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  • Lunedì 10, Martedì 11, Mercoledì 12, Giovedì 13
  • Ore 22.00 LUNEDì ...... MARTEDì - MERCOLEDì ore 16 - 18 - 20 - 22 ....... GIOVEDì ore 16 - 18 - 20

PHILOMENA

RegiaStephen Frears
CastJudi Dench (Philomena) Lee Steve (Coogan) Martin Sixsmith (Sophie) Kennedy Clark (Philomena giovane) Anna Maxwell Martin (Jane) Ruth McCabe (Mother Barbara) Barbara Jefford (Sister Hildegarde) Kate Fleetwood (Sister Hildegarde giovane) Peter Hermann (Pete Olsson) Mare Winningham (Mary) Michelle Fairley (Sally Mitchell) Sean Mahon (Michael Hess) Xavier Atkins (Michael Hess a 14 anni)
GenereDRAMMATICO
Anno2013
NazioneGRAN BRETAGNA
DistribuzioneLUCKY RED
Durata94'
PHILOMENA
 
Soggetto: Martin Sixsmith (libro)
Sceneggiatura: Steve Coogan Jeff Pope
Fotografia: Robbie Ryan
Musiche: Alexandre Desplat
Montaggio: Valerio Bonelli
Scenografia: Alan MacDonald
Arredamento: Barbara Herman-Skelding
Costumi: Consolata Boyle
Tratto da: libro "The Lost Child of Philomena Lee: A Mother, Her Son and a 50 Year Search" di Martin Sixsmith
Produzione: GABRIELLE TANA, STEVE COOGAN, TRACEY SEAWARD PER PATHÉ, MAGNOLIA MAE FILMS, BBC FILMS, BABY COW PRODUCTIONS, BRITISH FILM INSTITUTE (BFI)
  • La Storia
    Irlanda, 1952. L'adolescente Philomena viene mandata in convento per essere 'riportata sulla retta via', poiché è rimasta incinta. Ancora molto piccolo, il bambino viene dato in adozione a una famiglia benestante di Washington. Da allora, Philomena non si è data pace e ha speso cinquanta anni in inutili ricerche. Grazie all'incontro con il giornalista Martin Sixsmith, incuriosito dalla sua storia, la donna si imbarcherà in un'avventura che la porterà in America dove scoprirà la straordinaria storia di suo figlio...
  • La Critica
    Stephen Frears torna in Concorso a Venezia sette anni dopo The Queen: la regina, stavolta, è Judi Dench, all'ennesima prova straordinaria, affiancata da un altrettanto eccellente Steve Coogan, coautore della sceneggiatura e produttore del film, tratto dal libro "The Lost Child of Philomena Lee" di Martin Sixsmith, pubblicato nel 2009 e basato sulla storia vera di una madre alla ricerca del figlio perduto.
    E' un trattato sull'equilibrio, Philomena, la dimostrazione che il cinema può rapportarsi anche ad episodi reali senza dimenticare le mutevoli componenti che possono caratterizzare una storia, o la vita stessa: per farlo, Stephen Frears sceglie di non utilizzare un unico binario per le emozioni, creando in questo modo una miracolosa alternanza tra gli aspetti più struggenti di una vicenda di per sé strappalacrime e gli irresistibili, divertenti duetti tra Philomena e Martin. Da una parte la semplicità di una donna caratterizzata da un senso dell'umorismo a dir poco naïf, profondamente cattolica nonostante tutto, dall'altra il pragmatismo, il cinismo e l'ironia tipicamente british di un intellettuale ateo e abituato a ben altre storie.
    Mai banalmente, considerati gli sviluppi reali della ricerca intrapresa e l'evoluzione del racconto (che evitiamo di anticipare), il lavoro di Frears - realizzato su commissione - si svincola con maestria dal portare un semplice e superficiale attacco anticlericale, esaltando invece la dignità di chi crede proprio nella sequenza più significativa dell'intero film, affidando ad una parola - "perdono" - il senso ultimo e più profondo dell'intero viaggio.
    Leone d'Oro? Chissà, quel che è certo è che per la Coppa Volpi bisognerà far meglio di entrambi i protagonisti di Philomena, già in rampa di lancio per la prossima edizione degli Oscar: per informazioni rivolgersi alla Weinstein Company.
    di Valerio Sammarco, Cinematografo.it, 31 agosto 2013

    Stephen Frears racconta in questo suo riuscitissimo film la storia vera di una madre alla ricerca del figlio perduto che Martin Sixsmith ha reso nota con il libro "The lost Child of Philomena Lee" che, pubblicato nel 2009, ha consentito a molte donne di sentirsi sostenute nel raccontare il loro 'vergognoso' passato. Frears di lei dice: "Incontrando la vera Philomena Lee ero sorpreso dal fatto che volesse venire sul set, cosa che ha fatto il giorno in cui veniva girata la scena terribile della lavanderia. Philomena è una donna magnifica, priva di autocommiserazione, che continua ad avere fede nonostante le ingiustizie subite". Sta proprio nella chiusura di questa dichiarazione il senso profondo di un film che sa commuovere, far pensare e anche divertire. Perché sul grande schermo ne abbiamo già viste molte di vicende di madri che cercano i figli loro sottratti nei più diversi modi e Peter Mullan con Magdalene aveva già denunciato nel 2002 l'atroce situazione di queste giovani vite affidate a religiose accecate da una presunta fede.
    Frears però ci fa sapere che Philomena non ha perso la fede (quella vera) e costruisce il suo film (grazie a due formidabili interpreti come Judi Dench e Steve Coogan) proprio sul confronto tra due persone che partono da punti di vista in materia estremamente distanti. Martin giornalista e studioso della storia della Russia non crede in Dio ed ha scarsa fiducia anche negli esseri umani di cui ha assaggiato sulla propria pelle la feroce doppiezza. Philomena non è una donna colta (legge romanzetti d'amore di cui ricorda ogni dettaglio) e avrebbe mille ragioni per essere divenuta una delle atee più rigorose ma non è così. Perché è riuscita, anche nella sofferenza più profonda, a non confondere Dio con coloro che hanno talvolta la pretesa (trasformata in potere prevaricatore e assoluto) di rappresentarlo.
    Philomena e Martin si confrontano e anche si scontrano in materia (anche perché il giornalista non le risparmia mai il proprio scetticismo) ma non si tratta qui di chi abbia ragione o abbia torto. Si tratta piuttosto di un incontro che è sempre possibile quando si è capaci di andare al di là delle barriere che il pregiudizio erige tra le persone. Frears riesce a raccontarlo grazie all'umanità che ha pervaso i suoi film migliori e alle doti di narratore di grande spessore.
    Giancarlo Zappoli, Mymovies.it, settembre 2013

    Da tempo Stephen Frears ci ha abituato ad una carriera dai risultati molto altalenanti, ma dobbiamo ammettere con franchezza che dopo il disastroso Una ragazza a Las Vegas e il deludente Muhammad Ali's Greatest Fight visto pochi mesi fa a Cannes, per un attimo avevamo quasi temuto che fossero davvero passati i tempi migliori per un regista che in passato ci ha saputo regalare tanti gioielli sia nel dramma che nella commedia. Con questo Philomena invece non solo Frears riesce a guadagnarsi applausi scroscianti al termine delle proiezioni della 70. Mostra del Cinema di Venezia, ma anche a regalare ai suoi spettatori fragorose risate e momenti di vera commozione; un film in perfetto equilibrio tra il drammatico e il divertente che si ispira ad una storia vera ma consegna alla storia del cinema una coppia di protagonisti perfettamente assortiti e dalla chimica e tempi comici davvero esemplare.
    Molti di questo meriti vanno certamente all'esperto regista, ma anche e soprattutto ad una sceneggiatura che rasenta la perfezione nel creare due personaggi diversissimi ma molto credibili, una sequela di battute davvero memorabili e quel magico equilibrio tra il tragico e giocoso che abbiamo già citato e che poi è il vero capolavoro dello script firmato a quattro mani dallo stesso Steve Coogan e dall'autore televisivo Jeff Pope. Ma il film è anche molto altro, perché anche lo svolgimento del plot non è affatto prevedibile come si potrebbe pensare; anzi, non sono poche le sorprese che attendono coloro che non conoscono le incredibili (ma reali) vicende di questa donna e della sua faticosa ricerca della verità, e soprattutto perché pur con leggerezza invidiabile il film affronta un argomento terribilmente serio come quello personalissimo della fede e del perdono, ma anche quello sempre attuale e certamente di pubblico dominio della Chiesa Cattolica e delle sue malefatte. Abbiamo poi detto dell'eccellente lavoro di Coogan sceneggiatore, ma sarebbe un'ingiustizia tacere anche della sua ottima prova d'attore, forse la migliore della sua carriera, di certo quella che potrebbe conferirgli la definitiva consacrazione anche fuori dall'Inghilterra dove (giustamente) gode già di grande considerazione per tutti i suoi molteplici talenti: attore, produttore, scrittore, imitatore e stand-up comedian. Chi invece non ha certamente bisogno di alcun tipo di consacrazione è Judi Dench, semplicemente una delle più grandi attrici viventi: se mai ce ne fosse stato bisogno, qui la Dama dimostra che le basta anche solo uno sguardo o un gesto per convogliare mille e più emozioni e che, quando poi è coadiuvata da uno script e dialoghi di questo spessore, non c'è davvero nulla che possa fermarla. Frears nel 2006, proprio a Venezia, cominciò la straordinaria e vittoriosa cavalcata di The Queen nella awards season che finì col conquistare anche un Oscar con la protagonista Helen Mirren, premiata con la Coppa Volpi al Lido; i Weinstein, che distibuiscono questo nuovo film negli States, si augurano ovviamente un percorso simile se non addirittura migliore, ed effettivamente, anche se è certamente molto presto per questo tipo di previsioni o supposizioni, si tratta di una pellicola che potrebbe avere davvero le caratteristiche giuste per far innamorare l'Academy oltre che i critici di tutto il mondo. Per quel che può valere, la nostra benedizione ce l'ha certamente, e Frears può certamente considerarsi perdonato per i recenti passi falsi.
    Luca Liguori, Movieplayer.it, 31 agosto 2013
  • Il Regista
    Nasce a LEICESTER (Gran Bretagna) il 20-06-1941. Studia Giurisprudenza all'Università di Cambridge prima di dedicarsi alla regia. Inizia come assistente di Lindsay Anderson al Royal Court Theater di Londra. Dal 1966 al 1972 è assistente del regista cinematografico Karel Reisz. Nel 1971 realizza "Gumshoe", suo film d'esordio, che ha come protagonista l'attore Albert Finney, conosciuto in teatro. Candidato all'Oscar come miglior regista nel 1990 con "Rischiose abitudini" (The Grifters), la sua filmografia comprende film come "My Beautiful Laundrette" (1985), con un ancora sconosciuto Daniel Day-Lewis), "Sammy e Rosie vanno a letto" (1987), "Le relazioni pericolose" (1988) che ottiene sette nominations e tre Oscar: miglior sceneggiatura non originale, migliori costumi e miglior scenografia, "The Hi-Lo Country" (1998), western poco fortunato con Woody Harrelson e Billy Cudrup, "Eroe per caso" (1992), sulla falsificazione della realtà operata dalla tv verità, "The Snapper" (1993), "Mary Reilly", "Due sulla strada" (The Van, 1996), "Alta fedeltà" (2000), tratto dall'omonimo libro dello scrittore inglese Nick Hornby e "Liam" (2000), presentato alla 57.a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Nel 2006 con il suo "The Queen", Helen Mirren, cominciando dalla Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile, vince tutti i premi possibili per un'attrice, dal Golden Globe all'Oscar 2007. Nel 2007 presiede la giuria del 60.o Festival di Cannes. Regista che predilige partire da un'opera letteraria, dopo vent'anni, ricostruisce con lo sceneggiatore Christopher Hampton, che lui vuole presente sul set, e con Michelle Pfeiffer, il meraviglioso trio de "Le relazioni pericolose" portando sullo schermo il romanzo di Colette "Chéri" (2009) ambientato nella Parigi del primo '900.


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