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  • Lunedì 19, Martedì 20, Mercoledì 21, Giovedì 22
  • Ore 22.00 LUNEDì .... MARTEDì e MERCOLEDì ore 16 - 18 - 20 - 22 .... GIOVEDì ore 16 - 18 - 20

FINO A PROVA CONTRARIA - Devil's Knot

RegiaAtom Egoyan
CastColin Firth (Ron Lax), Reese Witherspoon (Pam Hobbs), Dane DeHaan (Chris Morgan), Bruce Greenwood (Giudice David Burnett), Alessandro Nivola (Terry Hobbs), Stephen Moyer (John Fogelman), Amy Ryan (Margaret Lax), Rex Linn (Ispettore Gary Gitchell), Mireille Enos (Vicki Hutcherson), Kevin Durand (John Mark Byers), James Hamrick (Damien Echols), Seth Meriwether (Jason Baldwin), Kristopher Higgins
GenereBIOGRAFICO, DRAMMATICO, THRILLER
Anno2014
NazioneUSA
DistribuzioneNOTORIOUS PICTURES
Durata114'
FINO A PROVA CONTRARIA - Devil's Knot
 
Soggetto: Mara Leveritt (libro)
Sceneggiatura: Paul Harris Boardman, Scott Derrickson
Fotografia: Paul Sarossy
Musiche: Mychael Danna
Montaggio: Susan Shipton
Scenografia: Phillip Barker
Arredamento: Melinda Sanders
Costumi: Kari Perkins
Effetti: Lisa Reynolds, Robert Crowther, Bill Johnson (Iii) (trucco)
Tratto da: libro "Devil's Knot: The True Story of the West Memphis Three" di Mara Leveritt
Produzione: ELIZABETH FOWLER, RICHARD SAPERSTEIN, CLARK PETERSON, CHRISTOPHER WOODROW, PAUL HARRIS BOARDMAN PER WORLDVIEW ENTERTAINMENT
  • La Storia
    Una piccola cittadina del Tennesse viene sconvolta dai brutali omicidi di tre bambini di 8 anni, mentre giocavano nel bosco. I primi indiziati sono tre adolescenti ribelli e con piccoli precedenti penali - Damien Echols, Jessie Misskelley Jr. e Jason Baldwin - accusati di avere ucciso i piccoli durante un rito satanico. L'investigatore privato Ron Lax Pam Hobbs, madre di una delle vittime, si rendono ben presto conto che non tutto è come appare e che la verità è molto più raccapricciante... Ispirato a un fatto realmente accaduto.
  • La Critica
    La sera del 5 maggio 1993 John Byers, patrigno di Christopher Byers, denuncia alla polizia di West Memphis la scomparsa del figlio e dei compagni di scuola Stevie Branch e Michael Moore. Tutti e tre di soli otto anni, i ragazzi vengono visti per l'ultima volta nel primo pomeriggio dopo le lezioni fino a quando i loro corpi non vengono ritrovati legati con i lacci delle scarpe e selvaggiamente picchiati nel torrente di un campo chiamato Robin Hood Park. Con questo triplice assassinio ha inizio la vicenda conosciuta dall'opinione pubblica come il caso de i Tre di West Memphis. Una denominazione, però, che non identifica le vittime ma gli allora adolescenti e presunti assassini Daniel Echols, Jessie Misskelley e Jason Baldowin capaci allo stesso tempo di sollevare lo sdegno di una cittadina bigotta e seri dubbi sulla sicurezza del procedimento giudiziario. La comunità, come spesso accade in questi casi, esige quanto prima l'identificazione di un colpevole e i tre ragazzi, visto i loro gusti per l'evil metal e un abbigliamento anticonformista, rappresentano il bersaglio migliore. E' così che intorno a loro si costruisce una ragnatela di testimonianze e prove spesso deboli e poco chiare fino a rasentare da parte della polizia l'insabbiamento di evidenti incongruenze. A portarli in tribunale e, successivamente, a fargli sfiorare la pena di morte trasformata in una condanna all'ergastolo, è l'accusa di pratiche sataniche con sacrifici umani nonostante non esista alcuna prova confutabile e inconfutabile del loro coinvolgimento. Indubbiamente problematici e figli di realtà familiari discutibili, vengono inchiodati da testimonianze alla lunga, ma anche a breve termine, incongruenti e traballanti. Il primo a puntare il dito contro i suoi compagni è lo stesso Misskelley che, con una confessione confusa e caratterizzata da forti incongruenze, ammette il proprio coinvolgimento e quello degli amici nell'uccisione dei bambini.
    La polizia, però, non tiene conto di alcuni particolari importanti; ossia della limitata capacità mentale del ragazzo e della sua "ignoranza" riguardo a elementi fondamentali dell'assassinio. In breve, come posso dei colpevoli risultare tutti innocenti alla macchina della verità, non essere scientificamente presenti sul luogo del delitto, visto che il loro DNA non è rintracciabile nel bosco né sul corpo delle vittime, e ignorare le stesse modalità dell'uccisione? Questi sono i dubbi che, supportati da altre scoperte inquietanti come la presenza di sangue sospetto sul coltello da caccia di John Byers e la ritrattazione di alcune testimonianze, hanno fatto sollevare molti dubbi sull'attendibilità di una condanna emessa troppo alla leggera.
    Così, dopo la riapertura del caso nel 2007 grazie a nuovi esami del DNA e l'intervento di molte star del cinema come Johnny Depp e Peter Jackson, i tre di Memphis hanno concluso un accordo con i pubblici ministeri secondo il quale, pur professando la loro innocenza, sono stati "costretti" ad ammettere il coinvolgimento in un delitto non commesso. In questo modo sono riusciti a tornare in libertà ma con l'onta di una incriminazione. Questa è la base della storia raccontata da Mara Leveritt nel romanzo Devil's Knot : The True Story of the West Memphis Three da cui Atom Egoyan ha tratto il suo Fino a prova contraria - Devil's Knot. Dotato di un gusto particolare per l'essenziale, in questo caso il regista non lascia grande spazio all'espressione emotiva della vicenda, ma si concentra sulla ricostruzione del caso riuscendo allo stesso tempo a descrivere con particolare "fastidio" l'ottusità di una certa provincia americana guidata dal bisogno di aderire a delle convenzioni sociali obsolete.
    Una scelta a prima vista fredda e piuttosto drastica ma che invece rappresenta chiaramente la posizione assunta da Egoyan rispetto all'insieme piuttosto confuso di stravolgimenti emotivi e prove inquinate che hanno caratterizzato il caso. Attento, scrupoloso e non nascondendo una sua personale opinione, il regista non cede alla tentazione d'imporre la propria presenza e, utilizzando l'eleganza moderata di Colin Firth, veste il doppio ruolo di osservatore e narratore. In questo modo l'attore, anche se posizionato sempre in una posizione marginale rispetto alla scena del delitto e allo svolgimento processuale, rappresenta lo sguardo con cui il pubblico raccoglie informazioni sulla realtà rappresentata. Stanco e fiaccato dai suoi insuccessi personali, il personaggio continua a lottare spinto dall'ideale di giustizia e dalla necessità di salvaguardare un futuro minacciato proprio dagli uomini. Per questo, seduto tra la folla o sul fondo dell'aula, Colin Firth continua ad imporre la sua presenza mai invasiva per definire il particolare all'interno di un insieme universale. Un lavoro che Egoyan svolge, allo stesso tempo, con la macchina da presa intervallando close up intensi a campi lunghi per raccontare le reazioni dei singoli in relazione con una comunità spesso soffocante e impersonale. Il tutto con un minimalismo che potrebbe rasentare la freddezza, ma che lascia spazio alla forza naturale del dramma liberato da ogni orpello narrativo.
    Tiziana Morganti, Movieplayer.it, 13 dicembre 2013


    Atom Egoyan, il regista canadese di origini armene anche di recente molto apprezzato per il film 'Ararat' sull'eccidio degli Armeni nel 1915 ad opera dei Turchi, pur lasciando tutto in sospeso come dicono le cronache, con un gioco di primi piani e un abile montaggio fa intendere di avere qualche indizio sul possibile omicida. Fermandosi lì perché il suo film finisce per stringersi con molte tensioni sulle indagini della polizia, giuste o sbagliate, sul coraggio dell'investigatore di muoversi controcorrente e su quella comunità attorno vociante e prevenuta chiusa ad ogni tentativo di farla ragionare, neanche oggi, perché, nonostante la definitiva conclusione del processo sono ancora tanti quelli che i tre ragazzi usciti di prigione li definiscono assassini senza una sola esitazione. Interamente coinvolti in quei climi, per metà processuali e per metà drammatici e tesi, si muovono con decisione, convincendo, due protagonisti del calibro di Colin Firth ('Il discorso del re'), nel personaggio dell'investigatore, e Reese Witherspoon, nella parte della madre di una delle vittime, la signora Pam Hobbs, che tra l'altro ha voluto incontrare prima di interpretarla. Quando Hollywood crea personaggi da persone vere.
    Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo - Roma', 8 maggio 2014

    Piacerà a chi ama i thriller con finti colpevoli e finti innocenti. E con crudeltà e stupidità equamente divisa tra colpevolisti e innocentisti. Egogyan non accosta spesso il thriller, ma quando lo fa dimissiona prodotti ad alto livello ('Il viaggio di Felicia').
    Giorgio Carbone, 'Libero', 8 maggio 2014

    Ottimo dramma giallo, in gran parte giudiziario, ispirato a una terribile storia accaduta nel '93 in Arkansas. (...) L'alta, costante tensione ha il suo culmine nel crudele finale.
    Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 8 maggio 2014
  • Il Regista
    Nasce a CAIRO (EGITTO) il 19-07-1960. Nato in Egitto da genitori armeni (Joseph Egoyan e Shushan Devletian), è vissuto in Canada. I suoi genitori sono entrambi pittori. Si laurea in Relazioni Internazionali presso l'università di Toronto, nel 1982, dove comincia a interessarsi di cinema e già a 19 anni scrive e dirige il corto "Howard in Particular". Intenzionato ad avviarsi alla carriera di drammaturgo, dopo il primo lungometraggio, "Next of Kin" (1984) rimane affascinato dalla potenzialità narrativa del mezzo cinematografico e dal potere dell'immaginazione nella società contemporanea, in cui l'uomo è sempre più alienato e isolato. Nel 1991 realizza "Il perito", da alcuni considerato il suo miglior film. Si tratta di un resoconto provocatorio sulle azioni di un perito assicurativo che spia le vite dei suoi clienti, mentre la moglie, impiegata dell'ufficio censura, registra segretamente il materiale pornografico che sta classificando. Grazie al talento dimostrato in occasione dei primi film gli vengono affidate due serie televisive di grande successo: "Twilight Zone" e "Alfred Hitchcock Presents". Nel film etnico "Calendar" (1993) esplora la terra d'origine (tema che riprenderà con esito abbastanza controverso nel 2003 in "Ararat"). Raggiunge finalmente l'attenzione della critica e la popolarità commerciale per l'opera "Exotica" (1994) che vince il Premio Fipresci al Festival di Cannes e numerosi altri premi. Il successo si ripete con "Il dolce domani" (1997), candidato all'Oscar 1998 per la miglior regia e sceneggiatura, Gran Premio della Giuria, premio FIPRESCI e premio della Giuria Ecumenica al festival di Cannes. Dopo aver fatto parte della giuria del Festival di Cannes nel 1996 è stato presidente di Giuria alla Berlinale del 2003 e della giuria della sezione Cinéfondation di Cannes nel 2010. E' coniugato con l'attrice Arsinée Khanjian che appare in tutti i suoi film. Arshile è il loro unico figlio.


ARCHIVIO FILM

IO SONO TU
di Seth Gordon

UNA CANZONE PER MARION
di Paul Andrew

IN TRANCE
di Danny Boyle

ELYSIUM
di Neill Blomkamp

L'INTREPIDO
di Gianni Amelio

UN PIANO PERFETTO
di Pascal Chaumeil

BLING RING
di Sofia Coppola

GRAVITY
di Alfonso Cuarón

TWO MOTHERS
di Anne Fontaine

UNA PICCOLA IMPRESA MERIDIONALE
di Rocco Papaleo

LA PRIMA NEVE
di Andrea Segre

CAPTAIN PHILLIPS
di Paul Greengrass

ZORAN, il mio nipote scemo
di Matteo Oleotto

VENERE IN PELLICCIA
di Roman Polanski

IN SOLITARIO
di Christophe Offenstein

LA MAFIA UCCIDE SOLO D'ESTATE
di Pierfrancesco Diliberto

BLU JASMINE
di Woody Allen

I SOGNI SEGRETI DI WALTER MITTY
di Ben Stiller

PHILOMENA
di Stephen Frears

AMERICAN HUSTLE
di David O.Russell

DIANA
di Oliver Hirschbiegel

THE BUTLER
di Lee Daniels

IL CAPITALE UMANO
di Paolo Virzì

TUTTA COLPA DI FREUD
di Paolo Genovese

THE WOLF OF WALL STREET
di Martin Scorsese

I SEGRETI DI OSAGE COUNTY
di John Wells (II)

12 ANNI SCHIAVO
di Steve McQueen (II)

STORIA D'INVERNO
di Akiva Goldsman

MONUMENTS MEN
di George Clooney

SOTTO UNA BUONA STELLA
di Carlo Verdone

ALLACCIATE LE CINTURE
di Ferzan Özpetek

NOAH
di Darren Aronofsky

FINO A PROVA CONTRARIA - Devil's Knot
di Atom Egoyan

STORIA DI UNA LADRA DI LIBRI
di Brian Percival