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  • Lunedì 12, Martedì 13, Mercoledì 14, Giovedì 15
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MA LOUTE

RegiaBruno Dumont
CastFabrice Luchini (André Van Peteghem), Juliette Binoche (Aude Van Peteghem), Valeria Bruni Tedeschi (sabelle Van Peteghem), Jean-Luc Vincent (Christian Van Peteghem), Brandon Lavieville (Ma Loute), Raph (Billie Van Peteghem), Didier Desprès (Alfred Machin), Cyril Rigaux (Malfoy), Laura Dupré (Nadège), Thierry Lavieville
GenereCOMMEDIA
Anno2016
NazioneFRANCIA, GERMANIA
DistribuzioneMOVIES INSPIRED
Durata122'
MA LOUTE
 
Sceneggiatura: Bruno Dumont, Virginie Barbay – (supervisione)
Fotografia: Guillaume Deffontaines
Montaggio: Bruno Dumont, Basile Belkhiri
Scenografia: Riton Dupire-Clément
Arredamento: David Edouard
Costumi: Alexandra Charles
Effetti: Yves Domenjoud, Jean-Michel Boublil
Produzione: JEAN BRÉHAT, RACHID BOUCHAREB, MURIEL MERLIN PER 3B PRODUCTIONS, IN COPRODUZIONE CON TWENTY TWENTY VISION FILMPRODUKTION, PALLAS FILM, ARTE FRANCE CINÉMA, WDR ARTE
  • La Storia
    Estate 1910, baia di Slack nella Francia del Nord. Alcune misteriose sparizioni stanno sconvolgendo la regione mentre l'improbabile ispettore Machin e il suo assistente, il sagace Malfoy, conducono maldestramente le indagini. I due si ritroveranno loro malgrado nel mezzo di una bizzarra storia d'amore tra Ma Loute, figlio maggiore di una famiglia di pescatori dalle abitudini particolari, e Billie van Peteghem, la più giovane discendente di una famiglia di ricchi borghesi decaduti di Lille.
  • La Critica
    Cast misto, star come Fabrice Luchini, Juliette Binoche, Valeria Bruni Tedeschi e perfetti sconosciuti per una storia «d'amore, poliziesca e politica» che mette in scena una sorta di giallo. (...) un film girato volutamente nel segno della caricatura, della maschera, dell'esagerazione interpretativa (...).
    'Il Giornale', 14 maggio 2016

    Certi personaggi si direbbero usciti un po' dalle tele di Magritte, un po' dalle tavole a fumetti di 'Tintin'. I paesaggi paiono diorami di Daguerre; e, poiché l'azione si svolge all'inizio del secolo scorso, sembrano alludere ai primordi del cinema. Certo 'Ma Loute' è un film bizzarro: fin troppo a parere di alcuni, però corroborante tra tanto cinema-fotocopia circolante per gli schermi. (...) Bruno Dumont arrischia un'inedita lettura della lotta di classe in bilico fra tragedia e burlesque, affidando le parti dei borghesi a un cast irresistibile: Luchini, Binoche, Bruni Tedeschi.
    Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 25 agosto 2016

    Piacerà al nostro pubblico che ama essere in sintonia con i radical chic parigini che hanno trattato da genio Dumont all'ultimo Festival di Cannes. Genio non è anche se è difficile negargli un certo talentaccio nel mettere in campo una serie di figurine stravaganti e spesso divertenti.
    Giorgio Carbone, 'Libero', 25 agosto 2016

    Siamo dalle parti della comicità spesso surreale, sopra le righe, ma non per questo meno incisiva. Pellicola anarchica come spirito e irrisolta come a volte è la vita.
    A.S., 'Il Giornale', 25 agosto 2016

    Abbandonata la chiave mistico-autoriale degli esordi, Dumont sembra voler bissare il successo della miniserie 'P'tit Quinquin' (inedita in Italia) accentuandone il carattere farsesco e fumettistico. Stavolta però rischia di perdere il senso della misura. Il «giallo» svapora tra la recitazione caricaturale degli attori, tra miracoli, levitazioni e sberleffi vari: se voleva ricordare che le classi non si possono mescolare (...) sbaglia clamorosamente le misure, se voleva ritrovare il gusto delle farse slapstick ha troppe cadute di ritmo, se voleva sorprendere tutti con la propria eccentricità, rischia di riuscirci. Ma basta?
    Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 14 maggio 2016

    (...) vivace, variopinto, gelido, farsesco; una fantasticheria ambientata tra le grandi spiagge della Francia del Nord e popolata di ricchi incestuosi, adolescenti dal sesso incerto, pescatori di cozze che preferiscono mangiarsi i turisti, dopo averli portati in braccio tra le paludi come servi, più due ispettori in bombetta usciti dagli albi di 'Tintin'. (...) parla solo all'occhio e alla testa, regalando una mezz'ora di sorpresa e divertimento per poi diventare ripetitivo e gratuito. (...) il talentuoso Dumont (...) si converte a una comicità aggressiva che costringe gli attori a recitare come marionette impazzite ma esauriti il divertimento e la fascinazione iniziale finisce per sfondare solo porte aperte. Intendiamoci, il tentativo è tutto da difendere, basterebbe l'idea di abbinare fuoriclasse come Valeria Bruni Tedeschi, Fabrice Luchini e Juliette Binoche a caratteristi o non professionisti scelti per il loro fisico per rendere lo stravagante 'Ma Loute' (...) un esperimento interessante. Ma non si diventa Buñuel a comando, e poi da Deodato a De Oliveira passando per Marco Ferreri il cannibalismo come metafora ha una lunga storia (cinematografica) alle spalle. Alla fine le moine, gli ombrellini, gli svaghi, le idiozie, in breve l'orrore inconsapevole di questi borghesi incestuosi ci scivola addosso senza lasciare quasi traccia.
    Fabio Ferzetti, 'Il Messegero', 14 maggio 2016

    (...) 'Ma Loute' (...) appare destinato al piacere (?) della cinefilia mondiale che adora il suo regista. Perché con Dumont funziona così, o amore incondizionato o irritabile affaticamento, almeno per primi titoli ('L'Humanité') in cui il regista si divertiva a esibire la sua autorità (autoritarismo) nell'immagine di un assoluto spirituale fosse violenza, demenza, guerra, degrado. Ora però qualcosa sembra cambiato e questo nuovo film somiglia più al precedente, la serie di successo (...) 'P'tit Quin-quin' (...). Anche qui c'è un poliziotto dall'aria maldestra che una grassezza fuori misura rende ancora più goffo incaricato di investigare su un misterioso caso di persone scomparse. Lo accompagna un assistente piccoletto (coppia comica classica alla Stan Laurel e Oliver Hardy) al quale ricorre spesso per farsi rimettere in piedi quando rotola a pancia in giù. E c'è un paesaggio, il Nord della Francia ai primi del Novecento, con l'orizzonte che fugge verso il mare, in cui si muovono figure paradossali, crudeli, bestiali, e dove aleggiano paura e irriverenza. (...) nulla è un caso in questo film che il suo autore definisce pazzo. Per la sua versione della storia francese e del mondo umano l'ex professore di filosofia Dumont esaspera il grottesco (proprio come nella serie) a cominciare dalla lingua degli attori (...) quella dei borghesi comica nella sua pretenziosità come i loro gesti e i corpi ammalati di ipocrisia e perversione. E quella dei pescatori dura, tagliente, come le loro facce. Un accumulo però che finisce per saturare la proposta di messinscena, il respiro delle immagini costruite con precisione tra meravigliosi oggetti d'epoca e qualcuno all'improvviso levita e scompare lontano. Dumont utilizza il cinema e la sua storia, compone le sue inquadrature seguendo l'iconografia del tempo, accumula dettagli e riferimenti, storia e poesia in quei corpi che però nonostante l'eccesso di performance mancano di carnalità. Figurine, segni, anche quando perturbano l'ordine sfiorandosi in questa convivenza forzata.
    Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 14 maggio 2016

    Bruno Dumont (...) ha avuto un percorso altalenante, trovando nuova accoglienza presso la critica con la miniserie 'P'tit Quinquin'. Che è il precedente diretto di questo 'Ma loute', per l'ambientazione e per la linea comico-grottesca innestata sul suo cinema, fatto di austera religiosità e ossessioni corporali. (...) Lo stile è da fumetto di inizio secolo, tipo 'Les Pieds Nickelés', e ci sono due poliziotti che sembrano un po' Stanlio e Ollio, un po' i fratelli Dupont di 'Tintin'. Dumont ha un controllo della messa in scena indubbio, e alcune gag sono azzeccate. Ma il gioco è insistito, l'umorismo è tutto in una specie di falsetto, e sembra che il divertimento maggiore per il regista sia istigare alcuni celebri attori (Luchini, Bruni Tedeschi, Binoche) a prendersi in giro da soli facendo mille smorfie.
    Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 14 maggio 2016
  • Il Regista
    Nato a BAILLEUL, Nord (Francia) il 14 marzo 1958. Già con i suoi due primi film, "L'età inquieta" (1997) e "L'umanità" (1999) riceve consensi a Cannes (menzione speciale della Camera d'or per il primo e Gran Premio della Giuria e doppio premio agli interpreti per il secondo) e si impone come uno degli autori più interessanti nel panorama cinematografico francese di fine millennio, la cui opera ruota intorno all'interesse per la filosofia, materia che ha studiato all'università e che in seguito ha insegnato nelle scuole superiori, lavorando nel frattempo anche a film su commissione. Nel 2003 con "29 Palms" partecipa al Festival di Venezia; nel 2006 con "Flanders" vince nuovamente il Gran Premio della Giuria a Cannes, dove torna anche nel 2011 con il suo sesto film "Hors Satan". Nel 2013 è alla Berlinale con "Camille Claudel 1915"; nel 2014 "P'tit Quinquin" è selezionato per la 45ma Quinzaine des Réalisateurs e nel 2016 torna di nuovo al Festival di Cannes con la commedia "Ma Loute".


ARCHIVIO FILM

MA LOUTE
di Bruno Dumont

TORNO DA MIA MADRE
di Eric Lavaine

IL DIRITTO DI UCCIDERE
di Gavin Hood

LOLO - GIÙ LE MANI DA MIA MADRE
di Julie Delpy

ESCOBAR
di Andrea Di Stefano

LA FAMIGLIA FANG
di Jason Bateman

L'EFFETTO ACQUATICO
di Sólveig Anspach

IO PRIMA DI TE
di Thea Sharrock

BRIDGET JONES'S BABY
di Sharon Maguire

NERUDA
di Pablo Larraín