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  • Lunedì 17, Martedì 18, Mercoledì 19, Giovedì 20
  • Ore 22.00 LUNEDì .... MARTEDì e MERCOLEDì ore 15.30 - 18.15 - 21.00 .... GIOVEDì ore 14.45 - 17.20 - 20.00

AMERICAN HUSTLE

RegiaDavid O.Russell
CastJennifer Lawrence (Rosalyn Rosenfeld) Christian Bale (Irving Rosenfeld) Amy Adams (Sydney Prosser) Jeremy Renner (Carmine Polito) Bradley Cooper (Richie DiMaso) Robert De Niro (Victor Tellegio) Michael Peña (Paco Hernandez) Jack Huston (Pete Musane) Louis C.K. (Stoddard Thorsen) Elisabeth Röhm (Dolly Polito) Colleen Camp (Brenda) Anthony Zerbe (Senatore Mitchel ) Melissa McMeekin (Sabrina) Erica McDermott (Addie Abrams)
GenereDRAMMATICO, THRILLER
Anno2013
NazioneUSA
DistribuzioneEAGLE PICTURES
Durata138'
AMERICAN HUSTLE
 
Sceneggiatura: Eric Singer, David O. Russell
Fotografia: Linus Sandgren
Scenografia: Judy Becker
Arredamento: Heather Loeffler
Costumi: Michael Wilkinson
Produzione: ANNAPURNA PICTURES, ATLAS ENTERTAINMENT
  • La Storia
    New Jersey, anni Settanta. Il genio della truffa Irving Rosenfeld e la sua altrettanto astuta partner, nonché amante, Sydney Prosser sono costretti a collaborare con l'agente dell'FBI Richie DiMaso per risolvere un caso di corruzione nei pubblici uffici. I due si troveranno così coinvolti in un giro di politici corrotti e mafia tanto pericoloso quanto affascinante...
  • La Critica
    Da deprimente ad arrapante. La parabola di esplosione, morte e resurrezione “solo-in-America-può-succedere” di Mr. David O. Russell. Dobbiamo ancora riprenderci dal trucco & parrucco del meraviglioso Dietro i candelabri di Steven Soderbergh che ecco arrivare un altro film dove bisogna guardare il capello e poi togliersi il cappello: American Hustle di David O.Russell.
    Il regista lanciato, poi contestato (“Mi deprimi” gli diceva al telefono durante la difficile produzione di Amori e disastri nel 1996) e poi ri-lanciato da Harvey Weinstein (i due fecero pace ai tempi di The Fighter, che rimise in carreggiata Russell dopo dieci anni 2000-2010 di crisi nera in cui il regista realizzò solo la detective story esistenziale mezzo flop I Heart Huckabees nel 2004) sta vivendo ora un momento di grazia. E’ reduce da due grandi successi di pubblico e critica come The Fighter (2010) e Il lato positivo (2012). La linea di Russell è brillante: prende un genere cinematografico, lo stende sul tavolo e lo infarcisce con un siringone dentro cui ha miscelato commedia nevrotica, personaggi parossistici, slapstick e passione rock (mai dimenticarsi che questo signore ha inserito INTEGRALMENTE -ovvero 4’40”- What Is And What Should Never Be dei Led Zeppelin nella scena più geniale de Il lato positivo dopo che Jennifer Lawrence ha schiaffeggiato Bradley Cooper; pochissimi registi mettono un pezzo per tutta la sua durata in un film). E’ il figlio perfetto che avrebbero avuto Woody Allen e Martin Scorsese se si fossero mai sposati al fine di partorire un erede. Ironico e intelligente come Allen. Intenso e brutale come Scorsese. American Hustle non fa eccezione. Un gran casino perfettamente orchestrato. Il divertimento è assicurato. Il genere di riferimento è l’heist movie mischiato al mafia movie con La stangata (1973) di George Roy Hill e Quei bravi ragazzi (1990), appunto di Scorsese, come punti di riferimento. Raccontato con un voice over da più punti di vista, il settimo film di Russell è una commedia melodrammatica travestita da film sulla truffa ambientato in degli anni ’70 più trasfigurati che realistici. “Alcuni dei fatti raccontati nel film potrebbero essere accaduti realmente”.
    (...) Un gran casino eh? Sì, ma divertentissimo. 138 minuti che volano letteralmente e che vorresti non finissero mai. E’ questa l’identità e forse unico limite del progetto: Russell e i suoi meravigliosi attori si divertono così tanto a recitare in un film dove tutti recitano... che la chiusa non è, come dire, convincente e solida come dovrebbe. Hai la netta sensazione che il regista non lo volesse proprio finire. Però una cosa è certa: hai addirittura voglia di rivederlo subito per quanto ti senti drogato da un amico pericoloso che però vorresti non andasse mai via.
    E gli attori? Bale vulnerabile, in sottrazione e paziente (la prova migliore della carriera per noi), Cooper sempre più feroce ed isterico di minuto in minuto (il nostro Bradley è in ascesa continua; il momento in cui prende in giro l’atteggiamento sempre triste del capo è irresistibile), Renner veramente accattivante. Ma vogliamo chiudere con le due signore, grandi rivali nel film. Amy Adams è insuperabile. Fino a tre quarti di film è lei la regina incontrastata della pellicola mentre Jennifer Lawrence... adesso abbiamo capito perché è così inespressiva nel secondo Hunger Games. La ragazzona si deve essere veramente stufata del franchise per mocciosi che però si sentono adulti. La sua Rosalyn è, per citare una battutona del suo personaggio, un “fiore con la spazzatura” (questa è una sintesi perfetta del cinema di Russell), un aroma con un retrogusto disgustoso, una stanga che cammina storta (sta continuando il gioco sul binomio attrazione-repulsione alla base della sua prova da Oscar ne Il lato positivo), una diva bionda insozzata della follia. Che attrice geniale. Che sex symbol sghembo. Forse sarà un filino superficiale. Ma questo American Hustle è veramente arrapante. Altro che deprimente.
    Francesco Alò, 35mm.it, 6 dicembre 2013

    La storia che David O. Russell trae dalla sceneggiatura di Eric Singer rifiuta subito qualsiasi realismo storico in stile Argo e si getta a capofitto nel tunnel del grottesco, prediligendo l'uso sfarzesco ed esagerato di costumi d'epoca e parrucche (eccezionale quella totalmente implausibile di Jeremy Renner) per conferire ai suoi personaggi quell'aura di amabile vulnerabilità con cui è solito condirli per avvicinarli al pubblico. Dunque è senza proibirsi nessuna delle sue consuete ruffianerie che Russell ha realizzato forse il suo film più convincente.
    Su tutta la vicenda narrata aleggia l'ombra flebile di un conflitto tra i più comuni al cinema, ovvero il rapporto che la finzione instaura con la realtà (cosa implichi cioè per due individui l'essere uniti dal proporsi a oltranza per quello che non sono), si basasse realmente su questo però American hustle non avrebbe speranze di generare interesse, tanto è svogliata la trattazione dell'argomento. Nel dipanarsi e intrecciarsi dei rapporti tra i quattro protagonisti è infatti evidente che sono i piccoli momenti autentici in un mare di bugie quel che David O. Russell ama filmare e quindi i più sinceri da guardare.
    Già The Fighter e Il lato positivo mettevano dei personaggi animati dalle migliori intenzioni di fronte agli ostacoli che le proprie debolezze e quelle delle persone che gli sono più vicine pongono per il raggiungimento di una vittoria reale, metafora di una più profonda e spirituale. Sia un incontro di boxe, una gara di ballo o come in questo caso una serie di arresti di proporzioni sempre più esagerate, il raggiungimento dello scopo finale nei film di Russell è dimostrazione di qualcosa di più grande e sembra essere sempre subordinato al confronto con la fragilità dei rapporti umani. Dividendo in quattro personaggi (variamente tarpati nelle loro ambizioni, condannati a fregarsi ma anche in grado di salvarsi vicendevolmente) le istanze solitamente portate da una coppia, il regista trova finalmente la chiave migliore concentrandosi sulla componente determinante del suo cinema: la recitazione.
    Tutti e quattro gli attori protagonisti, con cui Russell ha già lavorato nei suoi film precedenti, forniscono una prestazione fuori dalle loro rispettive medie. Nonostante espedienti grossolani e dalla mano pesante come la serie di ellissi temporali che saltano eventi importanti della storia per poi recuperarli con brevi flashback, ogni scena di American hustle è sostenuta con una credibilità e una sincerità sentimentale talmente potenti da iniettare il dramma necessario nei momenti più divertenti e l'ironia più commovente nei momenti drammatici.
    Fin dal ruolo più piccolo ma fondamentale di Jennifer Lawrence a quello del vero protagonista, ovvero l'Irving di Christian Bale, collettore di ogni frustrazione e portatore dei conflitti più amari senza ricorrere ai soliti eccessi dell'attore ma attraverso una misura commovente, ogni sguardo sembra poter materializzare il sogno del cinema di mettere una lente di ingrandimento su quelle sensazioni umane per le quali non esistono parole.
    Gabriele Niola, Mymovies.it, dicembre 2013

    David O. Russell affronta la storia di petto, immettendoci già in una dinamica avviata e pronta ad esplodere e che poi ci viene raccontata nei dettagli per circa metà film, con il classico stile del regista, un po’ sporco e sbilenco, ma che lo caratterizza e lo rende distinguibile tra mille. La molteplicità di voci over e una scelta di racconto vagamente ellittico, rendono il film un po’ confuso nella parte narrativa, laddove una storia basata su intrighi e doppi giochi dovrebbe essere oscura solo per il raggirato di turno, non per lo spettatore che è in qualche modo “complice” della truffa che viene messa in atto. Nonostante questa difficoltà di comunicazione, Russell si salva per qualche dialogo davvero brillante, ma soprattutto perché si è affidato ai citati magnifici quattro: Bale-Adams-Cooper-Lawrence fanno loro ogni momento del film, mettendo in scena delle performance che già tutti definiscono da Oscar. A loro si aggiunge un Jeremy Renner che, forse influenzato dall’eccellenza che lo ha circondato su quel set, non fa assolutamente brutta figura accanto all’irriconoscibile e straordinario Bale.
    American Hustle è un film di attori, un film di cui si gode grazie alle magnifiche performance e che trova, purtroppo, nell’approccio al racconto, il suo punto debole.
    Chiara Guida, Cinefilos.it, dicembre 2013
  • Il Regista
    Nasce a NEW YORK il 20-08-1958. Regista e sceneggiatore, nel 1994 ha visto premiare al Sundance Film Festival il suoprimo film "Spanking the Monkey", che ha ottenuto anche due nomination agli Indipendent Spirit come miglior opera prima e migliore sceneggiatura. Il suo secondo film è stato "Amori e disastri", entrato nel 1996 nella lista dei top ten di oltre trenta film.


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