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NOAH

RegiaDarren Aronofsky
CastRussell Crowe (Noè), Jennifer Connelly (Naameh), Ray Winstone (Tubal-Cain), Emma Watson (Ila), Logan Lerman (Cam), Douglas Booth (Sem), Dakota Goyo (Noè giovane), Anthony Hopkins (Matusalemme), Kevin Durand (Og), Sami Gayle (Sami), Marton Csokas (Lamech), Madison Davenport (Na'el), Nick Nolte (Samyaza), Frank Langella (Azazel), Mark Margolis (Magog)
GenereDRAMMATICO
Anno2014
NazioneUSA
DistribuzioneUNIVERSAL PICTURES
Durata138'
NOAH
 
Sceneggiatura: Darren Aronofsky, Ari Handel
Fotografia: Matthew Libatique
Musiche: Clint Mansell
Montaggio: Andrew Weisblum
Scenografia: Mark Friedberg
Arredamento: Debra Schutt
Costumi: Michael Wilkinson
Effetti: Burt Dalton, Dan Schrecker, Ben Snow, Prime Focus World, Industrial Light & Magic (ILM), LOOK! Effects Inc.
Produzione: PROTOZOA PICTURES
  • La Storia
    Ispirato dalla storia epica di coraggio, sacrificio e speranza del biblico Noè che, in un mondo devastato dal peccato umano, è chiamato da Dio a compiere una incredibile missione: costruire un'arca prima che un diluvio apocalittico distrugga il mondo. Noè e la sua famiglia intraprenderanno così un cammino fatto di paura e fede, distruzione e trionfo, avversità e speranza.
  • La Critica
    “Aronofsky porta sul grande schermo il diluvio universale”
    È di proporzioni bibliche questo progetto che ha catturato l'interesse di Darren Aronofsky da prima che esordisse dietro la macchina da presa -si dice che all'età di tredici anni abbia iniziato a lavorare a una versione a fumetti del racconto. Quattro anni fa il regista di The Wrestler aveva anticipato che Noah avrebbe sì raccontato la tradizionale storia del celebre patriarca, però si sarebbe incentrato maggiormente sulla parte fantascientifica dell'episodio biblico. Insomma, è chiaro che Aronofsky non ha voluto realizzare una ridente commedia à la Tom Shadyac (che proprio nel 2007 firmava Un'impresa da Dio) e che sia più interessato a ripetere quanto fatto in passato con un film dalla capacità visionaria come The Fountain - L'albero della vita. Dopo aver scritto una prima stesura insieme all'amico Ari Handel (co-firmatario di L'albero della vita) il regista e co-produttore di Noah ha affidato la sceneggiatura a John Logan (Il gladiatore, The Aviator). Per il ruolo del protagonista in principio si era fatto il nome di Christian Bale, ma poi è stato scelto Russell Crowe. Nella parte del villain, invece, c'è Liam Neeson.
    Tirza Bonifazi, Mymovies.it, marzo 2014

    La storia di Noè è raccontata nella Genesi. Poche pagine che sono bastate ad Aronofsky per tirare fuori un film, di oltre due ore, che, a tratti, deborda per la troppa voglia di stupire. Un mix interpretativo tra fantasy, new age e Sacre Scritture, visivamente imponente (alcune scene in 3D sono incredibili) ma con narrazione kitsch e dal forte messaggio ecologista. Questa è Hollywood, bellezza, con pregi e difetti. Interessante la versione dark che Crowe dà al suo Noè.
    A.S., 'Il Giornale', 10 aprile 2014

    Piacerà a due categorie apparentemente lontane anni luce. I fans del kolossal hollywoodiano e quelli di Aronofsky, il regista delle paranoie cinematografiche dopo 'Cigno nero'. A prima vista la classica marchettona che un autore di cinema di quando in quando accetta per poi, dall'alto del blockbuster, convincere i produttori a fargli il via libera per progetti più ostici. Aronofsky giura che di marchetta non si tratta, che lui un film sul diluvio universale lo sognava da quando era impubere. Sarà. Certo, se non azzeccava 'Cigno nero' i 150 milioni di dollari (budget confessato) mica glieli affidavano. Però ora (stando almeno ai primi incassi) si staranno fregando le mani. II kolossal biblico non è proprio un progetto a esito sicuro. Valga per tutti l'esempio della 'Bibbia' degli anni 60 prodotta da De Laurentiis con John Huston che faceva Noah e dirigeva al suo peggio (mai vista da lui tanta mediocrità né prima né dopo). Aronofsky invece ha azzeccato il prodotto. Ovviamente ha centrato il bersaglio principale: il grande spettacolone catastrofico. Colle meraviglie odierne del digitale, anche un artigiano di medio calibro è in grado di predisporre la fabbrica delle meraviglie (ma qui le «onde anomale» che si rovesciano sull'Arca ti fanno saltare sulla poltrona). Darren però non ha perso per strada il suo mondo di paranoie precedenti. Sulle larghe spalle di Russell Crowe ha rovesciato non solo come prevedibile, il carico del grande cinema d'azione alla 'Gladiator' ma anche la sofferenza fisica del lottatore di 'The Wrestler', le paranoie della ballerina del 'Cigno nero' la spinta all'assoluto dell''Albero della vita'. Con una piacevole variante. Che L''albero' era cinema d'autore velleitario e irrisolto. Qui tutto funziona.
    Giorgio Carbone, 'Libero', 10 aprile 2014

    "In una scena molto cruenta di 'Noah', Russell Crowe - nei panni del costruttore dell'arca - si intrufola nel campo dei 'cattivi' che minacciano la sua missione e viene riconosciuto da una vecchia macilenta. Guardate con attenzione quella donna, anche se rimane sullo schermo pochi secondi: senza di lei, 'Noah' non esisterebbe e Darren Aronofsky farebbe un altro mestiere. Si chiama Vera Fried ed era, anni fa, la professoressa di inglese del regista. Un giorno diede un tema in classe, sulla pace. Il piccolo Darren (13 anni) scrisse un «poema in prosa» su Noè, e la signora Fried lo trovò talmente buono da iscriverlo a un concorso dell'Onu. Darren vinse, e cominciò a pensare che forse se la sarebbe cavata come scrittore. La signora Fried gli disse: «Quando pubblicherai il tuo primo libro, dedicamelo». Poi Aronofsky ha fatto film ('Requiem per un sogno', 'The Wrestler', 'Il cigno nero'...), non libri, ma quando lui e il suo sceneggiatore Ari Handel hanno pubblicato la graphic novel a cui 'Noah' si ispira, la dedica è finalmente arrivata. Assieme al ruolo. Costato 150 milioni di dollari (che sullo schermo si vedono tutti), 'Noah' è il classico 'kolossal d'autore', un sotto-genere non ufficiale che a volte dà risultati sorprendenti, come i 'Batman' di Tim Burton e di Christopher Nolan. Naturalmente un conto è avere a che fare con i super-eroi della Marvel, tutt'altro è portare al cinema i capitoli 6-7-8-9 della Genesi, ovvero uno dei miti fondanti dell'umanità nel quale si riconoscono le tre religioni monoteiste. 'Noah' ha fatto arrabbiare sia ebrei che musulmani (...). Anche solo per questo, il film fa simpatia. (...) È uno dei problemi seri del mondo in cui viviamo, e il film 'Noah' lo affronta senza reticenze: nel corso della storia Noè, convinto di essere in contatto diretto con la volontà di Dio, vive tale compito come un'ossessione e diventa, letteralmente, un fanatico. Saranno la moglie Naameh e la nuora Ila, che durante il diluvio partorisce due gemelle, a farlo letteralmente ritornare sulla terra. Questa forte presenza femminile è una delle libertà che Aronofsky si prende rispetto alla lettera biblica. Ce ne sono molte altre. Una è affascinante: fate caso a cosa ha sul braccio il padre di Noè, Lamech, quando sta per rendere «adulto» il figlio appena prima di essere ucciso. E' una pelle di serpente che Noè ritroverà dopo molte traversie, e che si lega alla visualizzazione onirica del rettile che tentò Adamo ed Eva. Siamo tutti figli del peccato originale, ci sta dicendo Aronofsky, anche colui che aiuta Dio nella sua vendetta: il male è dentro ciascuno di noi. Molto affascinante nelle sequenze visive (l'apparizione della foresta grazie alla quale Noè costruirà l'Arca è stupefacente) il film si indebolisce nella necessità di avere una trama, e sia i colossali angeli guardiani (versione rocciose dei Transformers) sia il popolo di cattivi che vorrebbe rubare l'Arca vengono da un immaginario «basso», la fantascienza più pulp o le storie di 'Conan il barbaro'. 'Noah' è curioso come riflessione d'autore e banalotto come kolossal in 3D. Non di meno, merita un'occhiata.
    Alberto Crespi, 'L'Unità', 10 aprile 2014
  • Il Regista
    Nato il 12/02/1969 a Brooklyn, New York, USA. Regista cinematografico statunitense, amante della follia e delle stranezze della vita. Ha iniziato la carriera con film ricchi di provocazioni, tra calcoli matematici impossibili e droghe allucinatorie. È rimasto affascinato dal fantasy al quale ha poi preferito il duro realismo di The Wrestler, portandosi a casa l'ambito Leone d'Oro di Venezia.
    Spirito d'artista fin da giovane, Aronofsky comincia a mettere alla prova le doti di visionario nel campo dei graffiti. Dopo il diploma, decide di viaggiare e parte per Israele ma la vacanza dura solo qualche giorno. Qualche tempo dopo si iscrive alla Harvard University per studiare cinematografia: può finalmente mettere a frutto la passione per il cinema classico, oltre che l'amore per le varie tecniche d'animazione grafica. La tesi di laurea, il cortometraggio Supermarket Sweep (1991) con Sean Gullette, risulta finalista alla National Student Academy Award, e viene seguito da due altri lavori di breve durata, Fortune Cookie (1991) e Protozoa (1993).
    Qualche anno dopo richiama l'amico Gullette per scrivere la sceneggiatura di Pi - Il teorema del delirio (1997), storia di un genio della matematica che in una piccola stanza di Chinatown, tra calcoli e computer, trova un modo per spiegare le leggi della natura e del comportamento umano attraverso l'uso dei numeri. Il film prende parte anche al Sundance Film Festival, dove viene accolto favorevolmente sia dal pubblico che dalla critica. Dopo un esordio del genere, il regista si ritrova a dover far fronte ad un bel gruppo di appassionati che hanno visto nel film precedente la forza stilistica di un autore. Sceglie nuovamente ambientazioni cupe e oniriche per il successivo Requiem for a Dream (2000), sguardo allucinato su una realtà degradata, dove la cattiveria e l'apatia la fanno da padrone. Tratto dal romanzo di Hubert Selby Jr., il film si basa su immagini di forte impatto, sostenute da un ritmo incalzante e un montaggio convulso che cerca di rendere sul grande schermo le allucinazioni dovute all'uso di stupefacenti.
    Il tema dello sfortunato L'albero della vita (2006), venuto alla luce dopo numerosi problemi sul set, abbandoni improvvisi da parte del cast, riduzione del budget, è la ricerca dell'immortalità lungo il corso dei secoli. Il progetto è fin troppo ambizioso e la voglia di stupire si ritorce contro il regista che viene snobbato al botteghino e declassato dalla critica. Le difficoltà logistiche della realizzazione di quest'ultimo fantasy metafisico e l'insuccesso nelle sale, suggerisce ad Aronofsky nuove strade da percorrere. In breve tempo presenta The Wrestler (2008) alla Mostra del cinema di Venezia e vince il Leone d'Oro, tra i consensi di tutti. Sfruttando anche la vita privata dell'attore protagonista Mickey Rourke, in declino dopo i successi del passato e rinato grazie a qualche buona occasione cinematografica, il regista ripercorre le tappe di un campione del wrestling in piena crisi esistenziale.
    Appassionato di pugilato, non smette di indagare nel mondo dei combattenti con Robocop (2011), questa volta rappresentati da un automa invincibile, già visto sugli schermi nel 1987. Cambia tuttavia radicalmente genere con la direzione di Il cigno nero (2011) con Natalie Portman, in cui racconta l'accesa rivalità tra due prime ballerine del New York City Ballet.


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