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  • Lunedì 18, Martedì 19, Mercoledì 20, Giovedì 21
  • Ore 22.00 LUNEDì ......... MARTEDì, MERCOLEDì ore 16 - 18 - 20 - 22 ..... GIOVEDì ore 16 - 18 - 20

TWO MOTHERS

RegiaAnne Fontaine
CastRobin Wright (Roz), Naomi Watts (Lil), Xavier Samuel (Ian), James Frecheville (Tom), Ben Mendelsohn (Harold), Sophie Lowe (Hannah), Gary Sweet (Saul), Jessica Tovey (Mary), Alyson Standen (Molly), Charlee Thomas (Alice)
GenereDRAMMATICO
Anno2013
NazioneFRANCIA, AUSTRALIA
DistribuzioneBIM
Durata100'
TWO MOTHERS
 
Soggetto: Doris Lessing (racconto)
Sceneggiatura: Christopher Hampton
Fotografia: Christophe Beaucarne
Musiche: Christopher Gordon
Montaggio: Ceinwen Berry, Luc Barnier
Scenografia: Steven Jones-Evans Annie Beauchamp
Arredamento: Sara Mathers
Costumi: Joanna Park
Tratto da: racconto di di Doris Lessing inserito nella raccolta "Le nonne" (ed. Feltrinelli)
Produzione: CINÉ@, GAUMONT, HOPSCOTCH FEATURES, MON VOISIN PRODUCTIONS
  • La Storia
    Lil e Roz sono amiche inseparabili da tanti anni. Anche se non più giovanissime, le due donne sono ancora molto belle e hanno sviluppato un affetto particolare l'una per il figlio dell'altra, rispettivamente Ian e Tom, due ragazzi nel fiore degli anni. Durante una vacanza al mare, i rapporti tra Roz e Ian e Lil e Tom si trasformano in storie passionali che mineranno il legami familiari e l'amicizia di entrambe...
  • La Critica
    Anne Fontaine si è ormai (a buon diritto) costruita una collocazione precisa all'interno del complesso cinema francese. Se François Ozon ama analizzare l'ambiguità e la sottile perversione delle dinamiche sessuali e Christophe Honoré spinge invece il pedale sull'acceleratore dell'eccesso narrativo ed estetico la regista di origini lussemburghesi preferisce portare l'attenzione sulla complessità del sentire e su come il trascorrere del tempo influisca sul coinvolgimento anche sul piano sessuale. Non teme sicuramente di affrontare i tabù e questa volta ha disposizione due attrici belle ed esperte come Naomi Watts e Robin Wright che interagiscono con due giovani promesse del cinema: Xavier Samuel (già visto nel terzo Twilight) e James Frecheville (Animal Kingdom).
    Se si è disposti a sorvolare sullo stereotipo dei corpi statuari dei due (sembrano modelli di Dolce e Gabbana) e sul fatto che passano gli anni e i decenni e le due mamme non invecchiano per nulla, si scoprirà di trovarsi di fronte a un film molto più articolato di quanto ci si sarebbe potuto aspettare. Fontaine immerge i suoi personaggi nella luce del sole e in un paesaggio affascinante ma fa vivere loro quella che essi stessi percepiscono come una trasgressione facendone emergere le pulsioni ma anche le contraddizioni. Nel sottotesto suggerisce poi una non secondaria tensione omosessuale sia tra le due donne (evidenziata in alcuni scambi verbali) sia tra i due figli (si veda ad esempio lo scontro in acqua di cui non viene esplicitata la causa).
    Tutto ciò non è finalizzato in maniera banale a complicare la vicenda (alle spalle c'è comunque il racconto "The Grandmothers" di Doris Lessing) ma diviene strettamente funzionale alla costruzione dei personaggi. Sui quali viene poi fatto intervenire lo scorrere degli anni che mira ad evidenziare le apparentemente inevitabili distanze difficili da colmare che vengono a crearsi tra le due generazioni una volta spento (forse) il fuoco della passione.
    Giancarlo Zappoli, Mymovies.it, ottobre 2013

    La particolarità di questa vicenda, tratta dal racconto Le nonne di Doris Lessing, è tale che richiede tutta una serie di elementi in grado di convincere lo spettatore: in primis, far accettare in modo non meccanico che i quattro siano davvero così felici tra di loro. Per raggiungere questo obiettivo, non aiuta la necessità di fare una serie di ellissi - dalla sequenza delle protagoniste ancora bambine, a loro giovani con i figli piccoli, ai figli cresciuti, ecc. - che, ovviamente, rompono l'unità narrativa e lo sviluppo psicologico dei personaggi. In effetti, sembra essere questo il difetto maggiore di Two Mothers: la necessità di costruire un racconto a-morale e tutta la complessità dei suoi risvolti mette in secondo piano la costruzione dei personaggi e le loro psicologie. Ciò non toglie che vi siano nel film anche momenti sinceramente riusciti e che, nel complesso, si respiri un'aria intrigante giocata sul sottile filo dell'equilibrio tra incredulità e adesione ai personaggi. Ma, probabilmente, è proprio la complessità e l'ambizione del racconto a far sì che qualcosa resti per strada. Chissà, forse, solo un grandissimo regista, un Bergman o un Rohmer, sarebbe stato in grado di mettere in scena una vicenda così articolata. Buona, ovviamente, l'interpretazione di Naomi Watts e Robin Wright, con quest'ultima che riesce a fare qualcosa in più, anche perché il suo personaggio ha una complessità maggiore di quello della Watts. Ottimo invece il contributo di Ben Mendelsohn (Come un tuono, Cogan - Killing Them Softly) che, nei panni del marito della Wright, sembra essere l'unico ad avere gli strumenti per giudicare, osservare e indovinare quanto accade in questa famiglia a quattro da cui lui è sempre stato escluso. Ma, forse, quel che più resterà nella memoria di [bTwo Mothers è proprio la particolarità dell'ambientazione: queste spiagge isolate e meravigliose dell'Australia, dove forse il contatto quotidiano con una natura così meravigliosa e così libera autorizza ancor di più a relazioni e amicizie tutt'altro che canoniche.
    Alessandro Aniballi, Movieplayer.it, 17 ottobre 2013

    (...) Two Mothers racconta parallelamente la storia di iniziazione sentimentale di due giovani vissuti in un ambiente protetto e la maturazione di due donne che cercano disperatamente di allontanare lo sfiorire della loro bellezza consapevoli che i ragazzi potranno presto cercare qualcuno della loro età. Un film di corpi: distesi al sole, nel pieno del loro vigore o in attesa di affrontarne i primi cedimenti. La storia dell’amore materno che lascia spazio a quello sentimentale, come esplicitato in una scena di litigio fra i due ragazzi, in cui le due donne si precipitano a dividere e consolare il partner piuttosto che il figlio. La Fontaine non ci prepara allo scoppio di questo amore, che come tutto il film suona falso. I personaggi vengono lasciati fluttuare fra troppe spiegazioni e sviluppi prevedibili. Forse si contava troppo sulla forza scabrosa di questo amore, che però viene trattato con eccessiva prudenza, in fondo moralistica, diventando una deviazione casuale più che un moto di passione irrefrenabile. Il risultato è un polpettone tradizionale e prevedibile in cui attrici di livello sembrano imbrigliate in una storia priva di mordente che sembra non finire mai.
    Mauro Donzelli, Comingsoon.it, 16 ottobre 2013


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