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SOTTO UNA BUONA STELLA

RegiaCarlo Verdone
CastCarlo Verdone (Federico Picchioni), Paola Cortellesi (Luisa Tombolini), Tea Falco (Lia Picchioni), Lorenzo Richelmy (Niccolò Picchioni), Eleonora Sergio (Gemma), Simon Blackhall (Richard)
GenereCOMMEDIA
Anno2014
NazioneITALIA
DistribuzioneFILMAURO
Durata106'
SOTTO UNA BUONA STELLA
 
Soggetto: Carlo Verdone, Pasquale Plastino, Gabriele Pignotta
Sceneggiatura: Carlo Verdone, Pasquale Plastino, Gabriele Pignotta, Maruska Albertazzi
Fotografia: Ennio Guarnieri Musiche: Umberto Scipione
Montaggio: Claudio Di Mauro
Scenografia: Tonino Zero
Costumi: Tatiana Romanoff
Suono: Cinzia Alchimede
Produzione: AURELIO DE LAURENTIIS & LUIGI DE LAURENTIIS PER FILMAURO
  • La Storia
    Federico Picchioni ha divorziato dalla moglie quando i loro figli erano ancora piccoli. Il padre non ha mai fatto mancare nulla alla sua famiglia, tranne la propria presenza perché impegnato in una brillante carriera presso una holding finanziaria. A un certo punto, l'improvvisa morte della ex moglie e uno scandalo finanziario che lo riduce praticamente in rovina, sconvolgono la vita di Federico. Non potendo più permettersi di mantenere l'affitto dei figli, è costretto a ospitarli in casa. La prima persona a pagare le conseguenze della situazione è Gemma, la compagna di Federico, che scapperà immediatamente via di casa sconvolta dall'irruenza dei nuovi arrivati. A portare un po' di serenità nella vita della famiglia riunita sarà Luisa, la simpatica e gentile nuova vicina di casa di Federico, che fa di mestiere la "risanatrice di aziende" ed è costretta ogni giorno a licenziare molte persone...
  • La Critica
    In un Paese normale (e in una industria cinematografica normale) Verdone sarebbe da tempo il volto rassicurante del nostro cinema, una specie di 'goodwill ambassador' incaricato di occuparsi di quel lavoro di promozione e propaganda presso i giovani che solo può assicurare un qualche futuro al settore. In attesa di diventarlo, un Paese normale, lui per nostra fortuna continua a impegnarsi nel fare un cinema «normale», cioè onesto e adulto. Anche a rischio di dover tener un po' a freno la voglia di comicità. Perché invece di sfruttare gli spunti offerti dall'attualità per cercare la risata (cinema parassitario dove la tecnica della sceneggiatura sovrasta e soffoca ogni cosa), Verdone con 'Sotto una buona stella' si sforza di guardare il mondo che lo circonda per restituircelo attraverso la lente del sorriso (cinema maieutico dove la coerenza della storia viene prima della pura invenzione di gag o battute). Così, la prima vera situazione comica del suo ultimo film arriva dopo che la storia ha già preso l'abbrivio e la vita di Federico Picchioni (interpretato dallo stesso Verdone) è già cambiata radicalmente (...). È allora che entra in scena Paola Cortellesi, nei panni di Luisa Tombolini, neovicina di casa che per giustificarsi dell'eccessivo rumore causato dalla ristrutturazione si spaccia per una manovale rumena. Una finzione che perde subito ogni possibile venatura razzista e che innesca invece un gioco degli equivoci capace di andare al di là della semplice gag sulla storpiatura della pronuncia. Lo faccio notare subito perché mi sembra che la chiave che ha guidato Verdone e i suoi co-sceneggiatori (Pasquale Plastino, Gabriele Pignotta e Maruska Albertazzi) sia proprio quella di vedere nelle situazioni drammatiche la loro possibile componente comica e in quelle comiche il lato più serio. Così l'audizione musicale di Niccolò oscilla tra il trash dei due «esaminatori» e la commozione del padre che scopre una faccia del figlio che non conosceva. E allo stesso modo, lo scambio di passeggini (e bambini) al supermercato finisce per ribaltare le certezze di Verdone, «confusionario» e «distratto» forse anche di più della figlia Lia. Una scelta controcorrente rispetto alle commedie italiane arrivate ultimamente sui nostri schermi, dove lo spunto narrativo all'origine delle varie situazioni finisce ben presto per essere dimenticato o tradito in nome della risata più facile e corriva. Verdone va controcorrente, inseguendo il ritratto di un mondo dove le persone sono messe davanti alle loro responsabilità e alla fine si sforzano di non nascondere la testa sotto la sabbia. È un percorso curiosamente in sintonia con quello di Virzì, che ha anche lui abbandonato le protettive ambientazioni toscane per alzare sguardo e ambizioni. Così dimostra di voler fare anche Verdone, a cui l'età ha portato maturità registica (più fluida e meno scolastica di certe sue opere precedenti) e ambizioni più adulte. Riuscendo anche a togliere a Paola Cortellesi alcune delle spigolosità che le ha lasciato la televisione, troppo attenta al facile effetto immediato piuttosto che a una costruzione del personaggio più lenta e meno superficiale. Come andranno a finire le disavventure di questi occasionali vicini di casa lo lasciamo al piacere della visione (dove non mancano situazioni di comicità «pura», come la caotica jam session di poesia a casa dell'assente Federico o il colloquio «medico» sull'eiaculazione precoce) ma mi sembra importante ribadire ancora una volta il salto di qualità che Verdone sta compiendo rispetto a una via nazionale verso la commedia che ha finito per impoverire il cinema e i suoi spettatori. Per carità, Billy Wilder è ancora lontano, ma c'è in questo film una sincerità e una tenerezza (soprattutto verso gli errori dei propri personaggi) che non può non colpire. Questo Federico Picchioni è uno come noi, come tanti, che cerca di fare i conti con un mondo che non gli vuole particolarmente bene ma da cui non vuole scappare e contro cui non vuole neanche inveire perché sa bene di aver contribuito a crearlo (non sarà un caso se per ben due volte accetta di buon grado di farsi interrogare dai rappresentanti dell'ordine, quando la finanza arriva nel suo ufficio e quando scambia involontariamente i passeggini). E' sempre il Verdone impacciato e imbranato - e quindi comico - dei suoi personaggi più famosi, ma questa volta con un po' di coscienza in più, con la convinzione che in certe situazioni non si deve solo riderci su, qualche volta bisogna anche cercare di rifletterci sopra.
    Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 12 febbraio 2014

    La metamorfosi del Verdone sempre meno e ormai decisamente non più da un pezzo 'giovane comico' è stata lenta, a sbalzi, punteggiata di concessioni alla prima maniera - alla quale il suo pubblico, malgrado il passaggio di generazione, resta attaccatissimo - ma ineluttabile, a questo punto irreversibile, e anche governata da lui con consapevolezza e saggezza (per esempio nel defilare il proprio personaggio, farlo slittare dal centro al lato della scena) sia pur non prive dei rovelli che caratterizzano l'artista e la persona, e lo fanno sentire vicino, umano e simpatico a tutti. Diciamo subito che l'esito di 'Sotto una buona stella' deve assai alla partner di Carlo in scena, Paola Cortellesi. Non è una novità l'attenzione generosa di Verdone alle sue partner femminili, lo possono testimoniare tutte le attrici, molte e quasi tutte quelle che hanno fatto il cinema italiano dell'ultimo trentennio, che gli sono state accanto. Ma qui si ha l'impressione di qualcosa in più. Che è da decifrare. C'entra di sicuro la saggezza di cui si è detto, quella di sottrarre qualcosa al proprio protagonismo in scena. Ma c'entra anche un'altra cosa: l'intervento di Cortellesi, e ne è prova il netto cambio di tono tra il prima e il dopo la comparsa del suo personaggio, è anche un 'arrivano i nostri' che fa molto per il salvataggio di un film che inizia - e resta fintanto che lei non appare - parecchio scolorito. L'annosa battaglia di Carlo per la conquista di un modello di commedia matura, malinconica, venata di preoccupata problematicità e nutrita dì sentimenti e di qualche sprazzo di crudeltà alla gloriosa maniera classica italiana (che ha dato esiti migliori e più interessanti), se nella prima parte di film non centra il bersaglio neanche alla lontana, nel duetto con Cortellesi prende quota. (...) Molte le battute che, non sempre elegantissime, centrano il bersaglio. (...) fino a un brillante finale. Ma il risultato d'insieme, onestamente, resta al di sotto delle aspettative e delle ambizioni.
    Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 13 febbraio 2014

    Autore di commedie di costume che con il tempo sono diventate più crepuscolari, Carlo Verdone in 'Sotto una buona stella' mette in scena un teatrino familiare afflitto dai mali tipici di quest'epoca spaesata e confusa: la precarietà economica e la vulnerabilità degli affetti. (...) nello sconfortante scenario si accende una piccola luce di futuro nella figura di Luisa, una vicina di pianerottolo dal carattere solare a dispetto del fatto di essere una 'tagliatrice di teste', cosa che le procura sensi di colpa da cui si libera tentando di assicurare un nuovo posto a coloro che ha dovuto licenziare. E' una delle tante trovate divertenti di un film che trova modo di far ridere sui drammi del quotidiano di molti italiani. E Verdone - che ha la rara qualità di scegliere quasi sempre partner brave e brillanti, in grado di tenergli testa - intreccia con Paola Cortellesi duetti spiritosi ed efficaci. Dove la commedia mostra invece una certa debolezza è nella struttura narrativa, che pur coerente manca di un autentico motore dialettico. Vero che il legame con i figli sull'arco della storia si trasforma da negativo in positivo, ma senza che ci sia un convincente scatto drammaturgico; e tra l'altro, sia l'introverso Lorenzo Richelmy, sia Tea Falco con il suo accento siciliano e la voluta aria bohémien, sembrano avere poco in comune con il microcosmo poetico verdoniano. Mentre il rapporto fra Verdone e la Cortellesi matura dall'amicizia all'amore passando per una rottura ricucita troppo casualmente. Però loro due insieme sono accattivanti.
    Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 13 febbraio 2014

    Ancora famiglie per Verdone. Spostando sempre in avanti l'età anagrafica. (...) tra le pieghe di un furbo racconto che, disseminato da dialoghi spassosi, non indietreggia neanche di fronte ai colori della farsa, al servizio comunque, per render meno ovvi certi passaggi, di finti cipigli foschi. Come nel finale, spinto fino al grottesco per evitarne il facile. Un Verdone sempre più maturo, dunque in grado di ricavare dal cinema, senza mai uno scompenso, tutto quello cui tende da sempre sul versante del comico. Con il sostegno sicuro di una recitazione che ci propone un protagonista ora umile ora furente, con una maschera intenta astutamente a divertire ma pronta, con pochi ritocchi, ad aprirsi anche a riflessioni sociologiche (sui giovani di oggi e i loro tic). Al suo fianco, degna ormai di essere considerata alla sua stessa altezza, Paola Cortellesi, la vicina di casa. Una mimica mobile e sottile, un fascino mai esibito ma pronto a conquistare. Con Verdone-Cortellesi il cinema italiano ha trovato la coppia giusta. Adesso aspettiamo i seguiti.
    Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo - Roma', 13 febbraio 2014

    'Sotto una buona stella' s'è svolta tutta la carriera di Verdone: ma non sono certo le favorevoli congiunzioni astrali a potere spiegare i valori e i successi di una filmografia che taglia con questo titolo il ventiquattresimo nastro. Il regista, sceneggiatore e attore romano, infatti, non ha mai svenduto la propria personalità e nello stesso tempo non ha mai smesso di tenere accesa la scintilla del rapporto con il pubblico, quello vero e vasto che alla lunga smaschera gli acchiappasoldi senza qualità. Da qualche anno poi, giustamente rispettoso di ciò che aggiunge e toglie l'avanzare dell'età, ha iniziato a lavorare con gli sceneggiatori adeguando la straripante vis comica allo studio dei fenomeni prodotti dall'impasto tra la storia nazionale e il carattere dei suoi interpreti privilegiati, appunto gli italiani. Ovviamente un'impresa non facile, come si capisce confrontando le commedie firmate Verdone con la pletora di quelle concorrenziali, dove il rapporto tra esiti accattivanti e disastri inguardabili sta sul dieci a due. 'Sotto una buona stella' incrementa, in particolare, il già sperimentato ingresso nella traiettoria del suo sguardo di un metaforico punto interrogativo sullo stato della nostra meglio e peggio gioventù, che introduce tra le risa smarrimenti multipli e retrogusti di malinconia. Eccolo calato, l'angelo custode di due generazioni di cinefili, nei panni di un broker funestato dalla morte dell'ex moglie, il crollo dei guadagni causato da un pasticcio finanziario di cui è incolpevole e l'abbandono da parte dell'avvenente compagna causato dall'irruzione, nel suo elegante quanto asettico appartamento, di due giovani e sbalestrati figli con nipotina di colore al seguito. Il dottor Picchioni e la sua voce narrante fuori campo incarnano, così, uno di quei «disorientati speciali» di cui è pieno il bestiario del deus ex machina, anche perché il comportamento dei ragazzi sembra confermare passo passo le sarcastiche note del bestseller di Serra 'Gli sdraiati', e la vicina di casa interpretata dalla Cortellesi e scambiata per escort sembra fatta apposta per imbrogliargli l'esistenza. Il taglio del film è programmaticamente teatrale - molto efficace al proposito la mano dello scenografo Zera e il direttore della fotografia Guarnieri - ma il ritmo non ne risente, anche perché quando tracima la tentazione didascalica, la regia ne fluidifica gli impasse facendo piovere come manna dal cielo gli impareggiabili siparietti della visione verdoniana del mondo (...). Nel contesto dolceamaro delle gag, i battibecchi e i quiproquo, ci sembra che la Cortellesi forzi un po' troppo la mano, l'arrabbiato Richelmy si confermi una grande speranza, e la Falco proponga una presenza così lunare e straniata da prendere o lasciare. Sta di fatto che il preoccupato ma non pretenzioso mattatore azzera come sempre i paragoni, e così sia.
    Valerio Caprara, 'Il Mattino', 13 febbraio 2014

    Nella prima sequenza sembra che continui 'La grande bellezza': in un attico romano in corso una festa ballerina e molto coatta Carlo Verdone guida le danze ma è evidente che vorrebbe essere altrove. E infatti arriva una telefonata che lo precipita in un altrove dove, di motivi per ballare, ce ne sono ben pochi. 'Sotto una buona stella' una commedia che inizia con un lutto: dalla volgarità della festa si passa al dolore di una voce fuori campo quella del protagonista che si racconta che sembra uscita da un film di Bergman, autore che per altro Verdone adora. La telefonata di cui sopra annuncia a Federico, il protagonista, la morte della moglie dalla quale era da tempo separato. (...) Luisa Paola Cortellesi: irrompe nel film dopo una ventina di minuti, e se lo porta via. 'Sotto una buona stella' inizia come un apologo sulla riconquista di una forzata paternità e diventa una commedia del 'rimatrimonio': così il filosofo americano Stanley Cavell, nel suo saggio 'Alla ricerca della felicità' (Einaudi), definiva alcuni capolavori hollywoodiani quali 'Susanna', 'Lady Eva', 'Accadde una notte' e 'Uno scandalo a Filadelfia'. Sono tutti film che iniziano con una separazione e concedono ai propri personaggi una seconda chance, sentimentale ed esistenziale; 'Sotto una buona stella' è la storia della seconda chance che si concedono, non senza inciampi ed equivoci, Luisa e Federico. Per capire che si amano, i due impiegano tutto il film: ma non è certo casuale che lei chieda a lui di fingersi suo fidanzato per recarsi al matrimonio di un fratello che non vede da anni, e dove ritroverà i genitori che l'hanno a suo tempo ripudiata. Luisa, tra l'altro, svolge un lavoro quanto mai attuale: è una tagliatrice di teste, licenzia le persone, ma ci rimane talmente male da fare di tutto, in privato, per trovare nuovi impieghi alle sue vittime. È una specie di santa, o di angelo: irrompe nella famiglia di Federico appianando i conflitti, facendosi benvolere anche dai figli. E naturalmente le schermaglie fra i due permettono a Verdone e alla Cortellesi di attingere al proprio repertorio comico, quasi illimitato. Un giorno bisognerà scrivere un libro, o almeno un saggio, sui co-protagonisti dei film di Verdone. È sempre bello e istruttivo vedere come questo formidabile mattatore, che nei suoi primi due film ('Un sacco bello' e 'Bianco rosso e Verdone') interpretava praticamente tutti i personaggi, sia così generoso nel regalare ai propri partner opportunità comiche e artistiche che valgono oro. Non è un caso che, sotto la sua direzione, abbiano recitato benissimo Eleonora Giorgi, Claudia Gerini, Asia Argento (Margherita Buy non fa testo, lei brava lo è sempre); né che Marco Giallini gli abbia 'rubato' tante risate negli ultimi due film. Paola Cortellesi è fantastica, sia in duetto con Carlo sia da sola, nel migliore ruolo che il cinema le abbia finora offerto. Merito del Verdone regista: non stupisce che ci sia la coda, per lavorare con lei.
    Alberto Crespi, 'L'Unità', 13 febbraio 2014

    Piacerà probabilmente oltre la media degli ultimi del Carlo. Che ha scoperto (non subitissimo) che da attempato non è più quel mostro di simpatia di quando faceva il bambino di Dio. E che quindi non può caricarsi da solo la parte comica del film. Così ha chiamato la Cortellesi, una co protagonista cui affidare metà del carico. Bella scelta. E bella 'chemistry' (come la chiamano gli americani) cioè la reazione chimica tra i due. Ringalluzzito così da una co star femminile noi, il Verdone non lo vedevamo dai tempi della Gerini («lo famo strano»). I punti alti del film sono quelli in cui duettano a briglia sciolta (il primo incontro-scontro, ma anche il memorabile siparietto in cui lei finge di essere la sua badante). Certo, la Cortellesi dà un bello sprint alla 'Buona stella', ma non può evitare che l'ultimo Verdone sia il solito Verdone. Pieno di punti di stanca specie nella seconda parte. Il Carlo non aveva il fiato per una trama da 100 minuti anche nei suoi anni d'oro, figuriamoci ora che è nel fiore della sessantina (la sua dimensione ideale è il film a episodi, quando s'allarga, arranca). Arranca specialmente quando cerca di fotografare l'attualità. Macché attualità. 'Sotto una buona stella' è consolante favola. Dove la trovi nell'attualità una tagliatrice di teste che di giorno taglia e di sera cerca di trovare un lavoro ai tagliati?
    Giorgio Carbone, 'Libero', 13 febbraio 2014

    Dopo l'efficace e ben diretto 'Posti in piedi in Paradiso' (2012), Carlo Verdone torna a ritagliarsi un ruolo da protagonista principale nel suo 'Sotto una buona stella' che, partendo nuovamente da una situazione di crisi economica, allarga l'obiettivo a tutte quelle crisi che potrebbero finire, prima o poi, per attraversare la vita di una persona. Verdone usa il linguaggio che più gli è consono, a metà tra il malinconico e il farsesco, dimostrando, però, di non accettare gli sconti della risata facile (prezzo oneroso che la commedia italiana è costretta a pagare sempre più spesso), fidandosi della forza dei suoi personaggi, delle sue storie, del suo messaggio. Che è quello, davanti alle avversità, di assumersi, fino in fondo, le proprie responsabilità, come un padre di famiglia dovrebbe fare per orientare i figli in un momento di grande confusione sociale, dovuta anche alle colpe dei genitori. Lanciando un grido d'allarme sul futuro difficile dei nostri giovani, costretti ad espatriare da un Paese dove l'incertezza mina ogni illusione. (...) I duetti tra Verdone e la Cortellesi emanano alchimia pura ma, nell'insieme, il film ha qualche passaggio a vuoto e momenti da sitcom. Poco male, perché Verdone è sempre Verdone.
    Alice Sforza, 'Il Giornale', 13 febbraio 2014

    Nella sua nuova commedia, 'Sotto una buona stella', Carlo Verdone, regista e interprete al fianco di Paola Cortellesi, Tea Falco e Lorenzo Richelmy, non rinuncia alla comicità di gag, situazioni paradossali e farsesche, ma da qualche tempo è sempre più consapevole che la risata non basta più a raccontare ciò che gli sta veramente a cuore. Ed ecco che il difficile rapporto tra padri e figli gli consente di riflettere con onestà sui fallimenti dei genitori, la solitudine di tanti giovani spesso abbandonati a se stessi, le responsabilità mancate di adulti immaturi ed egoisti. E lo fa con affetto e tenerezza.
    Alessandra De Luca, 'Avvenire', 14 febbraio 2014
  • Il Regista
    Nasce a ROMA (Italia) il 17-11-1950. Suo padre Mario, critico cinematografico, professore universitario e per molti anni Direttore del Centro Sperimentale di Cinematografia, fa sorgere in lui e nel fratello Luca la passione per il cinema. I due, sin da bambini vedono sfilare nel loro salotto autori come Pier Paolo Pasolini, Roberto Rossellini e Vittorio De Sica e il sabato sera si divertono a proiettare per parenti e amici i capolavori della storia del cinema. Sin da giovanissimo Carlo intrattiene i suoi compagni di classe del liceo "Nazzareno" con le sue divertenti e impeccabili imitazioni dei professori. Nel 1969 gira, con una videocamera che gli ha venduto Isabella Rossellini, il suo primo cortometraggio, "Poesia solare", contrappuntato da una colonna sonora presa in prestito dai Pink Floyd e dai Greatful Dead. Questo, girato in super8 come i successivi "Allegoria di primavera" (1971) e "Elegia notturna" (1973), viene poi perso negli archivi di Rai tre. Durante gli anni dell'Università frequenta la scuola dei burattini di Maria Signorelli e prova la via del palcoscenico recitando nel Gruppo Teatro d'Arte, diretto da suo fratello Luca. Una sera gli capita di dover sostituire ben quattro attori e scopre così le sue capacità di trasformista. Nel 1972, dopo aver conseguito la laurea in Lettere, si iscrive alla scuola di regia del Centro Sperimentale dove si diploma due anni dopo. La sua prova d'esame, "Anjuta", trae ispirazione da una novella di Cechov ed è interpretata dal già famoso Lino Capolicchio e da Christian De Sica, suo futuro cognato e compagno di molti film. A metà degli anni Settanta è assistente alla regia per Franco Rossetti in "Quel movimento che mi piace tanto", commedia erotica con Renzo Montagnani, in cui interpreta anche un piccolissimo ruolo, e inizia a realizzare documentari per la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ma è in questi anni che si fa strada prepotentemente in lui la vena comica. La svolta arriva nel 1977 con lo spettacolo di cabaret "Tali e quali", messo in scena al Teatro Alberichino di Roma, in cui dà vita a 12 personaggi che poi ripropone in televisione nei primi mesi del 1979 in "Non Stop" di Enzo Trapani. All'inizio degli anni Ottanta l'amico Sergio Leone si propone come produttore del suo primo lungometraggio, "Un sacco bello" (1980), in cui molti dei personaggi messi in scena sul palcoscenico arrivano sul grande schermo e che gli vale il David di Donatello come miglior attore esordiente. L'anno successivo con "Bianco, rosso e Verdone" Carlo, insieme agli sceneggiatori Leo Benvenuti e Piero De Bernardi, ripete l'esperimento; ma a partire dal film successivo, "Borotalco" (1982), comincia a condensare i tic e le caratteristiche dei suoi personaggi nel suo protagonista-tipo, un ragazzotto semplice e complessato che non riesce a imporre la propria volontà. In quello stesso anno, Carlo viene diretto da Alberto Sordi, suo maestro dichiarato e fonte d'ispirazione, in "In viaggio con papà". Nel 1988 realizza uno dei suoi film più famosi, "Compagni di scuola", in cui tra le disavventure dei suoi personaggi-caricatura che si rincontrano molti anni dopo la fine del liceo, si fa strada una dilagante malinconia. Nel corso della sua carriera sforna un successo dopo l'altro aggiudicandosi il consenso di pubblico e critica, confermati dai molteplici premi e dal Nastro d'Argento alla carriera tributatogli nel 2003 a Taormina. Aperto a esperienze in vari campi, scrive libri, può contare diverse partecipazioni in programmi televisivi e radiofonici e nel 1992 esordisce addirittura come regista nel teatro lirico portando in scena a Roma "Il barbiere di Siviglia". Una delle sue passioni principali è la musica che diventa la protagonista di molti suoi film. In "Maledetto il giorno che ti ho incontrato" (1992), Bernardo, un giornalista romano, sta cercando di scrivere la biografia del chitarrista Jimi Hendrix , morto di overdose, mentre in "Sono pazzo di Iris Blond" (1996), Romeo, un musicista in declino, si innamora delle doti canore e della bellezza di una prorompente e vitale cantante rock.

credits
http://www.cinematografo.it
http.//www.mymovies.it

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