Rassegna
Rassegna
Rassegna
newsletter
forum
Rassegna
printmail  
  • Martedì 18, Mercoledì 19, Giovedì 20 Dicembre 2007
  • Ore 15:40 - 17:50 - 20 - 22:10

QUEL TRENO PER YUMA

RegiaJames Mangold
CastRussell Crowe (Ben Wade), Christian Bale (Dan Evans), Logan Lerman (William Evans), Ben Foster (Charlie Prince), Peter Fonda (Byron McElroy), Vinessa Shaw (Emmy Nelson), Alan Tudyk (Doc Potter), Gretchen Mol (Alice Evans), Kevin Durand (Tucker), Dallas Roberts (Grayson Butterfield), Luce Rains (Marshall Weathers), Lennie Loftin (Glen Hollander), Rio Alexander (Campos), Johnny Whitworth (Tommy Darden), Shawn Howell (Jackson), Luke Wilson (Zeke), Forrest Fyre (Walter Boles), Sean Hennigan (Marshall Will Doane)
GenereWESTERN
Anno2007
NazioneUSA
DistribuzioneMEDUSA
Durata118'
QUEL TRENO PER YUMA
 
Soggetto: Elmore Leonard (racconto)
Sceneggiatura: Halsted Welles, Michael Brandt, Derek Haas Fotografia: Phedon Papamichael
Musiche: Marco Beltrami
Montaggio: Michael McCusker
Scenografia: Andrew Menzies
Arredamento: Jay Hart (Jay R. Hart)
Costumi: Arianne Phillips
Effetti: Mark Dornfeld, Robert Stromberg
  • Note - REMAKE DEL FILM "QUEL TRENO PER YUMA" DIRETTO NEL 1957 DA DELMER DAVES.
  • La Storia
    Arizona, fine '800. Ben Wade e la sua banda di fuorilegge con le loro scorribande hanno seminato per anni il panico lungo la linea ferroviaria. Quando finalmente Wade viene catturato, si vede la necessità di trasferirlo al forte di Yuma, dove avrà luogo il processo. A scortare il pericoloso bandito sarà Dan Evans, un povero contadino veterano della Guerra Civile, offertosi volontario per la pericolosa missione. Durante il viaggio a bordo del treno, i due uomini impareranno a conoscersi e rispettarsi, ma l'incarico di Evans si rivelerà molto pericoloso, soprattutto a causa dei tentativi dei complici di Wade di liberare il loro capo.
  • La Critica
    L'operazione remake è riuscita, grazie soprattutto alle due interpretazioni principali, il bandito Russell Crowe, bastardamente sornione, e Christian Bale, tirato e smagrito nel ruolo del poveraccio custode della legge controvoglia. La dialettica fra i due è tesa e mai banale, la biografia dei due più distesa e raccontata. Sanguigno, barocco, violento, ben più infuocato dell'originale, il film guarda più dalle parti di Sam Peckinpah e del tardo western che ai classici e talvolta eccede in chiacchiere, come capita sempre più spesso nel cinema indipendente di Hollywood. Con però la qualità rara di stemperare la violenza nella nota ironica, la fotografia magnifica, pastosa e malinconica di Phedon Papamichael ('La ricerca della felicità') e l'apparizione-citazione di Peter Fonda. In attesa dei tempi fatti e crepuscolari del 'Jesse James' con Brad Pitt, 'Quel treno per Yuma' versione Terzo Millennio è una buona occasione per riprendere confidenza con il genere più in disuso del cinema.
    Piera Detassis, 'Panorama', 19 ottobre 2007

    (...) James Mangold, a differenza di altri 'modernizzatori' del western, ama profondamente il genere e, in particolare, si percepisce che è un appassionato cultore dell'omonimo Quel treno per Yuma di Delmer Daves. Il film datato 1957, ispirato al racconto di Elmore Leonard, seppe ritagliarsi un suo posto ben preciso grazie alle interpretazioni di Glenn Ford nei panni di Wade e di Van Heflin in quelli di Evans e anche alla canzone dei titoli di testa affidata alla voce di Frankie Lane.
    Mangold si è trovato di fronte all'alternativa della rilettura-omaggio o della rivisitazione-dissacrazione. Ha scelto una terza via che consiste nel rispetto della sostanza pur nel mutamento della forma. Ecco allora che omaggia l'autore della sceneggiatura originale, Halsted Welles, nei titoli di testa per sottolineare la continuità tra i due film ma allarga il territorio, legge diversamente le psicologie e, soprattutto, muta il punto di vista. Procediamo con ordine. Il film di Daves, dopo l'inizio en plen air si chiudeva in un saloon e poi, nella seconda parte, costruiva l'attesa (dovendo differenziarsi da Mezzogiorno di fuoco) nella stanza in cui i due protagonisti attendevano l'arrivo del convoglio ferroviario. Mangold si apre invece agli spazi naturali e colloca con precisione la vicenda negli anni della costruzione della Southern Pacific Railroad mostrandoci anche i lavoratori cinesi all'opera. È in questi spazi e nelle attese notturne del trasferimento che hanno modo di sviluppare le caratteristiche psicologiche dei loro personaggi un sorprendente Christian Bale e un sempre all'altezza Russell Crowe. Il primo offre al fiaccato ma non vinto Evans una dirittura morale che non prende le mosse da un bisogno di quieto vivere ma da convinzioni profonde. Il secondo regala a Wade tutte le sfumature del potere di attrazione di chi sa come gestire il proprio appeal negativo. Ne esce così una rilettura che va alle radici degli interrogativi profondi che il western classico (ritenuto sbrigativamente da alcuni un genere di puro intrattenimento) ha avuto da sempre nel proprio DNA. Le domande sul Bene e il Male e sul ruolo che l'uomo deve assumere nella società vengono riproposte con un accento di modernità che non rinnega il passato. Soprattutto perché, e qui veniamo alla variante più profonda e significativa, il tutto viene visto e giudicato dal figlio adolescente di Evans, pronto a valutare negativamente le debolezze del padre così come affascinato dal potere di seduzione del malvivente. Osservate la scena finale e vi accorgerete come Mangold (grazie anche a quel preciso caratterista che è Ben Foster nei panni di Prince) riesca ad offrirci un film contemporaneo che riesce però a far vibrare l'epicità dei classici. Non è da tutti.
    Giancarlo Zappoli, Mymovies.it, 2007

    "Quello che mi affascina sono gli esseri umani, contorti, strani, belli, onorevoli come possiamo essere: per questo amo il mio lavoro". Così Russell Crowe protagonista, al fianco di Christian Bale, di Quel treno per Yuma, remake del classico del 1957 con Glenn Ford e Van Heflin, diretto da James Mangold, il regista di Quando l'amore brucia l'anima. In uscita il 19 ottobre in 300 copie, il film "non è - dice Crowe - il solito western dalla morale semplicistica, cappelli bianchi contro cappelli neri. Non mi piacciono molto i western Usa, preferisco Leone e i western australiani, e John Wayne quando ha humour. L'originale 3:10 to Yuma era a basso budget - questo è costato 50 milioni di dollari, che sarebbero diventati 90 se a produrlo fosse stato uno studio -, ambientato in una sola stanza, qui abbiamo allargato la piattaforma mantenendo la verve dei dialoghi, che erano il pregio maggiore del film. Ma non mi sono ispirato a nessuno, ho creato personalmente il mio bandito Ben Wade, a partire dall'aspetto". Abituato a dare il proprio contributo al look dei personaggi che interpreta, per Crowe "qui il punto chiave è che Ben è molto bravo in quello che fa: non è un povero cowboy, e non si veste come tale. Che sia nel countryside a rapinare un treno o in città a spendere i soldi, i suoi vestiti vanno bene per entrambe le situazioni. Il suo abbigliamento riflette la sua dualità: nonostante qualche lampo qui e là, capiamo quanto sia cattivo solo nel finale". Poi Crowe spazia dal suo prossimo film in uscita, American Gangster di Ridley Scott, in cui interpreta un poliziotto "che non ruba, ma non riesce a tenere la patta chiusa: la moralità è fatta di molte cose", alla Sindrome di Stoccolma: "E' una canzone degli Abba?", passando dai propri figli: "Tirarli in ballo sarebbe davvero cheap", per ritornare al western, prima con ironia: "Li chiamano cowboys perché amano le mucche..." e poi, più seriamente: "Ben non ha mai considerato Dan (il contadino interpretato da Christian Bale, che per soldi accetta di consegnare il bandito alla giustizia, ndr) una minaccia, ma lo apprezza per la determinazione nel portarlo sul treno per Yuma. Anzi, vuol far riguadagnare all'uomo l'amore della moglie e il rispetto del figlio, non vuole che faccia quella fine". Attualmente impegnato al fianco di Leonardo Di Caprio in Body of Lies, dramma sulla CIA che segna la sua quarta collaborazione con il regista Ridley Scott, Crowe ribadisce: "Quel treno per Yuma è un western originale e insolito, come da tempo non se ne vedeva uno" e conclude: "A me interessa il cuore, l'anima delle persone".
    Federico Pontiggia, Cinematografo.it, 16 ottobre 2007
  • Il Regista
    Nasce a NEW YORK (USA) nel 1964. Si è laureato presso le facoltà di recitazione e cinematografia al California Institute of the Arts ed ha conseguito il master alla Columbia University. Ha esordito nel cinema nel 1996 con "Dolly's Restaurant" (Heavy), pellicola vincitrice di numerosi riconoscimenti. Durante la realizzazione di questo film ha scritto "Cop Land", uno dei film in concorso a Cannes nel 1997.


ARCHIVIO FILM

IL VENTO FA IL SUO GIRO
di Giorgio Diritti

4 mesi, 3 settimane, 2 giorni
di Cristian Mungiu

FUNERAL PARTY
di Frank Oz

FAST FOOD NATION
di Richard Linklater

I TESTIMONI
di André Téchiné

SICKO
di Michael Moore

CONFETTI
di Debbie Isitt

UN'ALTRA GIOVINEZZA
di Francis Ford Coppola

SAPORI E DISSAPORI
di Scott Hicks

ESPIAZIONE
di Joe Wright

2 GIORNI A PARIGI
di Julie Delpy

MICHAEL CLAYTON
di Tony Gilroy

NELLA VALLE DI ELAH
di Paul Haggis

BECOMING JANE
di Julian Jarrold

QUEL TRENO PER YUMA
di James Mangold

I VICERÉ
di Roberto Faenza

IRINA PALM
di Sam Garbarski

SETA
di François Girard

SLEUTH - GLI INSOSPETTABILI
di Kenneth Branagh

GIORNI E NUVOLE
di Silvio Soldini

ELIZABETH: THE GOLDEN AGE
di Shekhar Kapur

LA GIUSTA DISTANZA
di Carlo Mazzacurati

WAITRESS - RICETTE D'AMORE
di Adrienne Shelly

PARANOID PARK
di Gus Van Sant

CARAMEL
di Nadine Labaki

BIANCO E NERO
di Cristina Comencini

SOGNI E DELITTI
di Woody Allen

LEZIONI DI CIOCCOLATO
di Claudio Cupellini

CAOS CALMO
di Antonello Grimaldi

LEONI PER AGNELLI
di Robert Redford

LA FAMIGLIA SAVAGE
di Tamara Jenkins

LONTANO DA LEI
di Sarah Polley

I PADRONI DELLA NOTTE
di James Gray

IL CACCIATORE DI AQUILONI
di Marc Forster

JUNO
di Jason Reitman