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  • Martedì 15, Mercoledì 16, Giovedì 17 Aprile 2008
  • Ore 16 - 18 - 20 - 22

LEONI PER AGNELLI

RegiaRobert Redford
CastRobert Redford (Dottor Stephen Malley), Meryl Streep (Janine Roth), Tom Cruise (Senatore Jasper Irving), Michael Peña (Ernest), Derek Luke (Arian), Peter Berg (Wirey Pink), Andrew Garfield (Todd), John Brently Reynolds (Skinny), Louise Linton (Sig.na M.)
GenereDRAMMATICO
Anno2007
NazioneUSA
Distribuzione20TH CENTURY FOX
Durata95'
LEONI PER AGNELLI
 
Soggetto: Matthew Michael (Carnahan)
Sceneggiatura: Matthew Michael (Carnahan)
Fotografia: Philippe Rousselot
Musiche: Mark Isham
Montaggio: Joe Hutshing
Scenografia: Jan Roelfs
Arredamento: Leslie A. Pope
Costumi: Mary Zophres
Effetti: Industrial Light & Magic (ILM), Tweak Films
  • Note - PRODUTTORI ESECUTIVI: TOM CRUISE E PAULA WAGNER.
    - PRESENTATO FUORI CONCORSO ALLA II^ EDIZIONE DI 'CINEMA. FESTA INTERNAZIONALE DI ROMA' NELLA SEZIONE 'CINEMA 2007'.
  • La Storia
    Arian ed Ernst, due studenti della West Coast University, hanno deciso di seguire il consiglio del professor Malley e cercano di compiere nella loro vita qualcosa di importante e si arruolano per andare a combattere in Afghanistan. Malley è orgoglioso della scelta fatta dai due ragazzi ma al contempo vive una profonda crisi morale perché si sente responsabile di aver messo in pericolo la loro vita. Mentre Arian ed Ernest lottano per sopravvivere e Malley si adopera per aiutare uno studente ribelle a trovare la sua strada, a Washington il senatore Jasper Irving sta per fare scottanti rivelazioni ad una giornalista Tv.
  • La Critica
    Sarebbe piaciuto a Mankiewicz questo film, per l'importanza che attribuisce alla parola, alla dialettica e alla retorica: il regista di 'Eva contro Eva', 'Giulio Cesare' e 'Masquerade' avrebbe saputo apprezzare quella che era stata la sua qualità principale, un cinema fatto di idee, recitazione e poco altro. Ma ricchissimo d'intelligenza e lucidità. (...) Il film, sceneggiato da Matthew Carnahan, e tutto costruito intorno a questi due teatrini della persuasione, dove l'abilità retorica del senatore cerca di smantellare la scettica razionalità della giornalista, mentre l'impegno del professore si sforza di fare breccia nelle posizioni rinunciatarie del suo studente. Redford non risparmia critiche né alle scelte troppo remissive della stampa né a quelle qualunquiste dello studente e sembra avere ammirazione solo per il coraggio e la coerenza dei due ex allievi arruolatisi, disposti al sacrificio estremo della vita. E' il pegno che paga alla retorica dell'eroe insita nella cultura americana ma anche il mezzo per ricordare che quella retorica ha origini classiste e ragioni politiche.
    Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 24 ottobre 2007

    Niente di nuovo, ma chissà che il film non possa ugualmente aiutare a riflettere. Verboso, declamatorio, 'Leoni per agnelli' appartiene al cinema di parola e consta di tre dialoghi che si svolgono in luoghi diversi nello stesso giorno: un'intervista di Meryl Streep al senatore Cruise a Washington; uno scambio tra due amici, nero e messicano, agonizzanti in Afghanistan; una conversazione tra il professor Redford e uno studente della Università californiana a suo tempo frequentata dai due amici ormai morti, sull'indifferenza e l'impegno. Le star protagoniste danno un contributo essenziale: ma la troupe, in nome della serietà dei temi del film, ha rifiutato di partecipare a qualsiasi festa della Festa romana.
    Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 24 ottobre 2007

    La misurata polemica è efficace spettacolarmente solo quando battibeccano cortesemente Cruise e la Streep. (...) Non abituati a ragionare secondo diversi fusi orari, come fanno gli americani, gli italiani stenteranno a capire che le continue inquadrature degli orologi devono far capire che gli episodi sono sincroni. In fondo è la trovata migliore del film. La Streep è al secondo film alla Festa: nel primo, 'Rendition', era la gelida funzionaria della Cia, con la stessa magnifica disinvoltura. Proprio alla Festa, la Loren ha detto d'odiarla. Invece dovrebbe invidiarla.
    Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 24 ottobre 2007

    Che malinconia ritrovarsi l'icona-Redford nei panni e nei tratti stropicciati e cascanti di un logorroico cattedratico... Anche se si sapeva benissimo che il biondo compare di Paul Newman nei classici 'Butch Cassidy' e 'La stangata', nonché il divo sexy del cinema alternativo anni '70, è diventato a settantuno anni un vate della sinistra americana e l'instancabile boss dell'anti-hollywoodiano Sundance Institute, l'effetto tempo perduto finisce col destabilizzare in partenza 'Lions for Lambs' di cui è produttore, regista ed attore. (...) Purtroppo il film sbaglia totalmente l'impianto, restando sempre indeciso e irrisolto tra il tono teatrale delle ammiccanti battute politiche dell'episodio Cruise/Streep, l'imbarazzante predica del prof Redford e la claustrofobica routine dello scorcio guerresco: incanalati ciascuno nel suo ambito, i temi non trovano un ritmo, eseguono uno spartito sconnesso e, soprattutto, mancano l'attesa fusione finale in senso sia drammaturgico che emotivo. Probabilmente il copione aveva inserito chiavi psicologiche già usurate: il turgido senso del potere che elettrizza il senatore, l'idealismo piagnucoloso del docente in pantaloni di velluto e camicia botton-down, la spacconeria dei due giovani prima emarginati dalla società e poi mandati al macello dalle manovre di Washington e dall'incapacità dei comandanti. Ma certo RR doveva impegnarsi di più, in primo luogo perché il cinema non può accontentarsi delle didascalie e in secondo perché vogliamo sempre un gran bene all'eroe di 'Corvo rosso', 'Come eravamo', 'Il grande Gatsby' e 'I tre giorni del Condor'.
    Valerio Caprara, 'Il Mattino', 24 ottobre 2007

    Con attori meno dotati sarebbe un autogol, nobile ma verboso. Con questo cast, e con dialoghi tanto affilati, è un'americanissima prova di coraggio - e di ottimismo della volontà. Mentre l'Occidente sprofonda nell'ironia, nel disincanto, nelle dietrologie, Redford ci ricorda che siamo tutti sulla stessa barca e ognuno deve fare il suo dovere. meglio: essere se stesso fino in fondo. Anche se sono gli altri a morire, magari per una causa sbagliata. Facile respingere il messaggio al mittente con sufficienza, parlare di retorica, dire la guerra l'hanno volutagli Usa, non ci riguarda. Ma sarebbe più onesto riconoscere che stavolta Redford parla a tutti noi.
    Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 24 ottobre 2007

    Questo è il film. Semplice. Recitato da attori 'forza della natura', di ogni genere e età (siano essi tenori, baritoni, soprano, stonati o controtenori). Il vero misterioso oggetto invisibile ripreso dal bel film è l'inconscio collettivo, lo stesso che poi fa votare la sinistra, soprattutto estrema, anche in Italia per Berlusconi o Cofferati, in nome dei nostri interessi materiali che, ci spiega Redford, sono in questo modo assai malamente tutelati. Fantasia e impegno al potere, invece, come nel '68. In California, l'estate scorsa, mi hanno raccontato, una storia simile a 'Lions and Lambs'. Impegnati e politicizzati quanto altri mai (sono ragazzi della Santa Cruz University), hanno scoperto che alcuni di loro avevano staccato la spina delle discussioni interminabili davanti a 10 birre e, marines, erano partiti. A fare 'i leoni' ma comandati e imbrogliati, come sempre avviene, fin dalla prima guerra mondiale, da quegli agnelli di generali. Clinton, svela 'Rendition', progettò sequestri clandestini di terroristi pericolosi da smistare in segreto. Vero. Dopo Mogadiscio ... Che Bush jr. abbia applicato quelle regole per salvare terroristi dalla furia devastante, di Arian, Ernest e Todd, non ce lo aveva però finora raccontato nessun film. Usa.
    Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 24 ottobre 2007

    Il passo di 'Lions for Lambs' è quello solito di Redford, forse leggermente più didascalico. Spettacolo messo al servizio di qualche convinzione. Niente di radicale, niente di rivoluzionario, ma sincero e onesto sì.
    Roberta Ronconi, 'Liberazione', 24 ottobre 2007

    Questo discreto prodotto - a basso costo, va riconosciuto - del rispettabilissimo impegno liberal, riesce a essere in una botta sola moralista, con la giornalista e il politico, sia didattico, con Robert Redford e il suo allievo, e anche vagamente retorico, nella resistenza epica e sprezzante della morte dei militari americani circondati dai talebani.
    Luca Mastrantonio, 'Il Riformista', 24 ottobre 2007

    Due parti del film su tre consistono di lunghi dialoghi fra personaggi seduti a una scrivania. ' Leoni per agnelli' (titolo che allude a una battuta di Redford: i soldati inglesi della prima guerra mondiale erano leoni comandati da generali imbelli come pecore) va preso per quello che e una critica alla Casa Bianca, e un'amara riflessione della parte 'democratica' del paese su ciò che Bush ha fatto all'America. Quando Redford incita l'allievo all'impegno, sembra Kennedy quando disse: 'Non domandatevi cosa il vostro paese può fare per voi, ma cosa voi potete fare per il vostro paese'. L'idealismo kennedyano si scontra con il modernissimo cinismo del senatore Tom Cruise, il personaggio più sinistro e indimenticabile del film. Alla fine il messaggio è noi democratici siamo
    brave persone e amiamo l'America, ma Bush ci ha rotto il giocattolo e dobbiamo far qualcosa per aggiustarlo. Lodevole e condivisibile: ma bastava la conferenza stampa, non serviva anche il film." Alberto Crespi, 'L'Unità', 24 ottobre 2007

    Non sappiamo come dirvelo, ma qualcuno lo deve pur fare. Robert Redford si tinge i capelli (sfumatura tra Biscardi e la Brambilla). Ma come, il film manda un messaggio e noi indugiamo in dettagli da sciampista? Per forza, sennò dovremmo dire che la fotografia è un gradino sotto il professionale, e purtroppo lo è anche la recitazione di Meryl Streep, giornalista costretta a un botta e risposta di quasi mezz'ora con il senatore repubblicano Tom Cruise. 'Voglio dichiarare guerra a chi fa la guerra', spiega il regista. E aggiunge: 'Sappiano i giovani che ribellarsi è giusto'.
    Maria Rosa Mancuso, 'Il Foglio', 24 ottobre 2007
  • Il Regista
    Nasce a SANTA MONICA, CALIFORNIA il 18-08-1936. (La sua data di nascita è controversa. Secondo alcune fonti nasce nel 1937 e per questo i suoi 70 anni sono stati celebrati dai media nel 2007, mentre lui con la sua indole riservata li aveva festeggiati in sordina l'anno precedente.) Figlio di Charles Robert Redford, contabile presso la "Standard Oil", perde la madre, Martha, nel 1956, anno in cui lui si diploma. Il "Ragazzo d'oro" di Hollywood riesce ad entrare all'Università (nel Colorado) per meriti sportivi più che accademici. Rivela fin da giovane un carattere vivace a causa del quale una volta, dopo una eccessiva bevuta, Robert si presenta in campo in condizioni tali da far perdere alla propria squadra il torneo di Baseball. Qualche anno dopo, nel 1957, inseguendo il folle sogno di diventare un famoso pittore, abbandona gli studi e comincia a viaggiare per l'Europa. Al suo ritorno in America, Redford inizia con grande passione a studiare scenografia al "Pratt Institute of Art". Si trasferisce poi a New York, dove studia recitazione all' "Accademia americana di Arti Drammatiche" e il 12 settembre di quello stesso anno, il 1958, sposa Lola Van Wagenen, che per lui lascia il college. Avranno quattro figli - uno dei quali muore poco dopo la nascita - ma divorzieranno nel 1985. Nel 1959 debutta a Broadway recitando nello spettacolo "Tall Story". Tra il 1961 e il 1962, Redford ottiene il suo primo ruolo da protagonista nello spettacolo teatrale "Sunday in New York". Successivamente trionfa nella brillante commedia di Neil Simon "A piedi nudi nel parco" e sarà proprio l'omonima versione cinematografica di questo divertente spettacolo teatrale che nel 1967, anche grazie alla regia di Gene Saks, lo consacrerà come una vera e propria star, dopo il suo esordio nel film "Caccia di guerra" (1962) film che segna anche l'inizio della sua amicizia con il collega Sydney Pollack. E' proprio l'amico di una vita che lo descrive come un uomo appassionato di poesia, ben diverso da come può sembrare grazie al suo bell'aspetto. Anzi, spesso a determinare le sue scelte nella carriera è stata proprio l'esigenza da lui molto sentita di non limitarsi ai ruoli da 'bellone'. Questo lo ha spinto ad affrontare, e con successo, film di ogni genere ma, pur essendo un attore di grande talento, Redford ha ottenuto una nomination all'Oscar soltanto nel 1974 per il film "La Stangata", in cui ha recitato accanto ad un affascinante e istrionico Paul Newman sotto la direzione di Georges Roy Hill. L'Oscar arriverà invece nel 1981 come regista, grazie al film "Gente Comune" e così Robert, insieme a Warren Beatty, Clint Eastwood, Mel Gibson, Richard Attenborough e Kevin Costner, è uno dei 6 grandi interpreti che hanno ricevuto l'ambita statuetta quando sono passati dietro alla macchina da presa. I riconoscimenti comunque non gli sono mancati: tre Golden Globe, nel 1975, 1977 e 1978 e nel 1996 anche un prestigioso riconoscimento alla carriera da parte dello "Screen Actors Guild". Nella sua vita Robert si è differenziato comunque dai suoi colleghi. Intanto, nato in California, ha scelto di andare a vivere nelle montagne dello Utah che considera il suo Paradiso. In più, nonostante sia un grande attore e una star internazionale, ha sostenuto nel 1978 il nascente "Utah/US Film Festival" e con il suo impegno lo ha fatto diventare una delle principali vetrine del cinema indipendente internazionale. Dal 1991 si chiama "Sundance Film Festival" dal nome del bandito gentiluomo da lui interpretato in "Butch Cassidy" nel 1969. Infatti già nel 1981 Redford aveva fondato in un sobborgo di Salt Lake City il Sundance Institute, un'organizzazione no-profit per sostenere i registi indipendenti che ha permesso l'esordio e ha offerto una ribalta internazionale a registi come Kevin Smith, Quentin Tarantino, Jim Jarmusch, Robert Rodriguez e Steven Soderbergh. Il Festival è ormai un appuntamento irrinunciabile per i cinefili di tutto il mondo.


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