des Plaques et Papiers Photographiques A. Lumière et ses Fils, a Montplaisir, sobborgo industriale di Lione, è aperto: è l'ora dell'intervallo meridiano, la cinepresa è disposta a una diecina di metri di distanza. Escono operai e impiegati (uomini, donne, ragazzi) e sfilano a sinistra, qualcuno inforca una bicicletta, c'è un cane che saltella, il portiere chiude il battente di sinistra del cancello. Durata: meno di un minuto. È considerato il primo film della storia del cinema. Con altri 11 film della stessa durata, fece parte del programma proposto per la prima proiezione pubblica a pagamento (1 franco) che avvenne alle ore 21 di sabato 28 dicembre 1895 nel Salon Indien (sotterraneo) del Grand Café sul boulevard des Capucines, non lontano dall'Opéra, a Parigi. Significativamente è questa la data con cui si indica la nascita del cinema. Il cinematografo è appena nato e già diventa spettacolo, si trasforma in cinema. Riproduce la realtà, ma è anche qualcosa d'altro: una macchina che proietta immagini in movimento per il solo piacere di vederle.


TEMPI MODERNI

di Charles S. Chaplin, con Charles S. Chaplin, Paulette Goddard, Henry Bergman, Chester Conklin, Allan Garcia, USA 1936 (89 min.)

Charlot, operaio alla catena, è vittima e cavia delle macchine che letteralmente lo “mangiano” e lo mandano in tilt. Perde il posto, trova lavori occasionali, se ne va con una monella. Cinque anni dopo Luci della città (1931) , Chaplin fa un film sonoro, ma non parlato (con dialoghi ridotti a borborigmi e una canzone di parole informi, cantata dallo stesso Chaplin di cui si ascolta la voce per la prima volta). Satira sociale in difesa della dignità dell'uomo contro il dominio della macchina. I colpi di genio resistono al tempo e Chaplin, col suo linguaggio immediato ed efficace fatto di saltini, mimica e sorriso che stempera la demagogia, propone un comportamento preciso che si manifesta senza tensione e senza violenza.

SEPOLTO VIVO

ed. Vitagraph 1910 (5 min.)

Ispirato ai racconti di Edgar Allan Poe, è un horror suggestivo, piuttosto statico e non privo di ironia.


Sala Lampertico: Ore 18:00

VOYAGE DANS LA LUNE

di Georges Méliès, con Georges Méliès, Bleuette Bernon, Victor André, Francia 1902 (15 min.)

Al Club degli Astronomi il prof. Barbenfouillis (G. Méliès) illustra il progetto del suo viaggio sulla Luna. Sei scienziati entrano con lui in un obice che, sparato da un cannone, si conficca nell'occhio destro del satellite. I viaggiatori sono catturati dai seleniti, metà insetti e metà uccelli. Fuggono, rientrano nell'obice che precipita verso la Terra, sprofonda nel mare e viene recuperato da un battello. Trionfo finale. Realizzato nel laboratorio di Montreuil-sous-Bois, vicino a Parigi, è il frutto di un'impresa produttiva senza precedenti per lunghezza (260 m, circa 15 minuti), quantità di trucchi, cura degli effetti scenografici, numero e qualità degli attori, costo (10.000 franchi), prezzi di vendita (560 franchi per copia in bianconero, 1.000 per il colore). Per Méliès qualsiasi storia è un pretesto per esibire la magia dei suoi trucchi, tramite una messinscena paradossale e burlesca che qui risulta di segno opposto a quello che anima le pagine di Verne e Wells. Ogni cambio di scena è realizzato con dissolvenze incrociate. Questa forma primitiva di montaggio accresce il clima d'incanto e di stupore in un'ardita miscela di arcaismi teatrali e innovazioni filmiche.

LA CONQUÊTE DU PÔLE

di Georges Méliès, Francia 1912 (11 min.)

È forse, dopo Le Voyage dans la Lune (1902), il film più noto di G. Méliès, che l'ha prodotto, ideato e realizzato. La storia è subordinata alla visione meravigliosa; le leggi fisiche sono ignorate, non soltanto sovvertite; il circuito ostacolo/superamento/soddisfazione è implacabile, senza freni; irresistibili gli effetti comici o di sorpresa. Dal 1896 al 1912 Méliès realizzò più di 1.000 film fra i 3 e i 33 minuti. Fu il primo cineasta che si dichiarò artista, volle e seppe esserlo. Quest'ingegnoso e instancabile sperimentatore mise a punto alcuni “trucchi” che in forma rudimentale anticiparono le tecniche e le forme del linguaggio filmico: montaggio, sovrimpressione, dissolvenza, colore (a mano), effetti speciali.

THE GREAT TRAIN ROBBERY

di Edwin S. Porter, con Max Aronson, George Barnes, Frank Hanaway, Mark Murray, USA 1903 (12 min.)

Girato nel settembre 1903 a Dover (New Jersey) lungo la ferrovia della Delaware-Lackawanna and Western e ispirato a un fatto di cronaca, racconta – in 14 inquadrature per una durata tra i 12 e i 14 minuti – l'impresa di un gruppo di banditi che, fermato un treno, fanno scendere i viaggiatori, li depredano, fuggono con il bottino, ma sono inseguiti e accerchiati. Fece grande impressione l'ultima inquadratura in primo piano in cui il capo dei banditi (George Barnes) punta la pistola e spara in direzione della macchina da presa. Prodotto dalla Edison Company, costò 150 dollari, fu messo in commercio in centinaia di copie a 11 dollari l'una.

L’ALLEGRO MONDO DI CHARLOT

di Charles S. Chaplin

È un'antologia approntata attingendo agli archivi in cui era stato conservato il materiale scartato da C. Chaplin al montaggio e le prime brevi comiche di cui alcuni frammenti sono veri gioielli di comicità. Attraverso l'analisi si vede quanto Chaplin fosse un perfezionista.

 

Giovedì 7 giugno


Odeon:

AURORA

di Friedrich Wilhelm Murnau, con George O'Brien, Janet Gaynor, Margaret Livingston, Bodil Rosing, J. Farrell MacDonald, USA 1927 (93 min.)

Chiamato da William Fox, Murnau arrivò negli Stati Uniti nel luglio del 1926 sulla scia di altri emigrati eccellenti del cinema europeo e si mise subito al lavoro per realizzare quello che sarebbe diventato un capolavoro di tutto il cinema muto. Dal punto di vista narrativo, “Aurora”è poca cosa: un pescatore, l’Uomo (i personaggi non hanno nomi propri), irretito da una fatale Donna di città, medita di uccidere la Moglie annegandola. Durante una gita in città si riconcilia con lei, ma sulla via del ritorno una tempesta rovescia la barca e la donna rischia di morire tra le onde. Se la storia, pur dando modo al regista di lavorare su alcuni suoi temi chiave (il conflitto tra città e campagna, il rapporto fra tentazione e innocenza), non si discosta da modelli ottocenteschi d’appendice, il film è una delle espressioni più pure del genio di Murnau. L’uso poetico della luce, la mobilità stupefacente della macchina da presa (con soluzioni di prospettiva grandangolare e profondità di campo che in seguito faranno scuola), la concezione narrativa degli effetti speciali, fanno di “Aurora” una pietra miliare del cinema muto.


Sala Lampertico:

THE CAMERAMAN

di Buster Keaton, con Buster Keaton, Marceline Day, Harold Goodwin, USA 1928 (78 min.)

Luke Shannon, cineamatore, vorrebbe farsi assumere alla M-G-M, ma tutte le prove gli vanno buche. Ci riuscirà con l'aiuto di una scimmietta. Uno dei capolavori di Buster Keaton per ricchezza di invenzioni e divagazioni, l'uso dello spazio che è o eccessivo o insufficiente, la forza polemica sul mondo hollywoodiano, l'infinita, tristissima estraneità di Keaton, il finale beffardo e antiretorico.

PUTTING PANTS ON PHILIP

di Hal Roach, con Stan Laurel e Oliver Hardy, USA 1927 (20 min.)

Il cortometraggio in 2 rulli con cui il produttore Hal Roach formò la coppia comica più famosa di Hollywood, dando il via a un quadriennio che fu l'epoca d'oro dei due attori.

 

Venerdì 8 giugno


Odeon:

METROPOLIS

di Fritz Lang, con Brigitte Helm, Alfred Abel, Gustav Fröhlich, Rudolf Klein-Rogge, Fritz Rasp, Theodor Loos, Erwin Biswanger, Heinrich George, Olaf Storm, Hanns Leo Reich, Germania 1927 (87 min.)

Nel 2026 in una megalopoli a due livelli gli operai che lavorano come schiavi nei sotterranei sono incitati alla rivolta da un robot femmineo che riproduce le fattezze di una di loro, la mite e pia Maria. L'ha costruito uno scienziato al servizio dei padroni che vuole vendicarsi del potente John Fredersen, dominatore della città. La rivolta provoca un'inondazione che colpisce i quartieri operai finché, sollecitato da Maria, Freder, figlio di Fredersen, fa da mediatore tra padroni e operai. È nato un nuovo patto sociale. Capolavoro assoluto del cinema muto, viene presentato nella versione restaurata nel 1984 dal musicista Giorgio Moroder, virata in vari colori e sonorizzata con una colonna sonora rock.

 

Sala Lampertico:

MATA HARI

di George Fitzmaurice, con Greta Garbo, Ramon Novarro, Lionel Barrymore, Lewis Stone, C. Henry Gordon, USA 1932 (90 min.)

Parigi, prima guerra mondiale: nota danzatrice esotica, amante di lusso e gioielli, fa la spia per le Potenze Centrali. Cerca di carpire informazioni preziose ai russi e si innamora di un tenente pilota nemico. Finisce davanti al plotone d'esecuzione. Inadatta alla parte eppure affascinante, nonostante il contesto che spesso sfiora l'ingenuità, Greta Garbo dà qui un'altra prova del suo potere di irradiazione. Nella sequenza del ballo, un po' lasciva, fu usata in parte una controfigura.

THE MUSIC BOX

di Hal Roach, con Stan Laurel e Oliver Hardy, USA 1932 (25 min.)

Comica con Stanlio e Ollio, in versione sonora originale, per la prima volta si apprezzano le vere voci dei due grandi comici.

Enfants

 

Sabato 9 giugno 

 

Odeon:

OMBRE ROSSE

di John Ford, con John Wayne, Claire Trevor, Thomas Mitchell, George Bancroft, John Carradine, Andy Devine, Donald Meek, Louise Platt, Tim Holt, Berton Churchill, USA 1939 (97 min.)

Intorno al 1880 una diligenza parte con sette passeggeri da Tonto diretta a Lordsburg, nel Nuovo Messico, attraverso un territorio occupato dagli Apaches di Geronimo. Per la strada sale Ringo, ricercato per un delitto che non ha commesso. All'arrivo dovrà vedersela con i fratelli Plummer, i veri responsabili del crimine di cui è accusato. Sceneggiato da Dudley Nichols sulla base del racconto Stage to Lordsburg di Ernest Haycox, è forse – almeno in Italia per due generazioni di critici e di cinefili – il western più famoso e amato di tutti i tempi.

 

Sala Lampertico: Ore 18:00

LES ENFANTS DU PARADIS (AMANTI PERDUTI)

di Marcel Carné, con Arletty, Jean-Louis Barrault, Pierre Brasseur, Marcel Herrand, Louis Salou, Maria Casarès, Francia 1945 (195 min.)

Un pilastro del cinema francese, nato per affrontare l’eternità, come ha scritto il francese Jacques Lourcelles, e sopravvissuto indenne anche al lungo periodo di disgrazia professionale e critica di Carné (tra gli anni ’50 e ’70). Un’opera fiume, travolgente come la folla che nel film invade il Boulevard du Crime, ieratica come la figura di Arletty, parlante al cuore come il silenzio pieno di malinconia e romanticismo di Jean-Louis Barrault, indimenticabile Baptiste. Il film che, insieme con La grande illusione di Jean Renoir ha fatto accorrere al cinema il maggior numero di spettatori francesi prima dell’avvento dei blockbuster americani. Amanti perduti (il titolo originale allude agli spettatori del loggione, i più lontani dalla scena, i più vicini al Paradiso), sesta collaborazione della coppia Carné-Prévert, è un melò di proporzioni Kolossal (oltre 3 ore e 10) e di dimensioni intime (grazie alla poesia di Prévert e alla tecnica privilegiata di espressione dei personaggi: il monologo). Diviso in due parti (Il Boulevard du Crime e L’uomo bianco) e ambientato nella Parigi dell’ottocento, racconta – con un gusto per il romanzesco che ha pochi pari nella storia del cinema – il duello tra due forme di teatro, la pantomima e il Grand Guignol, e la rivalità tra quattro uomini innamorati della stessa donna. Lei è Garance (Arletty), attrice e cortigiana fedele alla religione dell’indipendenza; loro sono: Lacenaire (Herraud), criminale gentiluomo e omosessuale anarchico (il personaggio preferito di Prévert); Frédérick Lemaître, famoso attore classico e truculento (Brasseur); il conte De Montray (Salou), ricchissimo; il mimo Baptiste Deburau (Barrault). Garance si legherà in tempi diversi ai primi tre, mentre il destino la allontanerà per sempre da Baptiste, Pierrot tormentato e traboccante di vero amore. (Paola Malanga)

 

Mercoledì 13 giugno

 

Odeon:

LA SCALA A CHIOCCIOLA

di Robert Siodmak, con Dorothy McGuire, George Brent, Kent Smith, Ethel Barrymore, Rhys Williams, Rhonda Fleming, Elsa Lanchester, USA 1946 (83 min.)

Nel 1906 in una cittadina del New England uno psicopatico uccide giovani donne che hanno un handicap fisico. La prossima vittima è una ragazza muta che fa la governante in una grande vecchia villa dove abita – ma lei non lo sa ancora – l'assassino. Dal romanzo Some Must Watch di Ethel Lina White, sceneggiato da Mel Dinelli, l'archetipo dei thriller ambientati “in un'antica casa buia” in cui la sequenza del delitto principale si svolge durante una “buia notte tempestosa”. Era il tempo in cui la locuzione “serial killer”non era stata ancora inventata. Un film perfetto nel suo genere. I primissimi piani dell'occhio dell'assassino al momento di aggredire le sue vittime sono diventati un classico. La circostanza che l'identità dell'assassino sia presto scoperta non diminuisce la suspense. Alla creazione dell'atmosfera, oltre alla germanica maestria di Robert Siodmak, contribuiscono Nicholas Musuraca (fotografia), Albert S. D'Agostino e Jack Oley (scene), Roy Webb (musica).

LIBERTY

di Leo McCarey, con Stan laurel e Oliver Hardy, USA 1929 (20 min.)

Comica del 1929 con Stanlio e Ollio, uno dei capolavori della celebre coppia.

 

Sala Lampertico:

LA REGINA CRISTINA

di Rouben Mamoulian, con Greta Garbo, John Gilbert, Ian Keith, Lewis Stone, Elizabeth Young, Reginald Owen, USA 1933 (100 min.)

Cristina di Svezia (1626-89), riluttante a piegarsi a un matrimonio politico, se ne va in giro per il suo Paese in abiti maschili finché s'innamora di un ambasciatore di Spagna. Sotto la guida dell'esperto Mamoulian la Garbo dà una delle migliori interpretazioni della sua carriera. Storicamente inattendibile, ma affascinante. Da antologia la scena della partenza dall'albergo in cui Greta Garbo cerca di memorizzare i particolari della camera dove hanno trascorso una notte d'amore.

HELPMATES

di Hal Roach, Con Stan Laurel e Oliver Hardy, USA 1931 (20 min.)

Comica del 1931 con Stanlio e Ollio, parlata in lingua originale.

per qualche dollaro in più

 

Giovedì 14 giugno

 

Odeon:

PER QUALCHE DOLLARO IN PIÙ

di Sergio Leone, con Clint Eastwood, Gian Maria Volonté, Lee Van Cleef, Mara Krup, Luigi Pistilli, Klaus Kinski, Rosemarie Dexter, Mario Brega, Italia/Spagna/Germania 1965 (130 min.)

A El Paso il colonnello Mortimer vuole vendicare la morte dell'amata sorella martoriata da El Indio, criminale paranoico e drogato. Il Monco, uomo senza nome né passato, arbitrerà il duello finale. Seconda tappa della “trilogia del dollaro” e, per una parte della critica, la meno bella delle tre. Struttura più complessa di Per un pugno di dollari, con minore violenza e una certa tendenza al surreale. C'è la sequenza più “politica” di Leone: il conteggio finale dei morti calcolato in dollari. Campione d'incasso della stagione 1965-66.

 

Sala Lampertico:

IL SEGNO DELLA CROCE

di Cecil B. De Mille, con Fredric March, Elissa Landi, Charles Laughton, Claudette Colbert, John Carradine, Ian Keith, Vivian Tobin, Nat Pendleton, USA 1932 (118 min.)

Nella Roma imperiale avviata alla decadenza, un ufficiale romano si converte al Cristianesimo per amore di una dolce cristiana, mentre Nerone sogna di mettere la capitale del mondo a fuoco, e dar la colpa ai cristiani. Un “trionfo dell'arte popolare”, fu definito cinquant'anni dopo in una retrospettiva. Cecil B. De Mille va a mille nella sua grandiosità spettacolare. Memorabile il Nerone di Laughton, ma Claudette Colbert non gli è da meno come Poppea che fa il bagno nel latte. Nel 1944 De Mille ne curò una nuova edizione con qualche taglio alle scene di sesso e violenza e un prologo (9 minuti) di ambiente moderno.

 

Venerdì 15 giugno

 

Odeon:

LA VEDOVA ALLEGRA

di Ernst Lubitsch, con Maurice Chevalier, Jeanette MacDonald, Una Merkel, Edward Everett Horton, George Barbier, Donald Meek, Akim Tamiroff, USA 1934 (99 min.)

Il conte Danilo (M. Chevalier) è inviato in missione a Parigi per sedurre a scopo nuziale Sonia (J. MacDonald), ricca vedova sua compatriota, per impedirle di portare all'estero il capitale, prezioso per il regno di Marshovia. Pur modificando in parte la linea narrativa del libretto di Victor Léon e Leo Stein, Lubitsch ritorna alla matrice originaria dell'operetta, recupera la scintillante musica di Lehár (arrangiata da Herbert Stothart), trasforma il regno di Marshovia in un mondo utopico da favola, riprende per la terza volta la coppia Chevalier-MacDonald e li iscrive in “uno dei più splendidi film a colori della storia del cinema” (Guido Fink), grazie al bianconero di Oliver Marsh che mette in risalto le incredibili scenografie di Cedric Gibbons, premiate con 1 Oscar.


Sala Lampertico:

LA GRANDE GUERRA

di Mario Monicelli, con Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Romoli Valli, Silvana Mangano, Italia/Francia 1959 (140 min.)

1915: è scoppiato il primo conflitto mondiale e alla visita medica per l’arruolamento nell’esercito si incontrano il milanese Giovanni Busacca e il romano Oreste Jacovacci. Jacovacci, furbo e scansafatiche, finge di aiutare lo sbruffone Busacca, ex-carcerato, a evitare l’arruolamento, lasciandolo inviare tranquillamente al fronte. Per uno scherzo del destino, i due si ritrovano sulla stessa tradotta che li porterà in zona di guerra. Dopo un brusco chiarimento, stringono amicizia e insieme cercano di sopravvivere alla dura vita militare, fatta di trincea, attacchi allo sbaraglio, difficili missioni, esitazioni dello Stato Maggiore e brevi parentesi sentimentali. Dopo la disfatta di Caporetto, i due si fanno sorprendere da un battaglione di austriaci senza la divisa dell’esercito italiano. Li aspetta la fucilazione come spie, ma Jacovacci, cercando di dimostrare che sono soltanto due poveri soldati, si lascia sfuggire l’accenno a un’informazione preziosa per il nemico. Vigliaccamente, accettano di raccontare ciò che sanno e salvarsi la pelle, ma quando Busacca comprende il disprezzo e la derisione degli austriaci nei loro confronti, rifiuta di parlare in un impeto di dignità, condannando se stesso e il terrorizzato Jacovacci alla morte. Considerato il capolavoro di Mario Monicelli, il film ha il merito di aver affrontato un tema come quello della prima guerra mondiale, sino ad allora solo raramente trattato dal cinema italiano, riuscendo ad amalgamare con mano felice gli aspetti drammatici della vicenda con i moduli della commedia italiana, allora nella sua stagione più feconda. Straordinaria la prova offerta dai due protagonisti, Alberto Sordi e Vittorio Gassman (ma non vanno dimenticati tutti gli altri attori, un cast di caratteristi all’altezza dei migliori prodotti hollywoodiani): al loro stimolante confronto si deve buona parte del successo del film.

 

 

Sabato 16 giugno

 

Odeon:

LAWRENCE D’ARABIA

di David Lean, con Peter O’Toole, Omar Sharif, Arthur Kennedy, Jack Hawkins, Antony Quinn, Claude Rains, Antony Quale, Josè Ferrer, Gran Bretagna 1965 (212 min.)

Durante la guerra 1914-18 il tenente Thomas Edward Lawrence (1888-1935), agente del servizio segreto britannico, trasforma in guerriglia la rivolta degli arabi contro i turchi, guida i beduini alla conquista di Damasco e poi si ritira nell'anonimato. In questo sontuoso megafilm epico su uno dei più affascinanti avventurieri del primo Novecento il vero protagonista è il deserto. Solida sceneggiatura di Robert Bolt, splendida fotografia, musica sovrabbondante, 7 premi Oscar (miglior film, regia, fotografia, colonna sonora, scenografia, montaggio e suono). All'epoca Peter O'Toole fu una rivelazione. Ripristinato nel 1989 dallo stesso David Lean in un'edizione di 212 minuti.

 

Sala Lampertico:

ALADINO E LA LAMPADA MISTERIOSA

(Pathé-1907) (10 min.)

È un breve film di 10 minuti che ha fatto parte della programmazione di quell’ormai storico18 maggio 1907, quando il cinema arrivò a Vicenza sullo schermo dell’Odeon.

IL NATALE DI CRETINETTI

(Itala – 1909) (5 min.)

CRETINETTI ANTIALCOLISTA

(Itala – 1909) (5 min.)

Due brevi comiche interpretate e dirette dal francese André Deed, brillante nel teatro di prosa, chanteur e acrobata alle Folies Bergères, collaboratore di Méliès e poi comico alla Pathé dal 1906 al 1909 quando venne assunto dall’ Itala Film di Torino e, lanciato il personaggio di Cretinetti, realizzò fino a tutto il 1911 centinaia di brevi comiche. La sua opera di attore e regista comico – all’Itala ha alle sue dipendenze una troupe piuttosto numerosa – può essere vista come il primo tentativo di selezionare e organizzare cinematograficamente un materiale comico di trovate e di gag proveniente dal varietà e dal caffè concerto e la lezione di Méliès, da cui riprende alcuni meccanismi tipici come l’accelerazione, soprattutto negli inseguimenti e nelle fughe, e il gusto per un personaggio più vicino a una marionetta che a un essere umano. Queste comiche hanno fatto parte della programmazione originale dell’epoca al cinema Odeon.

ANTOLOGIA WALT DISNEY

Una selezione dei primi film sonori con Topolino e Paperino dal 1928 al 1942.

 

Mercoledì 20 giugno

 

Odeon:

BARRY LYNDON

di Stanley Kubrick, con Ryan O'Neal, Marisa Berenson, Patrick Magee, Hardy Krüger, Steven Berkoff, Gay Hamilton, Gran Bretagna 1975 (184 min.)

Dal romanzo (1844-56) di William M. Thackeray: peripezie di Redmond Barry, irlandese del Settecento, avventuriero e arrampicatore sociale, di cui si narrano l'ascesa e la caduta attraverso le tappe di soldato, spia e giocatore. Il fascino freddo del film nasce dalla distanza e dalla sordina con cui Kubrick espone le vicissitudini del suo antieroico personaggio, smentite soltanto nei suoi rapporti col figlioletto. Elogiato per il suo versante plastico-figurativo come uno splendido album d'immagini, non è un'opera formalista, ma un discorso complesso di cui “protagoniste... sono le leggi economiche, la struttura sociale, le barriere di classe” (Pier Giorgio Bellocchio), esposte con una lucidità e una durezza insolite nel genere del film in costume. La bella voce narrante di Romolo Valli accompagna il racconto con tono suadente e beffardo.

 

Sala Lampertico:

LADRI DI BICICLETTE

di Vittorio De Sica, con Lamberto Maggiorani, Enzo Staiola, Lianella Carell, Vittorio Antonucci, Elena Altieri, Ida Bracci Dorati, Italia 1948 (93 min.)

Derubato della bicicletta, indispensabile per il lavoro appena trovato, disoccupato va col figlioletto alla ricerca del ladro attraverso la Roma del dopoguerra, incontrando solidarietà, indifferenza, aperta ostilità. Tratto dal romanzo omonimo di Luigi Bartolini (1945), la cui sceneggiatura risulta firmata anche da O. Biancoli, S. Cecchi D'Amico, A. Franci, G. Gherardi, G. Guerrieri, è – con Umberto D (1952) – il risultato più alto del sodalizio De Sica-Zavattini e uno dei capolavori del neorealismo, quello che con Roma, città aperta (1945) fu più conosciuto all'estero. L'amore per i personaggi diventa vera pietà, la poesia del quotidiano non nasconde la realtà sociale. Oscar speciale 1949.

 

Giovedì 21 giugno

 

Odeon:

ROBIN E MARIAN

di Richard Lester, con Sean Connery, Audrey Hepburn, Robert Shaw, Richard Harris, Nicol Williamson, Denholm Elliott, Ian Holm, USA 1976 (112 min.)

Dopo un lungo esilio Robin Hood torna tra le foreste di Sherwood. Marian, il suo amore di gioventù, fa la badessa in un convento e lo sceriffo di Nottingham è sempre al suo posto. Nuove avventure con struggente finale. Bellissimo e tenerissimo film che segnò il ritorno – dopo 7 anni – di Audrey Hepburn in coppia con l'ottimo Connery, Robin Hood stanco e ingrigito. Giusto equilibrio tra demistificazione e pathos, realismo e romanticismo. Ironia, non parodia.

 

Sala Lampertico:

LA ROSA PURPUREA DEL CAIRO

di Woody Allen, con Mia Farrow, Jeff Daniels, Danny Aiello, Dianne Wiest, Van Johnson, John Wood, USA 1985 (82 min.)

Nei primi anni '30 una barista che mantiene il marito disoccupato si consola andando al cinema finché un giorno il suo attore preferito esce dallo schermo. Tredicesimo film di Allen, il secondo senza Allen attore. Fondato sul principio dell'attraversamento dalla realtà alla finzione e viceversa, è un film perfetto perché ha una trasparenza e una leggerezza che esimono da ogni sforzo d'interpretazione tanto incantevole è l'armonia tra la forma, il fondo e le sue componenti (intelligenza, tenerezza, malinconia, umorismo, comicità, ironia).

 

Venerdì 22 giugno

 

Odeon:

DERSU UZALA – IL PICCOLO UOMO DELLE GRANDI PIANURE

di Akira Kurosawa, con Maxim Manzuk, Yuri Solomine, URSS/Giappone 1975 (140 min.)

Da due libri di viaggio di Vladimir K. Arseniev: nel 1902 in una zona selvaggia lungo il fiume Ussuri ai confini con la Manciuria, Dersu Uzala, solitario cacciatore mongolo senza età né fissa dimora, incontra la piccola spedizione cartografica del capitano russo Arseniev con cui si lega di profonda amicizia e al quale salva la vita. Nel 1907 secondo incontro in cui è il russo che salva la vita al vecchio cacciatore. Premio al Festival di Mosca e Oscar 1976 per il miglior film straniero, è un'opera che ricorda Flaherty e Dovgenko per l'intensa, lirica, panteistica rappresentazione del rapporto tra uomo e natura. Dersu Uzala – impersonato con eccezionale mimetismo da un attore non professionista mongolo che nella vita fa il musicologo – vive in armoniosa e religiosa simbiosi con la natura, parla col fuoco e gli animali, ma ha poco da spartire con il mito del “buon selvaggio”.

 

Sala Lampertico:

CASABLANCA

di Michael Curtiz, con Humphrey Bogart, Ingrid Bergman, Paul Henreid, Claude Rains, Peter Lorre, Conrad Veidt, Sydney Greenstreet, Marcel Dalio, S.Z. Sakall, USA 1942 (102 min.)

S'incontrano nel principale porto del Marocco nel 1941 poliziotti francesi, spie naziste, fuoriusciti antifascisti, avventurieri di rango, piccoli sciacalli. L'americano Rick Blaine, proprietario di un bar, aiuta Ilsa, la donna che amava (e ama ancora) e suo marito, perseguitato politico, a lasciare in aereo la città. Film mitico sul quale il tempo sembra non avere presa, oggetto di culto per le giovani generazioni di mezzo mondo, amalgama perfetto di toni, generi, archetipi e stereotipi dell'immaginario collettivo, memorabile galleria di personaggi grandi e piccoli. È la più sottile opera di propaganda antinazista realizzata durante la guerra e la più decisiva eccezione alla teoria del cinema d'autore. Ebbe 3 Oscar (film, regia, sceneggiatura).

 

Sabato 23 giugno

 

Cinema Odeon:

ROCCO E I SUOI FRATELLI

di Luchino Visconti, con Alain Delon, Renato Salvatori, Katina Paxinou, Annie Girardot, Paolo Stoppa, Claudia Cardinale, Corrado Pani, Spiros Focas, Roger Hanin, Nino Castelnuovo, Adriana Asti, Claudia Mori, Franca Valeri, Italia/Francia 1960 (116 min.)

Una famiglia di contadini lucani si trasferisce a Milano negli anni del boom economico e si disgrega, nonostante gli sforzi della vecchia madre per tenerla unita. Nelle cadenze di un romanzo di ampio respiro narrativo con ambizioni tragiche e risvolti decadentistici, è il più generoso dei film di Visconti, quello in cui, con qualche schematismo, passioni antiche e problemi moderni sono condotti a unità. La congerie delle numerose e talvolta contraddittorie fonti letterarie (T. Mann, Dostoevskij) trova ancora una volta il suo punto di fusione nel melodramma, nella predilezione per i contrasti assoluti. Quella dell'Idroscalo è una delle più tipiche scene madri di Visconti. Osteggiato dai politici e bersagliato dalla censura, è il solo film di Visconti che incassò nelle sale di seconda e terza visione più che in quelle di prima, in provincia più che nelle grandi città. Premio speciale della giuria alla mostra di Venezia. La vicenda giudiziaria continuò fino al 1966 quando Visconti fu assolto in modo definitivo. Nel 1969 la censura ribadì il divieto ai minori di 18 anni.

 

Sala Lampertico:

ANTOLOGIA WARNER BROS.

Una selezione dei primi cartoni di Gatto Sivestro, Titti il canarino e i loro esilaranti amici della serie LOONEY TUNES:

 

Mercoledì 27 giugno

 

Cinema Odeon:

DONNE SULL’ORLO DI UNA CRISI DI NERVI

di Pedro Almodóvar, con Carmen Maura, Antonio Banderas, Julieta Serrano, Rossy De Palma, Chus Lampreave, Spagna 1988 (88 min.)

Storie di donne abbandonate in un appartamento da affittare nella Madrid di oggi. Farsa degli equivoci con lacrime che ha il dinamismo di un vaudeville francese, l'eleganza di una commedia sofisticata made in USA e la cattiveria sorniona di Billy Wilder. In più il tocco inconfondibile di Almodóvar, il monellaccio del cinema spagnolo postfranchista.

 

Sala Lampertico:

EFFETTO NOTTE

di François Truffaut, con Jacqueline Bisset, Valentina Cortese, Alexandra Stewart, Jean-Pierre Aumont, Jean-Pierre Léaud, François Truffaut, Jean Champion, Nathalie Baye, Francia/Italia 1973 (115 min.)

A Nizza, negli stabilimenti di La Vittorine, il regista Ferrand gira Je vous présent Pamela. Dal primo all'ultimo giorno delle riprese i problemi della lavorazione s'alternano con i rapporti personali tra i vari componenti della “troupe” e con la storia del film nel film. A livello aneddotico non risponde tanto alla domanda “come si gira un film?”, ma a quella “come gira Truffaut i suoi film?”. Traboccante di amore per il cinema – che nell'autore coincide con l'amore per la vita – è una sintesi felice dei temi e dei modi che attraversano i suoi 12 film precedenti. Pur costruito su incastri e incroci, ricco di citazioni, autocitazioni, allusioni, è un film che viaggia come un treno nella notte. Un successo internazionale. Oscar per il miglior film straniero e 3 nomination: sceneggiatura, regia e Valentina Cortese.

amarcord

 

Giovedì 28 giugno

 

Cinema Odeon:

AMARCORD

di Federico Fellini, con Bruno Zanin, Pupella Maggio, Armando Brancia, Stefano Proietti, Giuseppe Janigro, Gianfilippo Carcano, Ciccio Ingrassia, Magali Noël, Nando Orfei, Alvaro Vitali, Italia/Francia 1973 (127 min.)

Rivisitazione – tutta ricostruita e mai così vera – della Rimini dei primi anni '30 col fascismo trionfante, l'apparizione notturna del transatlantico Rex, il passaggio delle Mille Miglia, la visita allo zio matto e la bella Gradisca. Vent'anni dopo I vitelloni Fellini torna in Romagna con un film della memoria e, soltanto parzialmente, della nostalgia. La parte fuori dal tempo è più felice di quella storica. Umorismo, buffoneria, divertimento, finezze, melanconia. Oscar per il miglior film straniero.

 

Sala Lampertico:

GIORDANO BRUNO

di Giuliano Montaldo, con Gian Maria Volonté, Hans Christian Blech, Mathieu Carrière, Charlotte Rampling, Renato Scarpa, Mark Burns, Corrado Gaipa, Massimo Foschi, José Quaglio, Italia/Francia 1973 (123 min.)

Gli ultimi nove anni del domenicano ribelle ed eretico (1548-1600), della sua vita spregiudicata e filosofia esasperata. Denunciato è torturato e condannato al rogo. Film didattico, un po' pedante, ma egregiamente mosso, con un Gian Maria Volonté puntigliosamente istrionico. Splendida fotografia di Vittorio Storaro, musiche di Ennio Morricone. Tra gli eretici c'è anche il critico Angelo Guglielmi, futuro direttore di RAI3.

 

Venerdì 29 giugno

 

Cinema Odeon:

LA BATTAGLIA DI ALGERI

di Gillo Pontecorvo, con Yacef Saadi, Jean Martin, Brahim Haggiag, Tommaso Neri, Italia/Algeria 1966 (121 min.)

Nell'ottobre 1957, mentre i paracadutisti del colonnello Mathieu rastrellano la Casbah, Ali La Pointe, uno dei capi della guerriglia algerina, rievoca il passato, l'organizzazione dell'FLN (Fronte di Liberazione Nazionale), gli attentati, gli scioperi, le delazioni. Ali La Pointe è ucciso, ma tre anni dopo, in dicembre, il popolo algerino scende in piazza, proclamando la propria volontà di indipendenza. Sobria rievocazione di taglio documentaristico sulla base di una solida sceneggiatura di Franco Solinas che, con forte coralità e qualche dilatazione nelle fasi degli attentati, mostra una guerra di popolo, spiegando anche le ragioni del “nemico”, i francesi. Leone d'oro alla Mostra di Venezia, il film ebbe vasta risonanza internazionale, soprattutto sui mercati di lingua inglese, diventando, fra l'altro, un film di studio per le Black Panthers. Musica di Ennio Morricone e splendido bianconero scope di Marcello Gatti.

 

Sala Lampertico:

FRANKENSTEIN JUNIOR

di Mel Brooks, con Gene Wilder, Peter Boyle, Marty Feldman, Teri Garr, Madeline Kahn, Cloris Leachman, USA 1974 (85 min.)

Il nipote del famigerato barone Frankenstein, neurochirurgo americano, va in Transilvania e decide di ripetere l'esperimento dell'avo. Crea un mostro di incommensurabile bontà. Più che una parodia è una reinvenzione critica della nota storia (1818) di Mary Shelley, carica di comicità che diventa qua e là poesia. Un bianconero di alta suggestione. Attori bravissimi.

 

Sabato 30 giugno

 

Cinema Odeon:

L’ULTIMO IMPERATORE

di Bernardo Bertolucci, con John Lone, Joan Chen, Peter O'Toole, Victor Wong, Dennis Dun, Ryuichi Sakamoto, Gran Bretagna/Italia 1987 (160 min.)

Melodramma in 2 parti, è la storia vera di Pu Yi che nacque (1906) imperatore e morì (1967) cittadino qualsiasi della Repubblica Popolare Cinese. Tragitto di un uomo dall'onnipotenza alla normalità, dal buio della nevrosi alla luce della quotidianità, ma anche parabola di un attore coatto, di qualcuno costretto – bambino dai compatrioti, adulto dai giapponesi invasori – a recitare una parte che, in fondo, gli piace. Cinema alla grande e talvolta grande cinema. Nella prima parte, la più operistica, bloccata nella Città Proibita di Pechino, il regista deve aggirare le trappole del colossal in costume, nella seconda gli ostacoli rigidi della biografia. Il film più armonioso di Bertolucci e, forse, con Piccolo Buddha, il più accademico. 9 premi Oscar.

 

Sala Lampertico:

LA GRANDE ILLUSIONE

di Jean Renoir, con Jean Gabin, Pierre Fresnay, Erich von Stroheim, Marcel Dalio, Julien Carette, Dita Parlo, Jacques Becker, Jean Dasté, Georges Péclet, Francia 1937

Durante la guerra 1914-18 due aviatori francesi prigionieri, un aristocratico e un proletario, sono inviati in un castello trasformato in campo di concentramento, comandato da un asso dell'aviazione tedesca. Alcuni prigionieri evadono. Un capolavoro di J. Renoir, e dell'umanesimo al cinema. La verità – dei fatti, dei personaggi, dell'atmosfera – si fa poesia in un accorato messaggio pacifista più che antimilitarista che non trascura le differenze sociali. Scritto da Renoir con Charles Spaak, possiede una generosa ricchezza ideologica che nasce dalla sua ambiguità. Grande galleria di personaggi: P. Fresnay, J. Gabin, E. von Stroheim, M. Dalio. Molte sequenze memorabili tra cui la più famosa è quella dei prigionieri francesi, travestiti da donna che cantano la “Marsigliese”. Premiato a Venezia, fu proibito in Italia e Germania. Insieme a La passion de Jeanne d'Arc (1928) di Carl T. Dreyer, è il solo film francese che figura stabilmente nelle classifiche dei “dieci migliori film della storia del cinema”.