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  • Martedì 29, Mercoledì 30, Giovedì 31 Gennaio 2008
  • Ore 16 - 18 - 20 - 22

SLEUTH - GLI INSOSPETTABILI

RegiaKenneth Branagh
CastMichael Caine (Andrew Wyke), Jude Law (Milo Tindle), Harold Pinter (L'uomo in Tv)
GenereTHRILLER
Anno2007
NazioneGRAN BRETAGNA, USA
DistribuzioneSONY PICTURES RELEASING ITALIA
Durata86'
SLEUTH - GLI INSOSPETTABILI
 
Soggetto: Anthony Shaffer (testo teatrale)
Sceneggiatura: Harold Pinter
Fotografia: Haris Zambarloukos
Musiche: Patrick Doyle
Montaggio: Neil Farrell
Scenografia: Tim Harvey
Costumi: Alexandra Byrne
Effetti: David Harris (II), Richard Higham
  • Note - PRESENTATO IN CONCORSO ALLA 64. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA (2007).
    - REMAKE DEL FILM "GLI INSOSPETTABILI" (1972) DIRETTO DA JOSEPH L. MANKIEWICZ CON MICHAEL CAINE NEL RUOLO DI MILO TINDLE E LAURENCE OLIVIER IN QUELLO DI ANDREW WYKE.
  • La Storia
    Lo scrittore Andrew Wyke e l'attore Milo Tindle sono innamorati della stessa donna e ognuno dei due è pronto a commettere le peggiori nefandezze pur di avere la meglio sul rivale.
  • La Critica
    Un film molto applaudito dalla platea veneziana, forte dei biglietti da visita esibiti con orgoglio: l’autore della commedia teatrale da cui il film è tratto, e prima di questo l’omonimo del 1972 di J.L. Mankiewicz con Laurence Olivier e lo stesso Michael Caine: Anthony Shaffer, anche sceneggiatore di Frenzy e del primo The wicker man oltre che gemello del più noto Peter, a sua volta autore di Amadeus ed Equus. E poi lo sceneggiatore, il premio Nobel Harold Pinter, che ha anche un gradevole cameo da uno schermo tv, uno dei tanti che popolano la casa ipertecnologica del protagonista dominata da telecamere a circuito chiuso e sistemi di controllo: Pinter si è “impadronito” del testo, permeandolo delle sue atmosfere ora grottesche ora surreali, del suo umorismo insieme contenuto e corrosivo, della tensione che nasce dalle difficoltà nel decifrare il senso dell’azione, nel far scaturire l’intreccio dalla mente dei due protagonisti, alle prese con il mistero e l’imprevisto. E ancora, un mostro sacro come Michael Caine, qui molto contenuto ma tagliente, affiancato da Jude Law che, anche coproduttore, si ritaglia un ruolo complesso per convincere anche gli scettici sulle sue capacità recitative, solitamente offuscate dalla bellezza finto-angelica (e dalla trascurabile qualità delle scelte professionali), peraltro accentuate nella versione originale da una voce molto interessante.
    Meglio non anticipare molto della trama, per non rovinare le sorprese celate in un kammerspiel breve (appena 85’) ma serrato, suddiviso idealmente in tre parti, tre “set” per usare il gergo tennistico richiamato dai due rivali, che si affrontano in uno spietato gioco al massacro dove la posta in gioco non è soltanto il possesso della donna contesa (che non vediamo mai di persona), moglie abituata al lusso dal giallista di successo ma anche amante dell’attore sfigato, che fa l’autista per tirare avanti. La posta in gioco diventa pian piano l’amor proprio, la volontà di prevalere sul rivale diverso per età, condizione sociale, certezze esistenziali e carattere. Se il giovane è spavaldo e innamorato, lo scrittore è arrogante, presuntuoso e soprattutto abile manipolatore, tanto che propone al biondo attore un furto simulato di gioielli dalla propria cassaforte, vantaggioso per tutti. Ci sarà da fidarsi? È solo l’avvio di una storia tesa, ben diretta da Kenneth Branagh che torna alle atmosfere cupe e gialle de L’altro delitto affidandosi a due attori dal fascino (Law) e dal carisma (Caine) innegabili. Sebbene, lo confessiamo, consideriamo Pinter il vero punto di forza dell’opera, che non fa rimpiangere l’originale. La sfida cruenta e psicologicamente crudele non lesina l’utilizzo di armi e della forza fisica accanto a parole taglienti come lame e a un sarcasmo che fa breccia sul pubblico – le origini di Tindle, il giovane, sono italiane e Caine se ne serve per umiliarlo e schernirlo, forse “rosicando” per il fatto che i suoi libri sono stati tradotti in molte lingue ma non nella nostra... Sceneggiatura e dialoghi impeccabili nobilitano un’opera che vanta illustri precedenti di teatro da camera, fatti di schermaglie professionali, investigative e amorose (Guardato a vista, Una pura formalità, La morte e la fanciulla tra i tanti, senza trascurare i più “ariosi” Il servo e Tradimenti, tanto per citare alcune tra le più riuscite sceneggiature di Pinter) che hanno il buon gusto di concludersi un attimo prima di risultare ripetitive.
    Mario Mazzetti, Vivilcinema n°5, settembre/ottobre 2007

    Il remake firmato da Kenneth Branagh conserva anche in italiano il titolo originale, 'Sleuth' (che è un termine popolare inglese per investigatore), e attribuisce a Michael Caine il ruolo che fu di Olivier, affidando a Jude Law il ruolo del plebeo Milo. Niente da dire: i due attori sono bravissimi e non fanno rimpiangere gli originali. Dove invece il meccanismo si inceppa è nella nuova riduzione firmata Harold Pinter, che dilata il finale rendendo troppo esplicita la sotterranea tensione omoerotica che si instaura tra i due. Oltre a sottolineare lo sprezzante maschilismo di entrambi nei confronti della donna contesa. Così, asciugato (il film dura solo 86' ) e come raffreddato (anche per via di una scenografia ultra moderna, di cui sfugge la necessità), il film finisce per perdere il fascino insinuante dell'originale e fa rimpiangere il sottile scontro di intelligenze alla base della riduzione di Mankiewicz.
    Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 31 agosto 2007

    Branagh lavora di sottrazione, anche perché il testo del giallo da camera firmato da Anthony Shaffer risulta reinventato dalla penna acuminata di Harold Pinter. Il remake appare subito differente, del resto, per la costruzione drammaturgica che, dall'originale gioco un po' snob, si è trasformata nel corpo a corpo tra due presenze diaboliche: un formidabile Jude Law nel ruolo che era stato di Caine e quest'ultimo, istrionico e sornione al punto giusto, in quello tramandato da Sir Laurence Olivier. La vecchia magione campestre viene non a caso sostituita da un avveniristico e claustrofobico labirinto di tecnologia, vetro e cemento, dove il gioco a rimpiattino fra il maturo scrittore e lo spiantato gigolò che gli ha rubato la moglie può assumere aggiornate tonalità brutali e nichiliste.
    Valerio Caprara, 'Il Mattino', 31 agosto 2007

    Senza svelare il finale, diremo che la sublime prova dei due attori capaci di specchiarsi l'uno nelle paure dell'altro, e la scrittura coesa e sempre ironica di Pinter fanno di 'Sleuth' una commedia nera unica nel suo genere.
    Oscar Jarussi, 'La Gazzetta del Mezzogiorno', 31 agosto 2007

    In questo thriller serratissimo (novanta minuti che volano in un soffio) la parola, con i suoi dialoghi fulminanti, è protagonista. Ma è la regia non convenzionale di Branagh, insieme con la scenografia ipermoderna, a conferire spessore cinematografico all'operazione.
    Gloria Satta, 'Il Messaggero', 31 agosto 2007

    Qualità che al Lido scarseggiano in modo vergognoso, in un'apoteosi autocelebrativa che farebbe arrossire anche un pavone. E' il caso del sopravvalutatissimo, ma inconsapevole, Kenneth Branagh, che dopo i vari deliri mozartiani arriva alla Mostra di Venezia con quello che i più fini di palato hanno ribattezzato 'un gioiellino', ovvero 'Sleuth', cosiddetto remake del lontano 'Gli insospettabili' di Joseph Mankiewicz, adattamenti entrambi della piéce di Anthony Shaffer e una sceneggiatura, per Branagh, firmata nientedimeno che dal premio Nobel Harold Pinter. Ce n'è a sufficienza per aspettarsi un piccolo capolavoro. E invece Branagh, come ormai da tempo, non fa altro che un attento esercizio di stile, un esamino per regista di classe con al centro il lavoro di due attori come Michael Caine e Jude Law che si sfidano per amore della comune pulzella in una casa ipertecnologica piena di telecamere e circuiti di sicurezza (ancora?!). Un giochetto a tre (Branagh, Caine, Law) che in conferenza stampa si ricoprono di complimenti vicendevolmente come tre damerini. Un compitino, nemmeno nuovo né ben riuscito. E ad applaudirli non facciamo altro che la figura dei polli che hanno abboccato di fronte ai nomi altisonanti.
    Roberta Ronconi, 'Liberazione', 31 agosto 2007

    Tutto sembra risolversi, all'inizio, in una partita di squisite eleganze. I dialoghi, spiritosissimi sono di Harold Pinter e i due bravissimi interpreti, Jude Law e il veterano Michael Caine, li recitano con tale naturalezza da meritarsi la Coppa Volpi destinata ai migliori interpreti del festival. Il ritmo è intenso, efficace, ricco di sorprese che conducono a un certo punto a uno scambio.
    Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 31 agosto 2007

    La struttura narrativa, tutta a incastri e prodiga, ad ogni svolta, di capovolgimenti e di sorprese. La regia che, lavorando spesso sui primi piani, costruisce, in un ambiente unico, una dinamica quasi travolgente, con ritmi, però, non di rado solo interiori. Le scenografie che, quasi avveniristiche con immagini di puro fascino evocano, degli interni e tra la fantasia e il surreale. E finalmente una recitazione che, scandendo alla perfezione finissimi dialoghi inglese inclini ad un umorismo prossimo al sarcasmo, permette, soprattutto a Caine ma anche a Law di giganteggiare sullo schermo. Alternando gli strappi, le sfumature, gli sberleffi. Inarrivabili.
    Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 31 agosto 2007

    Dalle note di regia: "E' stato Jude Law a contattarmi chiedendomi se volevo dirigere un film a cui stava lavorando, una sceneggiatura di Harold Pinter, con protagonisti Michael Caine e se stesso. Penso di aver accettato ancor prima che avesse terminato la domanda."
  • Il Regista
    Kenneth Charles Branagh was born on December 10, 1960 in Belfast, Northern Ireland, UK to parents William Branagh, a carpenter born in 1930, and Frances Branagh, also born in 1930. He has a brother named William Branagh Jr. who was born in 1955 and a sister named Joyce Branagh born in 1970. At 23, Kenneth joined the Royal Shakespeare Company, where he took on starring roles in Henry V and Romeo and Juliet. He soon found the R.S.C. too large and impersonal and formed his own, the Renaissance Theatre Company, which now counts Prince Charles as one of its royal patrons. At 29, he directed and starred in the film Henry V (1989), which costarred his then-wife, Emma Thompson. The film brought him Best Actor and Best Director Oscar nominations. In 1993, he brought Shakespeare to mainstream audiences again with his hit adaptation of Much Ado About Nothing (1993), which featured an all-star cast that included Denzel Washington and Keanu Reeves. At 30, he published his autobiography and at 34 he directed and starred as Victor Frankenstein in the big-budget adaptation of Mary Shelley's Frankenstein (1994) with Robert De Niro as the monster himself. The bad reviews may have had some effect on his marriage, though, because in October 1995, Branagh and Thompson announced their plans to divorce. In 1996, Branagh wrote, directed and starred in a lavish adaptation of Hamlet (1996). In recent years he starred in a series of non-Bard-related roles in Celebrity (1998), Wild Wild West (1999), and as a voice in The Road to El Dorado (2000).


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