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  • Martedì 20, Mercoledì 21, Giovedì 22 Novembre 2007
  • Ore 16 - 18 - 20 - 22

2 GIORNI A PARIGI

RegiaJulie Delpy
CastJulie Delpy (Marion), Adam Goldberg (Jack), Daniel Brühl (Lukas), Marie Pillet (Anna), Albert Delpy (Jeannot), Aleksia Landeau (Rose), Adan Jodorowsky (Mathieu), Alexandre Nahon (Manu), Chick Ortega, Ludovic Berthillot, Verónica R. Moreno
GenereCOMMEDIA, ROMANTICO
Anno2007
NazioneFRANCIA, GERMANIA
DistribuzioneDNC Distribuzione
Durata93'
2 GIORNI A PARIGI
 
Sceneggiatura: Julie Delpy
Fotografia: Lubomir Bakchev
Musiche: Julie Delpy
Montaggio: Julie Delpy
Scenografia: Barbara March
Arredamento: Soraya Mangin
Costumi: Stéphane Rollot
Effetti: Tran Nhat Phong
  • Note - PRESENTATO AL 57MO FESTIVAL DI BERLINO (2007) NELLA SEZIONE 'PANORAMA SPECIAL'.
  • La Storia
    Jack e Marion decidono di lasciare New York e di andare finalmente a Venezia per la vacanza dei loro sogni. Jack è un arredatore d'interni americano, Marion una fotografa francese e, durante il viaggio, emergono una serie di contrasti dovuti alle loro differenti origini. Le cose volgono al peggio quando, sulla via del ritorno, decidono di fermarsi un paio di giorni a Parigi presso i genitori di Marion. Le differenze notate nei giorni precedenti si trasformano in veri e propri malintesi e conflitti, esasperati dai comportamenti dei genitori e degli amici della ragazza, dalla completa ignoranza della lingua francese da parte di Jack e dalla gelosia risvegliata in lui da un ex-fidanzato di Marion...
  • La Critica
    Brillante invece la commedia 'Due giorni a Parigi', diretta e interpretata da Julie Delpy. Dopo un viaggio romantico a Venezia, una francese e un americano (Adam Goldberg) sostano a Parigi per visitare i genitori di lei (tali anche nella vita). Eccentrici e antiamericani quanto basta, i due vecchi accendono una guerra tra culture che diventa guerra tra sessi e poi di coppia. Lo stress di Parigi farà il resto, spingendo il giovane alla fuga.
    Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 11 febbraio 2007

    Julie Delpy (dopo la collaborazione come attrice e cosceneggiatrice al delizioso Prima del tramonto di Richard Linklater che faceva ritrovare il suo personaggio con quello di Ethan Hawke a dieci anni di distanza da Prima dell’alba) torna a giocare le sue carte nella sua seconda prova con un lungometraggio. Si può tranquillamente affermare che con questo film ci ha offerto un film maturo nella sua leggerezza grazie a una sceneggiatura che tiene per tutta la durata del film (tranne forse, ma è questione di gusti, nel finale) e all’interpretazione dei due protagonisti. Il confronto tra Francia e Stati Uniti continua ma questa volta non si tratta di polemica più o meno politica. Come ha sottolineato con grande acutezza Henry-Bernard Levy nel suo brillante saggio "American Vertigo" gli stereotipi in materia abbondano. È però necessario conoscere le persone reali. Questo non serve a edulcorare le differenze di visione del mondo e della vita quotidiana ma le rende fragili e contraddittorie su entrambi i versanti. Se Jack fa fatica a comprendere Parigi (complice anche la non conoscenza del francese) il 'ritorno a casa' mette a nudo per Marion quel fondo di puritanesimo, per quanto inserito in un contesto libertario, che Jack non si toglierà mai di dosso. Non si tratta quindi solo di cibo o di un anziano padre tutto istinto e seduttività ma di due culture. Tutto questo Delpy ce lo dice sorridendo ma quanto spessore c'e’ sotto questa leggerezza di scrittura! Lo fa poi tornando sul luogo del delitto perché la sua abitazione parigina se non è la stessa assomiglia moltissimo a quella utilizzata per Prima del tramonto. In quel caso si trattava di un Rohmer riletto da un americano. Qui di un'America vista (con una maculopatia simbolica) da una francese che l'ama nonostante i difetti reciproci.
    Giancarlo Zappoli, Mymovies.it, 2007

    '2 Giorni a Parigi', debutto alla regia di Delpy, è una divertente commedia che non risparmia nessuno: uomini, donne, francesi, americani... Un film politicamente scorretto, centrato su sesso e incomunicabilità, ma girato con leggerezza e sostenuto da una sceneggiatura solida e ironica, che punta sui dialoghi. E su un paio di battute che metterebbero di buon umore anche Romeo davanti al cadavere di Giulietta.
    Roberta Bottari, Il Messaggero, 5 ottobre 2007

    Julie Delpy è un'attrice francese soprattutto attiva nel cinema di Hollywood in cui si è anche cimentata come sceneggiatrice di vaglia. Oggi è tornata a Parigi dove ha ancora la mamma, il papà e molti amici e vi ha ambientato una storia che non solo si è scritta e interpretata, ma che ha anche portata sullo schermo esordendo nella regia. Con molto spirito, un certo gusto e con pochi peli sulla lingua, specie in quei tanti dialoghi in francese in cui, sul sesso e dintorni, ha ritenuto di procedere a briglia sciolta, senza nessuna reticenza. Il personaggio che si è scelta, Marion, fotografa a New York, lo vediamo arrivare due giorni a Parigi con l'architetto americano Jack, suo convivente da due anni. Prima sono stati a Venezia, dove lui, ipocondriaco, pensa di essersi preso un malanno intestinale, adesso hanno fatto lì una sosta perché Marion vuol rivedere i genitori e vari amici. Sono però questi amici che mettono presto in crisi Jack perché i rapporti di Marion quasi con tutti loro non tardano a rivelarsi carichi di trascorsi erotici piuttosto disinibiti. Da qui una gelosia postuma che turba a Jack quella breve vacanza in cui, anche per le sue difficoltà con il francese si sente ad ogni svolta estraniato e spaesato. Siamo però nelle cifre più scoperte della commedia e si può esser certi che il lieto fine non si farà troppo attendere. Sia come sceneggiatrice, sia come regista, Julie Delpy dimostra di sapersi muovere con scioltezza tra gli accenti e i modi di questa commedia. Da una parte, dando furbo rilievo, ai crucci e agli scontri sentimentali della coppia, da un'altra divertendosi (e divertendoci) a prendere in giro sia certi vezzi e difetti degli americani, lì rappresentati da Jack, sia quelli che possono sorprendersi anche a prima vista nei francesi di città, messi amabilmente alla berlina a livello di quasi tutte le classi. Segnalo, in questi ambiti, la parodia dei tassisti parigini di cui, in varie occasioni, ci vengono offerti campionari spassosissimi, ma segnalo anche la beffa aperta con cui, attorno alla protagonista, son descritti familiari ed amici, arrivando in qualche momento, persino a un sospetto di caricatura. Così si segue volentieri, anche perché i ritmi sono sciolti, soste non ce ne sono e la recitazione, in mezzo, non potrebbe essere più efficace. Sia per merito della stessa Julie Delpy e del suo patner Adam Goldberg, sia per la presenza al loro fianco come attori dei genitori parigini della regista e di molti suoi amici presi anch'essi dal vero. Le loro battute di dialogo, sempre in francese, sono una ghiottoneria. Anche quando sfiorano l'osceno.
    Gian Luigi Rondi, Il Tempo, 27 settembre 2007

    Grazie a un doppiaggio che, artefatto e manierato, è forse il peggiore degli ultimi anni, Julie Delpy, già vittima di un dittico romantico con Ethan Hawke, scrive, dirige e recita una commediola sentimentale ripiena di luoghi comuni e di moleste carinerie su americani e francesi. (...) Parlato franco-italiano (bisognava usare i sottotitoli), il film in cui la Delpy chiama sul set amici e genitori, è un festival di già visto e sentito e si macchia di quei piccoli razzismi quotidiani che denuncia. Come attrice lei fa le fusa col suo Adam Goldberg che vorrebbe solo visitare le tombe del Père Lachaise. Il resto è rumore, chiacchiera, ronzio sordo di un dialogo inutilmente serrato che non lascia mai scampo, intontisce e ti fa credere di essere radical chic.
    Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 28 settembre 2007
  • Il Regista
    Nasce a PARIGI (Francia) il 21-12-1969. Figlia di Albert Delpy, attore e regista teatrale, e Marie Pillet, anche lei attrice. Ha appreso l'arte della recitazione dai suoi genitori e in seguito ha frequentato, per un periodo, l'Actor's Studio di New York. Ma l'esperienza più importante è stata quella di lavorare sul set di alcuni dei più importanti registi europei tra cui Jean-Luc Godard - che a soli quattordici anni l'ha fatta debuttare sul grande schermo con una piccola parte in "Détective" (1985) - Bertrand Tavernier, Agneiszka Holland, Carlos Saura e Krysztof Kieslowski. Da sempre innamorata di New York, vi si è trasferita nel 1990 dopo anni di avanti-e-indietro da Parigi e il pubblico statunitense l'ha conosciuta come Costanza in "I tre moschettieri" (1993) di Stephen Herek, ma l'ha apprezzata ancor di più l'anno successivo come protagonista di "Killing Zoe" di Quentin Tarantino. Sin dal suo esordio è stata interessata più alla regia che alla recitazione e a metà degli anni '90 ha frequentato un corso estivo di regia presso l'Università di New York, diplomandosi col massimo dei voti. Nel 1995 ha realizzato il suo primo cortometraggio "Blah Blah Blah", da lei anche scritto e interpretato, presentato al Sundance Film Festival, mentre nel 2000 ha scritto e diretto il suo primo lungometraggio "Tell me", di cui è anche interprete accanto ad Ethan Hawke, già suo compagno di set in due film di Richard Linklater: "Prima dell'alba" (1995) e "Waking Life" (2001, presentato in concorso alla 58ma edizione della Mostra del Cinema di Venezia). Attualmente vive a Los Angeles. Oltre al francese, parla correttamente l'inglese e l'italiano ed ha una buona conoscenza del tedesco e dello spagnolo.


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