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UNA PICCOLA IMPRESA MERIDIONALE

RegiaRocco Papaleo
CastRiccardo Scamarcio (Arturo), Barbora Bobulova (Magnolia), Rocco Papaleo (Costantino), Sarah Felberbaum (Valbona), Claudia Potenza (Rosa Maria), Giovanni Esposito (Raffaele), Giampiero Schiano (Jennifer), Mela Esposito (Mela), Giuliana Lojodice (Mamma Stella), Giorgio Colangeli (Emanuele)
GenereCOMMEDIA
Anno2013
NazioneITALIA
DistribuzioneWARNER BROS. PICTURES ITALIA
Durata103'
UNA PICCOLA IMPRESA MERIDIONALE
 
Soggetto: Valter Lupo, Rocco Papaleo
Sceneggiatura: Valter Lupo, Rocco Papaleo
Fotografia: Fabio Zamarion
Musiche: Rita Marcotulli, Arturo Valiante (canzoni), Pericle Odierna (canzoni), Rocco Papaleo (canzoni), La canzone "Dove Cadono i Fulmini" è cantata da Erica Mou.
Montaggio: Christian Lombardi
Scenografia: Sonia Peng, Elio Maiello
Costumi: Claudio Cordaro
Suono: Francesco Liotard (fonico)
Produzione: ISABELLA COCUZZA E ARTURO PAGLIA PER PACO CINEMATOGRAFICA
  • Note - FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE CON SOSTEGNO DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI-DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA; REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DELLA REGIONE LAZIO-FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO E CON IL SOSTEGNO DELLA FONDAZIONE SARDEGNA FILM COMMISSION.
  • La Storia
    Don Costantino è un ex prete che, per evitare che in paese si sappia della sua nuova condizione, è stato confinato dalla madre Stella in un vecchio faro dismesso, di proprietà della famiglia di Costantino e che dovrebbe garantirgli l'isolamento. Mamma Stella, infatti, è già alle prese con un altro scandalo: sua figlia Rosa Maria, infatti, ha lasciato il marito Arturo ed è scappata con un misterioso amante. In realtà, con l'arrivo di una serie di altri bizzarri personaggi, il faro si trasforma ben presto in un "refugium peccatorum"...
  • La Critica
    Torna Rocco Papaleo, attore, cantante, regista, uno di quei personaggi che sanno fare tutto, anche andare a Sanremo, senza perdere quell'espressione un po' così che ormai è una seconda pelle. Torna con un secondo film di cui è autore 'totale' (con Valter Lupo cosceneggiatore), 'Una piccola impresa meridionale' (...) e conferma le qualità di 'Basilicata coast to coast' uno di quei film, rari, capaci di mettere d'accordo tutti, nord e sud, est e ovest, critica e pubblico. Ma le conferma veramente? Sì e no. L'abilità a estrarre il meglio dagli attori, il gusto per una leggerezza che non sia vuoto e rassegnazione, la voglia di riscatto per un Sud che ha diritto al sogno, sono sempre quelli. Però molte cose sono cambiate. (...) raccontato con garbo (...) con un sofisticato e trascinante commento jazz di Rita Marcotulli cui si aggiungono due canzoni, dello stesso Papaleo e di Erica Mou, con molte piccole trovate e sottotrame. Ma senza mai trovare un tono deciso e originale che renda il tutto davvero incisivo oltre che gradevole. Come se Papaleo avesse ascoltato Giorgio Colangeli che chiede a suo figlio Scamarcio, musicista jazz, di comporre «musiche più orecchiabili», mettendo da parte lo swing per fare un film fin troppo melodico. Oltre che a tratti un po' ambiguo. Difficile, oggi più che mai, credere a un'escort felice e innocente. Né siamo così sicuri che il denaro non puzzi mai. Anche in una fiaba.
    Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 16 ottobre 2013

    Sulla simpatia un po' spigolosa di Rocco Papaleo attore ne sappiamo parecchio. Ma come regista è solo all'opera seconda, dopo 'Basilicata coast to coast', debutto un po' squinternato ma non privo di personalità, e non sappiamo bene che cosa aspettarci. Discretamente scombinato è anche questo 'Una piccola impresa meridionale'. Che a un certo punto comincia a perdere la bussola procedendo per quadri, situazioni, sketch frammentari. Ma sempre sprigionando una gran simpatia. (...) Lodevolmente il film evita le soluzioni più banali. Anche se di struttura non proprio impeccabile, contiene un sentimento forte. E non è poco. E Papaleo (inserendosi, per la cronaca, in un Russo ormai abbastanza massiccio di film contenenti storie di omosessualità femminile) ha cercato di dire qualcosa di sinistra ispirato da una forza semplice, con sentimento appunto.
    Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 16 ottobre 2013

    La prima volta non si scorda mai. La seconda la si vuole subito dimenticare pensando già alla terza, che non sia la stessa delusione. (...) Rocco Papaleo ha esordito con un piccolo film, 'Basilicata coast to coast', libero, sorprendente e diseguale, un on the road musicale, arioso e ben in equilibrio tra intenzione narrativa e improvvisazione scenica. Nel tentativo di edificare una diversa opera cinematografica, 'Una piccola impresa meridionale' all'opposto è progettuale sin dal titolo. Se l'esordio era erratico e apparentemente casuale, il «seguito» è statico ed intenzionale. Ed è così che il «coast to coast» si è fermato su una scogliera dove campeggia un faro decadente in attesa di ristrutturazione. La metafora edile accompagna il film anche oltre la sua sinossi (...). Rocco Papaleo, coadiuvato alla scrittura da Valter Lupo, cerca con questo film una maggiore solidità, disegnando così una piccola parabola sudista capace a tratti di volare alto e «sposare» le tematiche dell'amore e dei diritti degli omosessuali. Come quella di Basilicata, anche questa impresa è un'armata brancaleone sui generis, qui più composta e prevedibile, come se in loro l'intenzione prevalesse sull'improvvisazione. Bellissima la colonna jazz di Rita Marcotulli.
    Dario Zonta, 'L'Unità', 17 ottobre 2013

    Come Checco Zalone, anche Rocco Papaleo pensa e sogna una commedia, di solito ambientata nel meridione, che tratti con leggerezza e ironia argomenti anche importanti per il paese, come l'omosessualità, l'integrazione, il superamento delle diversità. Ma non c'è niente di gridato, niente di aggressivo, tutto scivola nella realtà con una leggerezza invidiabile per questi anni così pesanti e indigesti. (...) Se il viaggio e la musica erano il collante del precedente film di Papaleo, qua la musica resta, perché Scamarcio suona il piano, ma dietro di lui c'è Rita Marcotulli, e la Bobulova canta, ma il viaggio non esiste più. C'è solo il piacete di stare insieme, capirsi e lasciarsi scorrere la vita addosso. È un po' la piccola filosofia del film e del duo Papaleo-Lupo. Per questo, anche se il film ha non pochi difetti, molte ingenuità, proprio quest'idea del prendere la vita con leggerezza seguendo i nostri desideri riempie i personaggi di una allegria contagiosa, che ci fa scordare le debolezze strutturali del racconto e della messa in scena. E Papaleo fa un ottimo lavoro sugli attori. Chiudendo il suo personaggio in una maschera un po' monocorde da narratore, fa però esplodere la forza di ogni attore con grande generosità per un attore-regista. Così se Giuliana Lojodice è una grande attrice del nostro teatro poco vista al cinema che qui diventa quasi una divinità della commedia, la Bobulova si rivela una comica intelligente e sensibile come in parte avevamo intuito in 'Scialla' Riccardo Scamarcio si muove con eleganza e grazia in un ruolo ingrato, Giovanni Esposito è una maschera eduardiana perfetta, e la coppia Potenza-Felderbaum è assolutamente credibile, umana e sexy. Le risate e gli applausi sinceri che hanno accolto il film all'anteprima stampa, ne rivelano la grazia e l'originalità. I difetti ci sono, ma quella di Papaleo è una strada giusta e civile per la nostra commedia e Arturo Paglia è riuscito a mettergli in piedi un film ancora più solido e ricco del precedente con gran cura per ogni aspetto tecnico. Al pubblico non potrà che piacere.
    Marco Giusti, 'Il Manifesto', 17 ottobre 2013

    (...) la commedia di Rocco Papaleo, 'Una piccola impresa meridionale', assembra tanti siparietti senza incastonarli in una struttura narrativa solida e si concede pretestuose provocazioni in fatto di matrimoni gay.
    Alessandra De Luca, 'Avvenire', 17 ottobre 2013

    Piacerà a chi aveva gradito la prima regia di Papaleo 'Basilicata coast to coast' e troverà una bella conferma nell'opera seconda. Papaleo non sarà Pietro Germi (come magari vorrebbe) ma sa indubbiamente raccontare. E soprattutto mettere brillantemente in scena la sua piccola corte dei miracoli.
    Giorgio Carbone, 'Libero', 17 ottobre 2013

    Nel 2010, 'Basilicata coast to coast' salutò il positivo debutto di Rocco Papaleo come autore e regista cinematografico. Un'opera coraggiosa, con qualche vizio di forma, che si distaccava dall'asfittico panorama italiano del grande schermo. A distanza di tre anni, e con il peso da affrontare dell'esame di un'opera seconda, che tanti presunti talenti ha fatto naufragare, Papaleo si ripresenta nelle sale con il nuovo 'Una piccola impresa meridionale', tratto dal suo romanzo omonimo. Ebbene, non solo l'artista di Lauria riconferma le cose buone viste con il suo film d'esordio, ma mette in mostra, con questa pellicola, il suo innegabile talento e una maturità espressiva più complessa e non usuale. Un bella commedia amara che mette in discussione il concetto tradizionale di famiglia. (...) Una sceneggiatura brillante, un cast che si supera in bravura, una colonna sonora perfetta e un autore, Papaleo, che faremo bene a tenerci stretto.
    Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 17 ottobre 2013

    Il difetto sta nel manico, nella voglia di mettere d'accordo commedia e jazz, cioè un genere che ha molte libertà ma ancor più regole (come quella di «far suonare le campane», per dirla con Lubitsch) e una libertà compositiva costruita sul ritmo e sull'improvvisazione. E come in un brano jazzistico, questa 'Piccola impresa meridionale' che Papaleo ha scritto con Valter Lupo ogni tanto imbocca una strada che non t'aspetti, si mette a seguire un personaggio come un sassofonista il suo estro musicale, dimenticando il sentiero segnato e così rischiando di lasciare lo spettatore un po' troppo sorpreso. Lui si aspettava una cosa e se ne ritrova un'altra. Quello che il pubblico poteva aspettarsi dopo la bella sorpresa di 'Basilicata coast to coast' era un'altra commedia-riflessione sul Sud e i suoi temi, fatti di tradizione, cultura e una bella dose di autoironia. E in effetti quei temi ci sono anche nel nuovo film, a dimostrare che sono argomenti che stanno a cuore a Papaleo, interessato evidentemente a presentarsi non solo nei panni della «spalla comica» (come lo hanno utilizzato Pieraccioni, Zalone o Bruno) ma anche come un attore-autore, capace di proseguire in una strada che mescola riflessione e sorrisi, disincanto e sogni. Questa volta, però, non azzecca la «cornice» narrativa, dopo la bella invenzione del film d'esordio che obbligando i protagonisti a cambiare continuamente location li spingeva anche a reagire in maniere sempre diverse di fronte alle cose. In Una piccola impresa meridionale, invece, tutto si svolge di fronte a un unico fondale - un faro abbandonato e una capanna li accanto - e così per movimentare la storia finisce per essere costretto a moltiplicare i personaggi al posto degli ambienti. Rischiando di perdere coesione ed energia. Che qualcosa non funzioni lo si capisce dalle primissime scene, quando la voce fuori campo di don Costantino (interpretato dallo spesso Papaleo) spiega quello che registi più sicuri avrebbero affidato allo sviluppo narrativo. Qui invece è tutto scritto, tutto «recitato», come se ci trovassimo su un palcoscenico teatrale, senza lasciare alla messa in scena il compito di costruire i personaggi e preparaci alle loro interazioni. E' come se ognuno si portasse attaccato un cartello che ne svela qualità e difetti, senza lasciare allo spettatore il piacere di scoprirlo attraverso le loro azioni e reazioni. (...) Come si può facilmente intuire, ogni personaggio avrebbe in sé le potenzialità per reggere da solo il film. Papaleo preferisce giocare d'accumulo, senza privilegiare uno a scapito degli altri, ma finendo così per non calibrare bene il ritmo del racconto, che sembra rimandare continuamente il momento di schiacciare l'acceleratore. Una scena clou, alla fine c'è, coraggiosamente e laicamente anti-convenzionale (allo spettatore il piacere della scoperta), ma ancora una volta dà l'impressione che a Papaleo interessi di più il messaggio ideologico della forma cinema. O che comunque non riesca a fonderli coerentemente insieme. Restano alcune notazioni coraggiose (per esempio sul senso della religiosità personale) e piccoli momenti riflessivi legati alla voglia di remare controcorrente (il che fa solo onore a Papaleo), sviluppati però come fossero destinati a un articolo di fondo piuttosto che all'economia cinematografica. II che finisce per penalizzare anche la prova degli attori, nonostante gli sforzi della Bobulova e della Felberbaum di sopperire con l'energia del corpo agli scivoloni del testo.
    Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 16 ottobre 2013
  • Il Regista
    Nasce a LAURIA, Potenza il 16-08-1958. Si trasferisce a Roma per intraprendere gli studi universitari e qui entra in contatto con il mondo dello spettacolo. Esordisce in teatro nel 1985 con "Sussurri rapidi" per la regia di Salvatore di Mattia; tuttavia il debutto che gli offre più visibilità è quello televisivo in due diverse serie: "Classe di ferro" (1989), di Rocco Melloni, e "Quelli della speciale" (1992), di Bruno Corbucci. L'esordio cinematografico avviene nel 1990 al fianco di Giancarlo Giannini e Stefania Sandrelli in "Il male oscuro", di Mario Monicelli, a cui segue "Con gli occhi chiusi"(1994), di Francesca Archibugi. Soprattutto, inizia la ben congegnata collaborazione con Leonardo Pieraccioni. Partecipa a moltissime sue commedie, inaugurando la stagione con "I laureati" (1995), che lo rendono veramente noto presso il grande pubblico. Alla fine degli anni Novanta recita in un ampio numero di pellicole, sempre con ruoli tra il comico e il tragicomico, estremamente caratterizzati dalla sua personalità istrionica. Lo si vede in alcune opere firmate da registi emergenti, come "Cresceranno i carciofi a Mimongo" (1996) di Fulvio Ottaviano e "Finalmente soli" (1997) di Umberto Marino, alternate a pellicole più importanti come "Ferie d'agosto" (1996) di Paolo Virzì, "Il barbiere di Rio" (1996) di Giovanni Veronese e "Del perduto amore" (1998) di Michele Placido. Con il nuovo millennio si rinnova il fortunato connubio con Pieraccioni. Nel 2003 partecipa a "Il paradiso all'improvviso" e, due anni più tardi, è la volta di "Ti amo in tutte le lingue del mondo" (2005) e di "Una moglie bellissima" (2007). In questi anni lavora in numerosi altri film, tra cui "Il pranzo della domenica" (2002) di Carlo Vanzina, "Commediasexy" (2006) di Alessandro d'Alatri e "Non c'è più niente da fare"(2007) di Emanuele Barresi. "Il pranzo della domenica" gli vale una candidatura ai Nastri d'Argento come miglior attore non protagonista, per il ruolo che rende omaggio al personaggio di 'Nicola' in "Ceravamo tanto amati" (1974), di Ettore Scola, all'epoca interpretato da Stefano Satta Flores. Il resto dei suoi lavori lo vedono ancora interprete in numerose commedie. Collabora anche con un altro noto comico, Checco Zalone, in "Cado dalle nubi" (2009) e "Che bella giornata" (2011). Il 2010 assiste al suo debutto come regista con una applauditissima commedia musicale dichiarazione d'amore per la sua adorata terra, "Basilicata Coast to Coast", da lui anche scritta e interpretata, accanto ad Alessandro Gassman, Paolo Briguglia, Max Gazzè e Giovanna Mezzogiorno. Nello stesso anno recita in "Nessuno mi può giudicare", di Massimiliano Bruno, al fianco di Paola Cortellesi. Per questa interpretazione ottiene una candidatura al David di Donatello 2011 come miglior attore non protagonista. Instancabile anche come attore di teatro, il suo nome figura altresì nel panorama della musica italiana. Nel 1997 pubblica l'album "Che non si sappia in giro", autore di musica e testi, fino ad arrivare a condurre Sanremo 2012.


ARCHIVIO FILM

IO SONO TU
di Seth Gordon

UNA CANZONE PER MARION
di Paul Andrew

IN TRANCE
di Danny Boyle

ELYSIUM
di Neill Blomkamp

L'INTREPIDO
di Gianni Amelio

UN PIANO PERFETTO
di Pascal Chaumeil

BLING RING
di Sofia Coppola

GRAVITY
di Alfonso Cuarón

TWO MOTHERS
di Anne Fontaine

UNA PICCOLA IMPRESA MERIDIONALE
di Rocco Papaleo

LA PRIMA NEVE
di Andrea Segre

CAPTAIN PHILLIPS
di Paul Greengrass

ZORAN, il mio nipote scemo
di Matteo Oleotto

VENERE IN PELLICCIA
di Roman Polanski

IN SOLITARIO
di Christophe Offenstein

LA MAFIA UCCIDE SOLO D'ESTATE
di Pierfrancesco Diliberto

BLU JASMINE
di Woody Allen

I SOGNI SEGRETI DI WALTER MITTY
di Ben Stiller

PHILOMENA
di Stephen Frears

AMERICAN HUSTLE
di David O.Russell

DIANA
di Oliver Hirschbiegel

THE BUTLER
di Lee Daniels

IL CAPITALE UMANO
di Paolo Virzì

TUTTA COLPA DI FREUD
di Paolo Genovese

THE WOLF OF WALL STREET
di Martin Scorsese

I SEGRETI DI OSAGE COUNTY
di John Wells (II)

12 ANNI SCHIAVO
di Steve McQueen (II)

STORIA D'INVERNO
di Akiva Goldsman

MONUMENTS MEN
di George Clooney

SOTTO UNA BUONA STELLA
di Carlo Verdone

ALLACCIATE LE CINTURE
di Ferzan Özpetek

NOAH
di Darren Aronofsky

FINO A PROVA CONTRARIA - Devil's Knot
di Atom Egoyan

STORIA DI UNA LADRA DI LIBRI
di Brian Percival