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  • Martedì 9, Mercoledì 10, Giovedì 11 Ottobre 2007
  • Ore 16 - 18 - 20 - 22

I TESTIMONI

RegiaAndré Téchiné
CastMichel Blanc (Adrien), Emmanuelle Béart (Sarah), Sami Bouajila (Mehdi), Julie Depardieu (Julie), Johan Libéreau (Manu), Constance Dollé (Sandra), Michèle Moretti (Madre di Mehdi), Lorenzo Balducci (Steve), Raphaëline Goupilleau (Madre di Julie e Manu), Maïa Simon (Madre di Sarah), Jacques Nolot (Direttore dell'albergo), Xavier Beauvois (Editore), Bertrand Soulier (Medico), Alain Cauchi (Sceriffo)
GenereDRAMMATICO
Anno2006
NazioneFRANCIA
Distribuzione01 DISTRIBUTION
Durata112'
I TESTIMONI
 
Soggetto: Michel Canesi (idea), Jamil Rahmani (idea) Sceneggiatura: André Téchiné, Laurent Guyot, Viviane Zingg Fotografia: Julien Hirsch
Musiche: Philippe Sarde
Montaggio: Martine Giordano
Scenografia: Michèle Abbé-Vannier (Michèle Abbé) Costumi: Radija Zeggaï
  • Note - IN CONCORSO AL 57MO FESTIVAL DI BERLINO (2007).
  • La Storia
    Parigi, 1984. Il ventenne Manu raggiunge nella capitale sua sorella Julie, aspirante cantante lirica, deciso a cercare un lavoro che lo renda indipendente. Amante della vita notturna, Manu una sera durante i suoi giri conosce Adrien, un medico cinquantenne omosessuale, con cui instaura un sincero rapporto di amicizia, che lo introduce nel suo giro di amici. Tra questi, Manu inizia a frequentare soprattutto Mehdi e Sarah, un poliziotto e una scrittrice che hanno avuto da poco il loro primo figlio e che sono costretti a fare i conti con il nuovo ruolo di genitori. Lo spettro dell'AIDS si sta affacciando in Europa e il gruppo di amici purtroppo non ne rimarrà immune...
  • La Critica
    Il regista francese ha presentato 'Les Témoins' dove l'incrocio di relazioni tra un poliziotto (Sami Bouajila) sposato a una scrittrice (Emmanuelle Béart) ma attratto da un giovane (Johan Libereau) per cui ha perso la testa anche un medico (Michel Blanc) gli serve per ricostruire il periodo, a cavallo dell'inverno 1984/85, in cui l'Aids divenne una malattia drammaticamente popolare. Eppure lo sguardo del regista non è mai schiacciato dall'angoscia di quella sofferenza o dalle accuse moralistiche che ne accompagnarono la diffusione: il diritto all'amore, in qualsiasi modo finisca per esprimersi, è un valore che il film difende fino in fondo, quando una nuova estate tornerà a scaldare i protagonisti intorno a un tavolo dove sono cambiati alcuni volti ma non l'allegria e la vitalità.
    Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 13 febbraio 2007

    La mamma aveva fatto bella Emmanuelle Béart, ma lei non era contenta. Così si fece gonfiare le labbra come Angelina Jolie, che però aveva meno da perdere. Le labbra divennero simili ai bordi di un canotto pneumatico e, col canotto, si gonfiarono anche le velleità intellettuali della Béart: divorziò da Daniel Auteuil e sposò ogni causa bislacca, a cominciare da quella degli immigrati clandestini (...) Credeva forse che così la critica ai suoi film se ne giovasse; però diminuivano gli incassi. E non dovrebbero essere alti nemmeno in Francia quelli de 'Les témoins' ('I testimoni') di André Téchiné. (...) La Béart è la madre del figlioletto dell'ispettore, che a sua volta tradisce con l'editore, visto che scrive storie per bambini. Ha anche un paio di scene spogliata: 'Ci sono momenti - mi dice però - nei quali sono vestita, eppure più che nuda. E non ho nessuna sensazione d'impudicizia'. Con quella bocca può dire ciò che vuole.
    Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 13 febbraio 2007

    Il sedicesimo film ('I testimoni') di André Téchiné è, come gli altri, in onore a uno stile e una morale, il racconto di un gruppo di persone che interagiscono sentimentalmente e cercano il bandolo della matassa del cuore: le cose della vita, come diceva Sautet, senza cecovismi. (...) Saggio, Téchiné si diverte, in senso lato, a presentare i personaggi ad un punto cruciale dell'esistenza, in trasloco di affetti. Lo fa con una serie di intelligenti malinconie che non intaccano la vitalità di un film in cui non si depongono armi né affetti. È qui il segreto sotterraneo dell'autore che padroneggia la materia, quegli happy days di quella libertà sessuale che fece andare prima avanti e poi indietro, raccontando con tempismo emotivo e brillante affetto per i casi della vita. Splendida scena il ragazzo che corre incontro alla morte rimembrando le gioie. Ma la morte non è una fine, dice Téchiné citando Lang: infatti va oltre. Il suo miracolo è laico, è pensiero e costanza, i suoi «eroi» sanno stare soli e questa forza dell'abitudine frena la tristezza.
    Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 6 luglio 2007

    Come Téchiné racconta senza sconti ma anche senza cedere di un passo alla depressione, anzi inanellando specie nella prima parte immagini di sfolgorante bellezza visiva. Come se la vitalità, il desiderio, lo splendore dei corpi e della natura, fosse ancora la miglior risposta possibile al male. Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 6 luglio 2007

    "Un tutti contro tutti per salvare la pelle, in attesa di capire se esistono cure e rimedi. La morte incombe esigendo un tributo e il gruppo di amici uscirà dall'esperienza con le ossa rotte. Ma sia chi con il proprio sapere medico-scientifico, sia chi comprendendo i propri errori e limiti personali, contribuirà a superare la paura che mangia l'anima e a ricominciare da capo una vita gioiosa, pulsante e viva come sarebbe piaciuta a Manu. André Techiné affronta una sorta di semibiografia, cullando i propri personaggi in una messa in scena palpitante, con una macchina da presa dinamica e nervosa per una volta dagli effetti più che positivi. La naturalezza della forma gioca su sequenze che difficilmente si costruiscono su un montaggio interno e l'artificiosità del cinema si impasta sul registro musicale spesso diegetico (la fonte dei brani musicali ascoltati è sempre in campo). La materia è densa di spostamenti dall'asse dell'ovvietà: il poliziotto maghrebino perfettamente inserito, il rimpallo tra omosessualità ed eterosessualità, la desacralizzazione del ruolo del nascituro. Un mondo equilibrato e aperto dove il valore aggiunto sta nel rispetto del prossimo. Senza sbrodolamenti sentimentali, I testimoni è uno scampolo di fine stagione degno dell'attenzione di un pubblico il più possibile numeroso.Davide Turrini, 'Liberazione', 6 luglio 2007

    Come spesso nei film di Téchiné, troppe vicende che si avvolgono tra loro, troppi personaggi di contorno portati a trovare con difficoltà il posto giusto all'interno dell'azione, mentre le psicologie dei personaggi proposti più da vicino hanno a fatica una loro conseguenza, tra alti e bassi, contraddizioni, bruschi salti di registro nei modi di rappresentarli. Si passa infatti da quella che sembrava una cronaca di costume, al patetismo di una malattia che conduce a morte, da pagine di sesso, naturalmente omosessuale, a confronti di caratteri da cui si vorrebbero trarre conclusioni esistenziali. In un disordine narrativo che, pur con l'aria di voler suddividere la materia in tre parti distinte e naturalmente allusive, le svolge in modo quasi piatto, con accenti, nonostante le intenzioni, quasi soltanto esteriori. Gli interpreti rimediano solo in parte a questi scompensi, Emmanuelle Béart, con occhiali, si sforza di sembrare una intellettuale, Michel Blanc, come Adrien, indossa con sobrietà i panni del medico omosessuale. Mehdi è Sami Bouajla, intravisto in 'Baciate chi vi pare' proprio di Michel Blanc.Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 6 luglio 2007
  • Il Regista
    Nasce a VALENCE D'AGEN (Francia) il 13-03-1943. Come gran parte dei cineasti francesi degli anni Sessanta, ha iniziato la propria carriera come critico cinematografico della rivista 'Cahiers de Cinema'. Ha esordito alla regia nel 1969 con "Pauline s'en va". I film successivi - "Souvenirs d'en France" (1975) e "Barocco" (1976) - rappresentano il vero e proprio trampolino di lancio: nel 1979 alcuni produttori gli affidano, infatti, la regia di "Le sorelle Bronte", che si rivela un insuccesso nonostante la presentazione al Festival di Cannes. Dopo "Hôtel des Amériques" (1981), si cimenta nelle trasposizioni cinematografiche di opere teatrali come "La Matiouette" (1983), un monologo scritto e interpretato da Jacques Nolot. Nel 1985 "Rendez-vous" vince il premio per la miglior regia al Festival di Cannes. Nel 1995 "L'età acerba" (titolo ispirato ad una favola di La Fontaine) vince i César per il miglior film, la miglior regia e la miglior sceneggiatura. Nel 2001 è presente alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia con "Lontano".


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