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  • Lunedì 20, Martedì 21, Mercoledì 22, Giovedì 23
  • Ore 17.30 - SABATO. In diretta da MILANO incontro con il REGISTA e con la partecipazione di NANDO DALLA CHIESA, PIERFRANCESCO MAJORINO, BARBARA SORRENTINI

LA MAFIA UCCIDE SOLO D'ESTATE

RegiaPierfrancesco Diliberto
CastCristiana Capotondi (Flora), Pierfrancesco Diliberto Pif (Arturo) Ginevra Antona (Flora bambina) Alex Bisconti (Arturo bambino) Claudio Gioè (Francesco) Ninni Bruschetta (Fra Giacinto) Barbara Tabita (Maria Pia Rosario) Lisma Lorenzo (Teresa Mannino)
GenereCOMMEDIA
Anno2013
NazioneITALIA
Distribuzione01 DISTRIBUTION
Durata90'
LA MAFIA UCCIDE SOLO D'ESTATE
 
Soggetto: Michele Astori, Pierfrancesco Diliberto, Marco Martani
Sceneggiatura: Michele Astori, Pierfrancesco Diliberto, Marco Martani
Fotografia: Roberto Forza
Musiche: Santi Pulvirenti
Montaggio: Cristiano Travaglioli
Scenografia: Marcello Di Carlo
Costumi: Cristiana Ricceri
Suono: Luca Bertolin
Produzione: MARIO GIANANI E LORENZO MIELI PER WILDSIDE MEDIA CON RAI CINEMA
  • Note - REALIZZATO IN ASSOCIAZIONE CON OPTIMA ITALIA E GIASONE SRL; CON IL CONTRIBUTO DELLA DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA - MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI; CON IL SOSTEGNO DELLA REGIONE LAZIO; CON LA PARTECIPAZIONE DI MTV
  • La Storia
    Palermo. Sullo sfondo dei tragici episodi legati alla mafia accaduti in Sicilia tra gli anni Settanta e Novanta si svolge la tenera e divertente educazione sentimentale e civile di Arturo, un ragazzo nato lo stesso giorno in cui Vito Ciancimino - mafioso di rango - è stato eletto sindaco, e Flora, la compagna di banco di cui si è invaghito alle elementari che vede come una principessa. Mentre cerca di conquistare la sua bella, Arturo diventa man mano consapevole delle infiltrazioni e delle azioni criminose della mafia nella sua città. Nessuno, però, sembra ascoltarlo...
  • La Critica
    Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, debutta al cinema con una storia di rimozione, una storia scomoda perché chiama in causa responsabilità collettive che costringono a interrogarsi sull'identità culturale del Paese, sul suo passato e sul suo futuro. Aiuto regista di Marco Tullio Giordana nel 2000, lo ha accompagnato nei cento passi che separavano l'abitazione di Peppino Impastato da quella del boss Tano Badalamenti. E di quel film l'opera prima di Pif ha l'urgenza e la necessità di raccontare una pagina drammatica che non deve essere dimenticata perché rompe col silenzio e con l'omertà, un contratto sociale basato sulla connivenza.
    Costruito come un romanzo di formazione, La mafia uccide solo d'estate trova la sua rilevanza in quello che racconta e la sua forza in come lo racconta e come rappresenta la mafia senza indulgenze celebrative. Infilato il terreno minato dell'universo criminale, Pif contempla il fascino sinistro dell'eroe del male, incarnato nel film da Giulio Andreotti e allargato a una lunga serie di 'persone perbene'e istituzionali fino alla bassa macelleria criminale, scartando i sentimenti retorici e i cliché che veicolano l'idea dell'immutabilità della Mafia. Nato in una regione incline al fatalismo come la Sicilia, Pif fa qualcosa di più che dimostrare la parabola discendente di Cosa Nostra, scegliendo come protagonista un ragazzino che coltiva sogni, speranze e illusioni e che imparerà a sottrarsi alle regole del gioco sentendosi e volendosi 'diverso' rispetto alla cultura diffusa di cui la criminalità organizzata è espressione. I padrini forti e arcaici visti sempre nella loro sacralità di potenti e cattivi vengono 'rovesciati' in una storia drammaturgicamente valida e capace di scendere dentro le cose.
    Cinema impegnato in prima linea, che arriva col sorriso fino in fondo, fino a sentire e a far sentire un dolore lancinante, La Mafia uccide solo d'estate capovolge il comico in tragico ricordandoci che ribellarsi è possibile. Il film porta a coscienza del protagonista e della sua città i mostri che stanno anche dentro chi li vorrebbe cacciare e che decide per questo di dichiarare guerra a una parte di sé. Lo sguardo attonito e incredulo di Arturo bambino sulle omertà e le brutalità del mondo degli adulti, che lo hanno sedotto (Giulio Andreotti), innescato (il giornalista esiliato di Claudio Gioè) e (ri)educato (i 'retroscena' del potere mafioso), si posa adesso consapevole sul figlio e sulle targhe di marmo.
    Targhe che 'medicano' le ferite di Palermo, targhe fissate sui suoi muri e nella sua memoria, targhe su cui Arturo legge i nomi dei caduti per la Mafia. Legge il loro impegno, le loro imprese, rompendo l'ordine delle cose (nostre) e avviando il processo di eredità di chi ha saputo far esistere la cultura come possibilità della comunità.
    Marzia Gandolfi, Mymovies.it, novembre 2013

    Secondo molti attori non c'è arte più complessa del far sorridere il pubblico. Ma ancora più difficile è riuscire a utilizzare un tono ironico e leggero pur trattando un tema ampiamente diffuso e sofferto come la mafia. Come è possibile, dunque, aver successo nell'impresa senza offendere la sensibilità dell'opinione pubblica rimanendo fedeli allo stile scelto? Bene, per prima cosa si dovrebbe conoscere approfonditamente il soggetto trattato. Altrettanto necessario, poi, è poter contare su una sensibilità particolare grazie alla quale modulare toni e atmosfere, cogliendo la poesia e l'umorismo anche dove, a prima vista, proprio non sembrerebbe esserci. Infine, è d'obbligo avere delle doti narrative, rimanendo fedeli al proprio stile senza timore di essere diversi ma aggrappandosi alle proprie caratteristiche per dare vita ad un percorso molto personale. Così, seguendo queste "regole" senza omettere nulla, Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, firma il suo primo lungometraggio La mafia uccide solo d'estate. Abituato ormai da alcuni anni ad essere Il testimone di curiosità e indagini svolte con la naturalezza e l'ingenuità dell'uomo comune, per l'occasione il neo regista e, per l'occasione attore, fa valere le sue origini palermitane creando uno degli esordi più interessanti degli ultimi tempi. Perché quando un racconto ha l'intelligenza di attrarti con il fascino del sorriso per poi portarti con naturalezza all'interno di un'emozione e di una riflessione inaspettata, non può che rappresentare un successo capace di unire la qualità artistica ad un probabile favore al botteghino. E, contrariamente a quanto si possa credere, non è detto che i due elementi vadano di pari passo. Certo, il fatto che Pif sia un personaggio di MTV e, quindi, riconoscibile dal pubblico più giovane, ha il suo valore, ma rappresenta solo un punto di partenza. A fare il resto è senza dubbio un film capace di unire racconto personale, evoluzione storica di un paese e pene "d'amor perduto" di un ragazzino utilizzando toni diversi che, con naturalezza, si fondono uno nell'altro riuscendo a riprodurre la varietà della vita. E tutto questo per raccontare vent'anni di volontaria e involontaria concussione con la mafia da parte di un paese intero. Guida d'eccezione all'interno di questo viaggio nel tempo è il piccolo Arturo che, fin dal suo concepimento, ha avuto, suo malgrado, a che fare con i movimenti poco leciti dei boss e dei loro affiliati. Figlio di una famiglia piccolo borghese che non sembra farsi troppe domande su chi governa veramente Palermo, vive un'infanzia all'insegna del suo amore impossibile per la bionda Flora e di una inaspettata venerazione per Giulio Andreotti. Ma anche i miti più solidi sono destinati a cadere o, quanto meno, ad essere sostituiti. Così, dopo aver vinto il primo premio ad una festa scolastica per essersi mascherato da Presidente del Consiglio comprende, grazie al suo incontro con il Generale Dalla Chiesa, che Andreotti non rappresenta una "fonte" poi tanto attendibile. A quel punto è solo questione di tempo prima che l'impacciato Arturo cresca, riuscendo a conquistare finalmente i favori della sua Flora e, come una città intera, non accetti più di credere che la mafia colpisca solo d'estate. In questo modo, con tocchi delicati Pif presenta un viaggio evolutivo in cui la perdita dell'innocenza dei singoli, come di una società intera, non ha necessariamente il sapore amaro della sconfitta nemmeno difronte agli attentati di Falcone e Borsellino.
    Per quell'occasione, come nell'offrire la sua personale immagine di Dalla Chiesa, l'ex Iena utilizza immagini di repertorio lasciandogli esprimere la loro forza emotiva. In questo modo, senza troppe manomissioni artistiche, la mafia e le sue vittime contribuiscono a scrivere una sceneggiatura multiforme in cui il sorriso si fonde alla commozione con una velocità che, fortunatamente, non lascia il tempo di riflettere ne di razionalizzare. In questo modo Pif dimostra di essere molto più di un testimone mettendo in gioco se stesso e le lezioni imparate amando e crescendo in una città come Palermo. Perché più che proteggersi attraverso una silenziosa accettazione della malvagità, qui è molto più importante imparare a riconoscere il male e a chiamarlo con il suo nome.
    Tiziana Morganti, Movieplayer.it, 27 novembre 2013

    Ne abbiamo parlato dal Torino film festival, dove è passato in competizione: La mafia uccide solo d'estate è uno dei film importanti della stagione. Lo scrive, dirige e interpreta Pif, nome d'arte di Pierfrancesco Diliberto, personaggio televisivo di successo all'esordio al cinema. La scommessa narrativa e stilistica è audace e avrebbe messo nei guai cineasti ben più esperti: Pif la vince alla grande. (...) storia d'amore, romanzo di formazione, ricostruzione della cronologia "mafiosa" dagli anni '70 ad oggi: un film che è al tempo stesso un ripasso di storia, che diverte e commuove. Da vedere.
    Alberto Crespi, L'Unità, 28 novembre 2013

    La mafia uccide solo d'estate è una delle operazioni più riuscite e intelligenti fatta dal cinema italiano, in questi ultimi anni. E il merito va tutto a Pif, nome d'arte di Pierfrancesco Diliberto, volto noto televisivo che ai successi ottenuti sul piccolo schermo ( da Le Iene a il Testimone) può aggiungere, ora, anche questo rimarchevole debutto nella regia cinematografica. (...) qualche sbavatura da opera prima, ma questo è un film del quale andare fieri.
    Maurizio Acerbi, Il Giornale, 28 novembre 2013
  • Il Regista
    Pierfrancesco Diliberto, più conosciuto come Pif, è nato a Palermo nel 1972. Agli inizi della sua carriera lavora come assistente alla regia di Franco Zeffirelli in Un ntè con Mussolini (1998) e un anno dopo con Marco Tullio Giordana ne I cento passi.
    Nel 2000 Pif partecipa ad un corso di Mediaset diventando autore televisivo. Acquista celebrità attraverso uno degli show più popolari del gruppo, la ntrasmissione di attualità investigativa Le Iene, dove lavora come autore e inviato ndal 2001 al 2010. nNel 2007 per MTV realizza Il testimone, il suo primo programma individuale, uno tra i più originali e innovativi del panorama televisivo odierno. Dal 2011 è impegnato con Il testimone Vip, che racconta da vicino i dettagli di vita quotidiana di personaggi legati al mondo dello sport, della politica e dello spettacolo. La Mafia uccide solo d’estate è il suo debutto alla regia cinematografica.


ARCHIVIO FILM

IO SONO TU
di Seth Gordon

UNA CANZONE PER MARION
di Paul Andrew

IN TRANCE
di Danny Boyle

ELYSIUM
di Neill Blomkamp

L'INTREPIDO
di Gianni Amelio

UN PIANO PERFETTO
di Pascal Chaumeil

BLING RING
di Sofia Coppola

GRAVITY
di Alfonso Cuarón

TWO MOTHERS
di Anne Fontaine

UNA PICCOLA IMPRESA MERIDIONALE
di Rocco Papaleo

LA PRIMA NEVE
di Andrea Segre

CAPTAIN PHILLIPS
di Paul Greengrass

ZORAN, il mio nipote scemo
di Matteo Oleotto

VENERE IN PELLICCIA
di Roman Polanski

IN SOLITARIO
di Christophe Offenstein

LA MAFIA UCCIDE SOLO D'ESTATE
di Pierfrancesco Diliberto

BLU JASMINE
di Woody Allen

I SOGNI SEGRETI DI WALTER MITTY
di Ben Stiller

PHILOMENA
di Stephen Frears

AMERICAN HUSTLE
di David O.Russell

DIANA
di Oliver Hirschbiegel

THE BUTLER
di Lee Daniels

IL CAPITALE UMANO
di Paolo Virzì

TUTTA COLPA DI FREUD
di Paolo Genovese

THE WOLF OF WALL STREET
di Martin Scorsese

I SEGRETI DI OSAGE COUNTY
di John Wells (II)

12 ANNI SCHIAVO
di Steve McQueen (II)

STORIA D'INVERNO
di Akiva Goldsman

MONUMENTS MEN
di George Clooney

SOTTO UNA BUONA STELLA
di Carlo Verdone

ALLACCIATE LE CINTURE
di Ferzan Özpetek

NOAH
di Darren Aronofsky

FINO A PROVA CONTRARIA - Devil's Knot
di Atom Egoyan

STORIA DI UNA LADRA DI LIBRI
di Brian Percival