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  • Martedì 22, Mercoledì 23, Giovedì 24 Aprile 2008
  • Ore 16 - 18 - 20 - 22

LA FAMIGLIA SAVAGE

RegiaTamara Jenkins
CastLaura Linney (Wendy Savage), Philip Seymour Hoffman (Jon Savage), Philip Bosco (Lenny Savage), Peter Friedman (Larry), Gbenga Akinnagbe (Jimmy), Cara Seymour (Kasia), David Zayas (Eduardo), Hal Blankenship (Burt), Tonye Patano (Sig.na Robinson), Joan Jaffe (Lizzie), Michael Blackson (Howard), Sidné Anderson (Simone), Alyssa Waldrip (Faith), Guy Boyd (Bill), Margo Martindale (Roz), Salem Ludwig (Sig. Sperry), Debra Monk (Nancy)
GenereCOMMEDIA, DRAMMATICO
Anno2008
NazioneUSA
Distribuzione20TH CENTURY FOX
Durata114'
LA FAMIGLIA SAVAGE
 
Sceneggiatura: Tamara Jenkins
Fotografia: W. Mott Hupfel III
Musiche: Stephen Trask
Montaggio: Brian A. Kates
Scenografia: Jane Ann Stewart
Arredamento: Chris Keating, Carrie Stewart
Costumi: David C. Robinson
Effetti: Donnie Creighton, J.C. Brotherhood
  • Note - FILM D'APERTURA AL 25MO TORINO FILM FESTIVAL (2007).
    - PHILIP SEYMOUR HOFFMAN E' STATO CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE 2008 COME MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA DI FILM CAMMEDIA/MUSICALE.
    CANDIDATO ALL'OSCAR 2008 PER: MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA E SCENEGGIATURA ORIGINALE.
  • La Storia
    I fratelli Wendy e Jon Savage hanno abbandonato molto presto la casa paterna ed ognuno di loro conduce ormai un'esistenza lontana dai legami familiari. Wendy vive nell'East Village dove cerca in ogni modo di realizzarsi come sceneggiatrice, ma in realtà si arrangia per sbarcare il lunario, ed è coinvolta in una relazione senza futuro con un vicino di casa 'molto sposato'. Jon, invece, è un professore universitario che insegna drammaturgia e che sta scrivendo un libro su Brecht. Il loro ultimo desiderio sarebbe proprio quello di tornare a vivere una situazione familiare da cui sono precocemente fuggiti, ma una telefonata in cui vengono informati della demenza senile del padre ormai giunta ad uno stato gravemente avanzato li fa ricongiungere con l'anziano genitore. Ben presto, Wendy e Jon verranno proiettati in un passato che credevano dimenticato per sempre, ma allo stesso tempo impareranno a confrontarsi l'uno con l'altra e a scoprire ognuno la propria vera natura.
  • La Critica
    Trattare il tema della vecchiaia, della famiglia e della morte senza scadere nel melodramma è cosa ardua: ci riesce brillantemente Tamara Jenkins che, prodotta da Alexander Payne (che aveva già trattato il tema nel riuscito A proposito di Schmidt, anni fa), firma uno dei film più interessanti, coinvolgenti e sinceri degli ultimi anni. La parabola dei due loser (lei continua per forza d'inerzia una storia di sesso con un uomo di mezza età coniugato, lui è un professore frustrato e abbandonato dalla partner che non vuole sposare), è raccontata senza concessioni alla retorica e il loro rapporto con il padre morente è quanto più realistico, crudo ed essenziale visto da parecchio tempo a questa parte. Efficace sulla carta, La Famiglia Savage diventa memorabile, una volta messo in scena, grazie all'interpretazione "definitiva" di tre attori eccezionali: se Philip Seymour Hoffman e Laura Linney, tra i migliori della propria generazione, sono ormai da anni sulla cresta dell'onda e riconosciuti anche dal grande pubblico, un nota particolarmente felice viene da Philip Bosco, anziano caratterista di straordinario talento ma poco noto da noi, che cesella finemente, con una vena grottesca e ironica, un uomo cui restano pochi giorni da vivere, scorbutico e ben lontano dallo stereotipo di "nonnino gentile e affabile" cui il cinema americano ci ha abituato fin troppo spesso.
    Efficace nei dialoghi, incredibilmente ben musicato dall'ottimo Stephen Trask e graziato da uno dei finali più coerentemente ottimistici degli ultimi anni, La Famiglia Savage è un tragico, comico, romantico, piccolo, grandissimo film da non perdere.
    Andrea Chirichelli, Mymovies.it, 2007

    Potrebbe essere uno di quei film educati e ovvi che arrivano in serie dall'America delle Università e delle fondazioni culturali (i due protagonisti, come forse l'autrice, vengono da lì). Invece è una commedia agra piena di intelligenza e di annotazioni esatte, servita a meraviglia da tre attori formidabili (Laura Linney, anche candidata all'Oscar, Philip Seymour Hoffman e il monumentale Philip Bosco nel ruolo acrobatico del padre morituro che i figli non perdonano, anche se ora è soprattutto lui a non perdonare loro). La cosa più bella è forse il campionario di eufemismi, perifrasi, piccole ipocrisie con cui fratello e sorella mascherano continuamente, a se stessi prima che agli altri, smacchi e delusioni. Le scene più terribili quelle in cui i figli, vili, si rimpallano le scelte più ardue ("Papà, vuoi essere sepolto o cremato?"). Ma anche i parenti dell'ultima compagna, l'amante maturo della frustrata Linney (che nell'amplesso tiene la zampa al cane...), gli incidenti continui, sono un piccolo tesoro di amara ironia e di millimetrica precisione psicosomatica.
    Fabi Ferzetti, Il Messaggero, 25 gennaio 2008

    Uno potrebbe anche reagire con un crisi di rigetto. Un film sulla malattia, la vecchiaia, il deperimento fisico e mentale? No grazie. Invece dovreste superare l'eventuale diffidenza perché La famiglia Savage è un bel film, magnificamente interpretato (Hoffman lo ricorderete nei panni di Truman Capote), che su questi temi e sul loro contorno vi farà ridere e pensare. In modo asciutto. Jon e Wendy sono fratello e sorella, vivacchiano nella loro ordinaria infelicità lui inseguendo una carriera universitaria e saggistica che non decolla mai e lei, ancora peggio, illudendosi di essere una promettente ma sfortunata commediografa e di essere amata dall'uomo sposato che quando gli pare transita dal suo letto. Lontano dai loro pensieri umanamente (o meschinamente) concentrati sulle rispettive libertà (o solitudini) è l'anziano padre, che è stato un cattivo padre.
    Fino a quando non vengono convocati dal centro anziani che le finanze di papà non possono più permettersi per riprenderselo e provvedere alla sua non autosufficienza, non solo economica. Il momento della verità è ricco di sottili e anche commoventi sfumature.
    Paolo D'Agostini, La Repubblica, 25 gennaio 2008

    La compassione ha sostituito l'indignazione: si moltiplicano i film su anziani genitori con il Parkinson o l'Alzheimer, sui bambini inabili, su malati di nervi, su creature afflitte dai guai peggiori. Il grido "Vergogna!" al quale registi e spettatori erano abituati fin dai Settanta diventa il gemito "Poveretti"; non è un vantaggio, se i film pietosi non risultano belli e profondi sono lamentosi, tediosi. "La famiglia Savage" di Tamara Jenkins è bello, e perdipiù analizza quel legame misterioso, impasto d'amore e di rivalità ostile, che è spesso la fraternità.
    Fratello e sorella sono diversamente intellettuali, lui saggista e docente letterario, lei autrice di commedie. Hanno poca stima reciproca, non sono amici. Si vedono di rado. Si trovano inetti e sperduti nella foresta della vecchiaia del padre che non sentivano da anni. Li avvisano che questo padre non amato mostra i segni del morbo di Parkinson: non li riconosce, ha disimparato a vestirsi, non riesce a immaginare dove si trovi, non ricorda quasi nulla della sua vita, grida, crede che la figlia sia una cameriera incapace di fare il proprio lavoro, isola l'apparecchio acustico per non sentir discutere né litigare, ha scoppi d'ira lucida molto violenti. Lo ricoverano in clinica, ma si sentono per questo "gente orribile", pieni di rimorsi e imbarazzi. Poi il padre muore, e ciascuno dei due, mutato e migliorato, riprende la propria vita.
    Niente affatto sentimentale ma ricco di quei sentimenti autentici che tutti hanno sperimentato nell'esistenza, capace di raccontare il dolore con forza interiore e senza retorica, venato di ironia, interpretato da attori bravi, "La famiglia Savage", secondo film della regista Tamara Jenkins, nel suo genere è pienamente riuscito, toccante.
    Lietta Tornabuoni , L'Espresso, 10 gennaio 2008
  • Il Regista
    Nata il 02/05/1962 a Philadelphia, Pennsylvania. Spesso confusa con l'atleta Tamara Jenkins che prese parte alle Olimpiadi di Sidney del 2000.
    Tamara inizia a realizzare corti mentre frequenta la NYU Graduate Film Program, che finisce nel 1993. Nel 1996 debutta come attrice nel film "Cheap Flight" (1996) e nel 2000 appare in "Love in the Time of Money". Gira alcuni lungometraggi come "L'altra faccia di Beverly Hills" (1998), "Choices: The Good, the Bad, the Ugly" (2004) e "The Savages" (2007) presentato al Torino Film Fest.


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