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  • Martedì 13, Mercoledì 14, Giovedì 15 Maggio 2008
  • Ore 16 - 18:30 - 21

IL CACCIATORE DI AQUILONI

RegiaMarc Forster
CastKhalid Abdalla (Amir), Homayon Ershadi (Baba), Shaun Toub (Rahim Kahn), Atossa Leoni (Soraya), Saïd Taghmaoui (Farid), Zekeria Ebrahimi (Amir bambino), Ali Danesh Bakhtyari (Sohrab), Ahmad Khan Mahmidzada (Hassan bambino), Nabi Tanha (Ali), Elham Ehsas (Assef giovane), Bahram Ehsas (Wali), Maimoona Ghizal (Jamila), Abdul Qadir Farookh (Generale Taher), Abdul Salam Yusoufzai (Assef), Tamim Nawabi (Kamal)
GenereDRAMMATICO
Anno2007
NazioneUSA
DistribuzioneFILMAURO
Durata131'
IL CACCIATORE DI AQUILONI
 
Soggetto: Khaled Hosseini (romanzo)
Sceneggiatura: David Benioff
Fotografia: Roberto Schaefer
Musiche: Alberto Iglesias
Montaggio: Matt Chesse
Scenografia: Carlos Conti
Arredamento: Maria Nay, Caroline Smith
Costumi: Frank L. Fleming (Frank Fleming)
Effetti: Kevin Tod Haug, Film Effects Co. Ltd., CafeFX
  • Note - TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI FIGURA ANCHE SAM MENDES. CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE 2008 COME MIGLIOR FILM STRANIERO E PER LA MIGLIOR COLONNA SONORA.
  • La Storia
    E' un piacevole assolato pomeriggio a Kabul e i piccoli Amir, figlio di un notabile pashtun, ed Hassan, il suo piccolo servitore azara, stanno partecipando ad una gara di aquiloni. Tuttavia, il risultato della gara e un atto di vigliaccheria segneranno la rottura dell'amicizia fraterna tra i due bambini. Venti anni dopo, Amir, che si è trasferito negli Stati Uniti, torna nel suo paese ormai governato dai Talebani per combattere i fantasmi del passato e ristabilire la giustizia.
  • La Critica
    Tratto dal celeberrimo romanzo di Khaled Hosseini, il film diretto da Marco Foster (Monster’s ball, Neverland) è estremamente fedele al libro che l’ha ispirato, sia dal punto di vista della narrazione che sotto il profilo di una grande dignità emotiva ed espressiva. Merito senza dubbio del regista, ma anche dello scrittore e sceneggiatore David Benioff che del libro originale, il primo grande racconto epico afghano della modernità, ha saputo cogliere non solo il cuore, ma anche le sfumature più intimiste e commoventi.
    Visivamente travolgente ed interpretato alla perfezione dal gruppo di attori semisconosciuti, Il cacciatore di aquiloni è una grande storia di amicizia e lealtà sullo sfondo dell’Afghanistan degli ultimi quaranta anni. Tutto inizia in casa di un ricco e nobile proprietario di Kabul, rimasto vedovo con un figlio. Ad occuparsi della casa c’è un servitore che appartiene all’etnia Hazara, anch’egli padre di un bambino. I due piccoli crescono insieme, con il secondo che, pur provando un forte sentimento di amicizia per il figlio del padrone, ha sempre un atteggiamento subalterno nei suoi confronti. Un’infanzia più o meno spensierata, interrotta di colpo quando un giorno, dopo aver vinto “la battaglia degli aquiloni”, una violenza orribile viene perpetrata ai danni del piccolo Hazara, reo di appartenere ad una “razza inferiore” e di aver preso le difese del suo “padroncino”. L’amico, dal canto suo, non solo non lo difende ma, nei giorni successivi, irritato dalla bontà dell’altro, lo accusa ingiustamente di averlo derubato. La vergogna separa i due bambini, ma è soprattutto la Storia ad impedire un loro ulteriore incontro: l’invasione russa prima e i talebani dopo obbligano il ricco possidente alla fuga e ad emigrare in California dove tenterà di ricostruirsi una vita gestendo una pompa di benzina. Molti anni dopo, la telefonata di un vecchio amico dei tempi di Kabul offrirà al ragazzo, diventato ormai uomo, la possibilità di cancellare il passato e “tornare ad essere buoni”. Un altro bambino, il figlio dell’amico di un tempo, ha infatti bisogno di aiuto. E non è tutto: il salvataggio del piccolo farà emergere un segreto rimasto nascosto nel cuore del tempo passato.
    Elegante e intenso, ma soprattutto secco ed essenziale nei momenti più drammatici, Il cacciatore di aquiloni oltre a risultare uno splendido adattamento di un romanzo importante è anche un film di buoni sentimenti e grandi ambizioni. Non solo una storia di redenzione, ma anche una pellicola impregnata di un forte afflato filosofico e religioso e un atto d’accusa nei confronti dell’ignoranza vergognosa dei fondamentalisti islamici e dei talebani, rappresentati in tutta la loro crudele tracotanza medievale. “Di che cosa sapeva questa strada un tempo?”. “Di Kebab” risponde l’uomo all’autista che, di nascosto, lo ha condotto a Kabul per salvare il figlio dell’amico. Parole semplici, che però bruciano violentemente dinanzi al desolato squallore in cui versa quella che, una volta, era la capitale ricca di storia di una grande nazione. Emozionante epica della reazione di un uomo ordinario dinanzi al destino, è anche un appello contro gli atroci crimini nei confronti di un’infanzia indifesa e innocente. Un film da non perdere.
    Marco Spagnoli, Vivilcinema n° 1, gennaio-febbraio 2008

    Di saldo e severo impegno la sceneggiatura. Fedele al testo, ma con intelligenza, ne espone le tappe salienti con felice essenzialità, badando soprattutto ad esprimerne più il senso e i climi che non lo schema libresco. Con un finale, forse più ottimistico di come l'autore letterario lo avesse visto, ma comunque con accenti di un lirismo asciutto che finiscono persino per commuovere. Pur evitando il patetismo.
    Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 28 marzo 2008

    'Il cacciatore di aquiloni' dell'eclettico Marc Forster, tratto dal best seller di Khald Hosseini, è un adattamento molto corretto, abitato da facce giuste e sapientemente montato tra passato e presente. In alcuni momenti restituisce l'immane potenza della storia cartacea. In altri (la banalizzazione del papà di Amir) i tanti fan del romanzo storceranno il naso. Forse erano necessarie tre ore. Comunque un'opera che vola alto senza cadere mai.
    Francesco Alò, 'Il Messaggero', 28 marzo 2008

    Diretto da Marc Forster in spirito di fedeltà al bestseller di Khaled Hosseini, il film rievoca con sensibilità i giorni (quasi) spensierati di un'amicizia infantile traumaticamente spezzata. E se l'avventuroso rientro in patria, che riscatta Amir adulto elle colpe passate, non è altrettanto convincente, restano forti la bella immagine paterna incarnata da Homayoun Ershadi: e lo svolazzare libero e colorato degli aquiloni in gara sui tetti di una suggestiva Kabul, com'era prima dell'invasione sovietica, dell'avvento dei talebani e dell'attuale caos.
    Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 28 marzo 2008

    Poco convincente nelle vicissitudini rocambolesche dell'ultimo quarto d'ora, questa diligente trascrizione letteraria di Marc Foster (un regista che ai tempi di 'Monster's Ball' sembrava avviato a migliori destini) avrebbe guadagnato da un uso più parsimonioso della musica invadente di Alberto Iglesias.
    Tullio Kezich,'Corriere della Sera', 28 marzo 2008

    Poco cambia che sia parlato in lingua dari (perduta, del resto, nel doppiaggio italiano), o che i bambini della prima metà paiono usciti dal nostro neorealismo; americana è la sceneggiatura dell'eclettico David Benioff; americana l'impaginazione del non meno multiforme regista Marc Forster che si limita a illustrare le situazioni del romanzo senza cercare un'impronta personale.
    Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 28 marzo 2008

    Il regista Marc Forster (autore di 'Monster's Ball') mette in scena questa storia come se a mirarla fossero gli spettatori di quaranta anni fa. Bisognerebbe recuperare quell'ingenuità e curiosità perdute per apprezzare questo lavoro, che suona eccessivamente retorico e affettato. Un prodotto hollywoodiano, per certi versi, con molte incrinature etniche, però uno sguardo tutto sommato limpido che non ha paura di far recitare gli attori e non-attori in lingua Dari. La parte che più colpisce è quella ambientata nell'era dei talebani, con tanto di lapidazione pubblica di una donna adultera.
    Dario Zonta, 'L'Unità', 28 marzo 2008

    "Buoni sentimenti per un cinema sentimentale, che chiede solo di soddisfare le aspettative dei fan del romanzo. Va bene così, anche se nella seconda parte qualcosa suona a vuoto, quando la buona confezione non basta più a mostrare davvero l'orrore del fanatismo religioso e Forster non trova lo scatto in più per salvarsi dal teatrino dei buoni e dei cattivi.
    Piera Detassis, 'Panorama', 3 aprile 2008
  • Il Regista
    Nato nel 1969, è cresciuto in Svizzera. Nel 1990 si è trasferito negli Stati Uniti per studiare regia presso la New York University. Dopo aver diretto un paio di documentari, nel 1995 ha esordito nella regia di lungometraggi con "Loungers", seguito da "Everything Put Together" (2000), vincitore del 'Someone to Watch Award' all'Indipendent Spirit Award e "Monster's Ball" (2002) in concorso al Festival di Berlino e candidato all'Oscar per la miglior attrice protagonista (Halle Berry, già vincitrice dell'Orso d'argento) e per la miglior sceneggiatura originale.


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