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  • Martedì 1, Mercoledì 2, Giovedì 3 Ottobre 2013
  • Ore 16 - 18 - 20 - 22

IN TRANCE

RegiaDanny Boyle
CastJames McAvoy (Simon), Vincent Cassel (Franck), Rosario Dawson (Elizabeth), Danny Sapani (Nate), Matt Cross (Dominic), Wahab Sheikh (Riz), Mark Poltimore (Francis Lemaitre)
GenereTHRILLER
Anno2013
NazioneGRAN BRETAGNA
Distribuzione20th Century Fox
Durata101'
IN TRANCE
 
Sceneggiatura: Joe Ahearne, John Hodge
Fotografia: Anthony Dod Mantle
Musiche: Rick Smith
Montaggio: Jon Harris
Scenografia: Mark Tildesley
Arredamento: Dominic Capon
Costumi: Suttirat Anne Larlarb, Suttirat Larlarb
Effetti: Adam Gascoyne, Richard Conway, Union Visual Effects
Produzione: DANNY BOYLE E CHRISTIAN COLSON PER CLOUD EIGHT FILMS, DECIBEL FILMS
  • La Storia
    Simon, un improvvisato ladro di opere d'arte perde la memoria a causa di una ferita alla testa, riportata durante una rapina. I suoi complici, però, sospettano che l'uomo stia facendo il doppio gioco e che voglia nascondere loro il luogo dove ha riposto la preziosissima refurtiva. Per scoprire la verità, decidono quindi di assoldare un'ipnotizzatrice che dovrà entrare nella sua testa...
  • La Critica
    Il cinema è desiderio. O ci spinge a desiderare o ci mostra ciò che abbiamo, senza saperlo, desiderato. Dopo In trance... capisci che Danny Boyle ti ha mostrato ciò che volevi vedere da anni: Rosario Dawson. Non solo perché è in un nudo frontale (per pochissimi secondi). Ma perché è la front woman di un film dove il suo potere, finalmente, esplode in tutta la sua cinematografica onnipotenza. Nessun regista l’aveva finora sfruttata come lo scozzese. Perché la Dawson è un corpo complesso. La macchina da presa, più di una volta, non è riuscita a starle dietro. Anche lei, probabilmente, ha paura di se stessa. Nessun film le aveva dato quello che le dà In trance: il controllo. Il centro. La prima pagina che è posta alla fine. In un noir metropolitano ambientato a Londra, quest’attrice newyorchese usa sguardo, sensibilità, dolcezza, paura, corpo e ribellione per sfidare due colleghi: il francese Vincent Cassel e lo scozzese James McAvoy. La partita merita di essere vista. In fondo abbiamo sempre desiderato di vederla.
    Bravo Danny Boyle. Dopo gli Oscar (The Millionaire), dopo la delusione post-Oscar (127 ore) e nel bel mezzo della preparazione della giornata inaugurale dell’Olimpiade 2012... eccolo tornare al cinema cattivello di Piccoli omicidi tra amici (1994; sembra una vita fa) per un noir metropolitano tutto lucido, dalle mille moltiplicazioni visive (era dai tempi de Il lungo addio di Altman che non vedevo così tanti specchi e immagini riflesse in un film), sofisticato senza essere mai patinato. Questo signore sa il fatto suo. E soprattutto non si riposa sugli allori. Gli auguriamo una filmografia da almeno 30 titoli. Adesso sta a 9. Il suo ultimo lavoro è veramente divertente. Quella che sembra la sfigatissima odissea di un ragazzotto che lavora per una casa d’aste britannica circondato da un gruppo di criminali che vuole entrargli in testa per sapere dove si trova un quadro di inestimabile valore, diventa col passare dei minuti qualcosa di sempre più complesso, sempre meno maschile, sempre più femminile. Forse il ragazzotto (uno splendido McAvoy; attore di rara intelligenza) è più carnefice che vittima, forse i criminali (uno splendido Vincent Cassel) sono più onesti di lui e forse la donna chiamata a fare da spalla (una Rosario Dawson finalmente DIVA)... sarà il vero cervello di tutta l’operazione. Che è una truffa. Ma anche un film. Che è un thriller. Ma anche un noir con la più avanguardistica delle femme fatale, figlia di anni di prevaricazione maschilista. Nella vita, nel cinema e anche nell’arte. Facile immaginare la donna quando deve stare ferma dentro un’idea di perfezione. Che sia Goya o Danny Boyle. Impossibile per i maschi concepire che quell’ideale possa muoversi e uscire dalla gabbia della loro pagina mentale. Roba da perderci la testa.
    In trance vede tutto ciò. Maschilismo, dominio del corpo e dell’idea di femmineo. Dentro i musei e dentro le teste dei ragazzotti borghesi. I criminali, nemmeno troppo paradossalmente, sono più immuni a queste regole sociali. Immaginate Inception con la vita. Immaginate il cinema di Nolan con saliva (McAvoy in primissimo piano), sesso, corpo, profumi, putrefazioni, donne. E avrete In trance. Un gioco con lo spettatore dove in premio vincerete Rosario Dawson. Come non l’avete mai vista, mai sentita, mai capita. Bravo Danny Boyle. Bravissimo. Sei ancora tra noi.
    Francesco Alò, 35mm.it, 29 agosto 2013

    Minacciose silhouette si muovono dietro vetri smerigliati, oscuri fantasmi di un subconscio portato all'estremo. Il nuovo film di Danny Boyle non sarà certo il più originale in fatto di immaginario, ma porta senza dubbio a casa il risultato.
    Girato un anno fa ma distribuito solo dopo le olimpiadi di Londra, che hanno rubato molto tempo a Boyle, scelto per dirigere la cerimonia di apertura, In Trance è un thriller psicologico e onirico che, pur essendo basato su un omonimo film televisivo britannico del 2001, sembra più che altro fare riferimento a Inception di Christopher Nolan nel suo costante rincorrersi di vari livelli di realtà sovrapposti e nel continuo ribaltamento delle aspettative in favore di inquietanti colpi di scena. Ma sono soprattutto la trovata di utilizzare il cervello umano come "scena di un crimine" e l'ossessione per il controllo della mente altrui a fare di questo In Trance l'Inception di Danny Boyle.
    Alla trama a scatole cinesi finemente strutturata e alla messa in scena affilata come una lama di rasoio, in cui ogni svolta di trama anche se complessa è narrata con estrema chiarezza e potenza visiva, si aggiunge una sceneggiatura attenta a cadere il meno possibile nei cliché. Sarebbe infatti molto facile giocare tutto sui colpi di scena tralasciando i personaggi (come il recente Shyamalan), ma Joe Ahearne e John Hodge hanno invece confezionato uno script intelligente, dove i ruoli si ribaltano molto presto, prendendosi gioco con gusto delle nostre aspettative.
    Il cast è molto ben assortito: James McAvoy conferma di saper cavalcare con estro la sottile linea tra simpatia e antipatia, Rosario Dawson è credibile come sexy femme fatale dell'inconscio, ma è Vincent Cassel a rubare la scena nel ruolo del "ladro gentiluomo", villain che viene colto in un gioco più grande di lui fin quasi a perdersi.
    Insomma, non un film essenziale, ma un thriller ben costruito, autoriale senza strafare e soprattutto molto, molto divertente.
    Marco Triolo, Film.it, 29 agosto 2013

    Dopo i grandi successi di The Millionaire e 127 ore, con i riconoscimenti (in termini di premi e nomination) da parte dell'Academy, Boyle si è dedicato con questo In Trance ad un progetto dalle dimensioni più piccole, che vuole idealmente ricollegarsi ai suoi esordi. Il modello ideale, il suo thriller d'esordio Piccoli omicidi tra amici, è evidente sia nelle peculiarità della trama, sia nel cinismo di matrice noir che questa vorrebbe esprimere; con la presentazione di personaggi che svelano gradualmente i loro lati oscuri, e la riflessione sull'avidità umana che sovrasta qualsiasi altra motivazione all'azione, compresi i sentimenti. Tuttavia, quasi un ventennio è passato da quell'esordio, e lo stile secco ed essenziale che lo contraddistingueva si è nel frattempo modificato, passando attraverso mode e generi diversi: la messa in scena di In Trance, come quella di molti degli ultimi lavori di Boyle, è elaborata e visivamente ricercatissima, tra tonalità di colore oniriche e quasi lisergiche, scenografie cangianti e arditamente accostate, un montaggio non lineare che confonde, volutamente, luoghi, tempi, ricordi e allucinazioni. La sovrabbondanza di materiale (soprattutto visivo) utilizzata dal regista rappresenta al contempo il lato più interessante e il limite di questa pellicola: l'impressione è che la scelta di confondere e rendere opaca la narrazione, seppellendola sotto il suo caleidoscopio di invenzioni visive, rappresenti spesso più un vezzo che una reale necessità espressiva.
    In Trance, malgrado il suo indubbio fascino visivo (ma, parlando di Boyle, questo non dovrebbe forse più stupire) rimane così involuto, irrisolto nei suoi intenti da noir contemporaneo, espressione di contenuti genuinamente provocatori, che restano però solo a un livello di intuizione. Il senso ultimo della pellicola, una riflessione sull'avidità, sulla doppiezza della natura umana, sul carattere ambiguo della memoria e (soprattutto) sul riscatto in nero della figura femminile, resta sepolto sotto l'ipertrofico ego che il regista, in modo un po' compiaciuto e poco controllato, sembra voler esprimere. Un'asciuttezza maggiore nella messa in scena, senza comprometterne il fascino e i "marchi di fabbrica" (a livello di ritmo e montaggio) che sono ormai propri di Boyle, avrebbe probabilmente permesso di far emergere con maggior forza il cinismo e la lucida ricognizione sull'animo umano del soggetto, la sua anima nera sepolta sotto il caleidoscopio di colori che caratterizzano il film. Così come, probabilmente, sarebbero rimaste maggiormente impresse le buone prove attoriali dei tre protagonisti, a cominciare da una Dawson che conferisce forza, insieme a una carica di seducente ambiguità, a un personaggio che nel corso della trama subisce più di un'evoluzione. Allo stato attuale, questo In Trance lascia più la sensazione di aver assistito a qualcosa di inafferrabile (colto, appunto, in uno stato onirico o di ipnosi) che la soddisfazione cinefila di essere entrati in contatto, e di aver fatto proprio, un testo cinematografico con una sua consistenza.
    Marco Minniti, Movieplayer.it, 26 agosto 2013

    Non so ancora perchè ma nutro una certa simpatia verso Danny Boyle. Eppure, detesto la maggior parte dei suoi film, soprattutto quelli più famosi (Trainspotting, 28 giorni dopo e The Millionaire su tutti). Solo 127 ore mi è sembrato decisamente più interessante. Ad ogni modo, dopo un oscar vinto nel 2009 e una nomination ottenuta nel 2011, con il suo nuovo film, In Trance, il regista inglese si allontana dai gusti dell’academy e confeziona un’intenso thriller psicologico, a metà tra La migliore offerta e Inception, che a conti fatti non è per niente male. (...) Amnesia, inganno, ipnosi. Grazie a questi tre ingredienti, Boyle si diverte a prenderci in giro, confondendoci e facendoci fare idee sbagliate su tutti e tutto, ma diversamente dai suoi film precedenti, questa volta non vuole solo impressionare lo spettatore, vuole anche stravolgere la sua testa. E ciò è evidente soprattutto con ciò che riesce a fare col protagonista, ovvero ribaltare pian piano la sua figura nel corso del film. Non andrò nel dettaglio per evitare di rovinarvi la sorpresa ma va detto che gran parte del merito va dato anche ad un eccezionale James McAvoy che fornisce una delle migliori interpretazioni della sua carriera, se non addirittura la migliore.
    Sempre per quanto riguarda il cast, a stupire ulteriormente, non è tanto l’ottimo Vincent Cassel, ma piuttosto una fantastica Rosario Dawson che ottiene finalmente un personaggio interessante, cazzuto e molto poco convenzionale (e non mi riferisco solo al suo nudo integrale, comunque da applausi), con cui dimostra cosa è realmente in grado di fare.
    Purtroppo però, se anche la regia è degna di nota per come riesce a farci viaggiare con la testa dentro testa del protagonista, è nella sceneggiatura che c’è qualche problemino. Molte scene sono infatti scontate ma in generale si ha la sensazione che il film faccia di tutto per essere più un buon film di genere che un capolavoro.
    Capitan_Zak, Bestmovie.it, 28 agosto 2013
  • Il Regista
    Nasce a MANCHESTER (Inghilterra) il 20-10-1956. Ha debuttato nel cinema nel 1994 insieme al produttore Andrew MacDonald e allo sceneggiatore John Hodge con un esordio sensazionale grazie a "Piccoli omicidi tra amici" (Shallow grave), che ha raccolto consensi unanimi di pubblico e critica in tutto il mondo. "Trainspotting" il suo secondo film può vantare il maggior incasso di tutti i tempi in Gran Bretagna. Nel 1996 Boyle, con gli altri due amici, si è trasferito negli Stati Uniti per girare "Una vita esagerata" (A life less ordinary). Boyle (con MacDonald) hanno prodotto "Twin Town" e il cortometraggio "Alien Love Triangle". "The Beach" segna la quinta collaborazione dell'affiatato trio.


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