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IL DIRITTO DI UCCIDERE

RegiaGavin Hood
CastHelen Mirren (Colonnello Katherine Powell), Aaron Paul (Steve Watts), Alan Rickman (Generale Frank Benson), Barkhad Abdi (Jama Farah), Jeremy Northam (Brian Woodale), Iain Glen (Ministro degli Esteri James Willett), Phoebe Fox (Carrie Gershon), Monica Dolan (Angela Northman), Aisha Takow (Alia Mo'Allim)
GenereTHRILLER
Anno2016
NazioneGRAN BRETAGNA
DistribuzioneTEODORA
Durata102'
IL DIRITTO DI UCCIDERE
 
Altri titoli: Enemigo invisible, Espías desde el cielo, Opération Eye in the Sky
Sceneggiatura: Guy Hibbert
Fotografia: Haris Zambarloukos
Musiche: Paul Hepker, Mark Kilian
Montaggio: Megan Gill
Scenografia: Johnny Breedt
Arredamento: Fred Du Preez
Costumi: Ruy Filipe
Effetti: Digital Domain, Inspired Minority Pictures
Produzione: COLIN FIRTH, GED DOHERTY, DAVID LANCASTER PER EONE FILMS, ENTERTAINMENT ONE FEATURES, RAINDOG FILMS
  • La Storia
    Il colonnello inglese Katherine Powell dirige a distanza un'operazione contro una cellula terroristica a Nairobi. Il suo "occhio" sul campo è un drone pilotato in Nevada dal giovane ufficiale Steve Watts, ma quando diventa inevitabile sferrare un attacco entrambi realizzano che anche una bambina innocente finirebbe tra le vittime. Mentre nessun politico nella "war room" londinese vuole prendersi la responsabilità di una decisione, una drammatica serie di eventi fa precipitare la situazione.
  • La Critica
    (...) Gavin Hood (...) non riscrive la storia ma indaga nelle zone d'ombra della nostra epoca ad alto tasso di visibilità e altissimo coefficiente di segretezza, malgrado gli Assange e gli Snowden. (...) Mia è solo una figura sullo sfondo, per quanto ben tratteggiata. Serve a farci saltare sulla sedia, ma i protagonisti del film, quelli che invece ci fanno pensare (come raramente succede al cinema) ai mille interrogativi morali posti dalla guerra fatta con i droni, così 'conveniente' in apparenza, sono gli altri. I militari, che vogliono intervenire (non tutti), e i politici che invece frenano (non sempre). E non per umanità ma per timore delle conseguenze. (...) 'II diritto di uccidere' riesce a non fare sconti alla complessità dei problemi sul tappeto senza rinunciare alla suspense del thriller. Grazie all'abilità strepitosa del regista, capace di orchestrare a meraviglia i dubbi e i colpi di scena che percorrono i diversi 'teatri' delle operazioni (nessun effetto digitale manderà mai in pensione il caro vecchio montaggio parallelo) e alla bravura degli interpreti al completo, in testa i 'falchi' Helen Mirren e Alan Rickman, qui purtroppo alla sua ultima apparizione, due figure tutt'altro che monodimensionali grazie alla sceneggiatura accuratissima di Guy Hibbert. Si capisce che Hood non sia riuscito a farsi produrre il film dai grandi studios. Si capiscono meno due o tre scivolate retoriche (come i titoli di coda). Che però non guastano il film più informato e problematico in materia, oltre che appassionante, visto in questi anni. (...) E purtroppo più attuale che mai, anche se pensato e girato ormai diversi anni fa.
    Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 22 agosto 2016

    Il film del sudafricano Gavin Hood si destreggia benissimo nell'evitare il rischio che può correre un racconto che parla di guerra attuale, terrorismo, tecnologia militare e bellica. II punto narrativo, e di necessaria ricaduta anche etico, ruota intorno all'uso dei droni e dunque intorno allo stridente contrasto tra l'illusione di poter condurre una guerra 'pulita', 'chirurgica' e 'intelligente' e la sua traduzione in termini concreti che ovviamente contraddicono quella pretesa dimostrando che la guerra non può che essere crudele, cieca, sporca, e imprevedibile malgrado i più sofisticati sistemi. Ma la conduzione del film sa evitare l'ovvietà della conclusione. Un po' meno un certo moralismo - un colpo al cerchio e uno alla botte: peraltro consueto nell'autorappresentazione americana (qui in realtà anglo-americana ) - nel preservare bontà, commozione, lacrime e lacerazione interiore in chi preme il fatale bottone. Il dilemma invece, o più precisamente la manifestazione esteriore di esso, non riguarda la protagonista. Una come al solito maestosa Helen Mirren (...) ritmo che è poco definire incalzante. (...) Materia e faccenda quanto mai discutibile. Ma il film la sa mettere in scena in modo convincente oltre che coinvolgente.
    Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 25 agosto 2016

    Vorremmo fosse fantascienza ma è l'inquieta realtà di alcune guerre contemporanee portate avanti dall'Occidente anglo-americano. Nel suo film 'II diritto di uccidere' (...) il sudafricano Gavin Hood ne esemplifica un episodio che, per esattezza di dettagli e capacità narrativa, può letteralmente far rabbrividire gli spettatori. Intenso dramma di filosofia morale, il film è solo mirabilmente 'travestito' da 'war movie': alla base dell'indagine, il tema della responsabilità etica in materia di sicurezza civile di una nazione che dovrebbe far capo alla classe politica della nazione stessa. Laddove si impone il diritto/dovere di prendersi delle responsabilità 'ultime' sulle vite altrui cessa ogni risposta lasciando spazio unicamente alle domande. Illuminante.
    Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 25 agosto 2016

    E' un caso più unico che raro quello di un film intelligente, ottimamente recitato, capace di coinvolgerti e farti riflettere: in questo caso, se sia giusto o no sacrificare vittime innocenti al fine di prevenire altri potenziali morti. Una pellicola di guerra, ma non nel modo tradizionale con il quale siamo abituati a confrontarci. In realtà, 'Il diritto di uccidere' è essenzialmente un thriller da camera che, certo, ci fa anche capire come si combatta oggigiorno il terrorismo, grazie all'uso di quei droni che ti permette di colpire a distanza, a migliaia di chilometri dall'obiettivo, «comodamente» seduti davanti a un monitor. (...) strepitosa Helen Mirren (...). Quasi una pochade grottesca, ma capace di tenere alta la suspense, nell'attesa di capire quale sarà la decisione finale. Gli interpreti sono meravigliosi e tra questi va citato con rimpianto lo scomparso Alan Rickman. La sceneggiatura dà spazio a ogni tesi e ragione, senza volutamente tifare pro o contro. Un meccanismo perfetto che fa apparire la vicenda perfettamente verosimile. Un vero peccato che il film esca a fine agosto, in un periodo cinematograficamente poco appetibile.
    Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 25 agosto 2016

    Erano anni che al cinema non provavo un'ansia simile, costruita, architettata, sostenuta da tutti i mezzi più moderni di cui i cineasti oggi dispongono quando debbono mozzare il respiro agli spettatori. Gavin Hood e i suoi hanno fatto centro. Applaudiamoli e applaudiamo anche Helen Mirren che dopo essere stata in «The Queen», la Regina Elisabetta, ha accettato qui di essere un semplice colonnello; sia pure responsabile dei comandi operativi.
    Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 27 agosto 2016
  • Il Regista
    Nato a JOHANNESBURG (Sudafrica) il 12 maggio 1963. Gavin Hood Regista, attore, sceneggiatore e produttore. Segue inizialmente le orme dei genitori tentando la carriera d'attore, poi si laurea in legge e si trasferisce a Los Angeles per studiare regia e sceneggiatura all'UCLA. Tornato in patria, i suoi primi lavori da regista sono alcuni brevi filmati educativi commissionati dal Ministero della Salute sudafricano, mentre nel 1998 dirige il suo primo cortometraggio intitolato "The Storekeeper", per il quale riceve una candidatura all'Oscar. L'esordio nel lungometraggio è nel 1999 con "Verdetto bianco", storia di un controverso caso giudiziario di cui lui è anche sceneggiatore e interprete e che l'anno dopo lo fa inserire da Variety nella lista dei 'Ten Directors to Watch'. Nel 2001 dirige un film in lingua polacca, "Avventura nel deserto", tratto da un racconto di Henryk Sienkiewicz, e dopo alcuni lavori come attore nel 2005 dirige "Il suo nome è Tsotsi", che vince l'Oscar come Miglior film straniero e gli fa ottenere una grande notorietà internazionale. Il film conquista anche diverse candidature al Golden Globe, al BAFTA e agli EFA e gli spiana la strada per Hollywood, dove dirige "Rendition - Detenzione illegale" (2007), in cui mette sotto accusa la pratica clandestina di cattura e deportazione di sospetti terroristi attuata dalla CIA in diversi paesi. Nel 2009 firma "X-Men le origini - Wolverine", nel 2013 "Ender's Game" e nel 2015 "Il diritto di uccidere", presentato in anteprima mondiale al Festival di Toronto.


ARCHIVIO FILM

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di Bruno Dumont

TORNO DA MIA MADRE
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IL DIRITTO DI UCCIDERE
di Gavin Hood

LOLO - GIÙ LE MANI DA MIA MADRE
di Julie Delpy

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