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  • Ore GIOVEDì 27 ottobre ore 21.00 (Lampertico) .... VENERDì 28 ore 16 - 18.30 - 21 .... SABATO 29 ore 16 (Odeon) ore 18 - 20.30 (Lampertico) .... DOMENICA 30 ore 16.15 - 18 (Lampertico) ore 21 (Odeon)

RARA - Una strana famiglia

RegiaPepa San Martín
CastJulia Lübbert (Sara), Mariana Loyola (Paula), Agustina Muñoz (Lia), Emilia Ossandon (Cata), Daniel Muñoz (Victor), Sigrid Alegría (Nicole), Coca Guazzina (Icha), Nicolás Vigneaux (Julian), Micaela Cristi (Pancha)
GenereCOMMEDIA, DRAMMATICO
Anno2016
NazioneCILE, ARGENTINA
DistribuzioneNOMAD FILM
Durata90'
RARA - Una strana famiglia
 
Sceneggiatura: Alicia Scherson, Pepa San Martín
Fotografia: Enrique Stindt
Musiche: Ignacio Pérez
Montaggio: Soledad Salfate
Scenografia: Amparo Baeza
Costumi: Mary Ann Smith
Produzione: MANIFACTURA DE PELICULAS, LE TIRO CINE ARGENTINA
  • La Storia
    Sara è una ragazzina che vive con la madre, la sorella e la moglie di sua madre. La sua vita è felice e la sua quotidianità spensierata ma quando l'adolescenza si affaccia nella sua esistenza, l'impatto con le vite dei coetanei e i primi confronti con l'altro sesso sollevano una serie di problemi. Le cose diventano ancora più complicate quando suo il tenta a tutti i costi di ottenere la custodia delle sue figlie. Basato sulla storia vera di una battaglia legale che un padre ha intrapreso per ottenere la custodia di sua figlia, cresciuta in una famiglia omosessuale.
  • La Critica
    Ambientato nel clima rilassato di Viña del Mar, la citta turistica sul Pacifico, risuona di musica pop, si sviluppa attraverso rituali studenteschi nei collegi esclusivi, nei rapporti familiari con un'attenzione puntata più sulla crescita emotiva della protagonista, sulla sua personale indipendenza da raggiungere, una conquista sempre faticosa, raccontata con grande sensibilità e attenzione alle sfumature.
    Silvana Silvestri, 'Il Manifesto', 13 ottobre 2016

    Il tema della ‘genitorialità’ diversa e della famiglia dove il padre è assente, è certamente tra i più sensibili e scabrosi della cinematografia contemporanea.
    Non sono pochi i film che mettono in campo in modo diretto e frontale questo argomento, a metà, va detto, tra provocazione e una presupposta ‘normalità’. Anche qui si comincia in un clima quasi idilliaco e con le migliori gentilezze, almeno fino a quando non si fa strada la presenza del padre che esige l’affidamento delle figlie.
    Fratture dialettiche, incomprensioni, liti caratterizzano inevitabilmente la vita del rapporto padre/madre/figlie, inficiano la serenità della più grandicella delle due. Il racconto ha il pregio di guardare l’azione con gli occhi di Sara, di osservare nelle sue reazioni il termometro della variazioni umorali che segnano i suoi atteggiamenti. Si tratta, a dire il vero, della costruzione di un clima che, lungi dal cedere a facili scenate, preferisce la strada della ragionamento interiore, dello scambio di opinioni pacato, di una soluzione che non procura traumi. Alla spalle c’è la storia vera della battaglia legale che un padre ha intrapreso per ottenere la custodia di sua figlia, cresciuta in un famiglia omosessuale.
    Non c’è dubbio che il copione si muova sul filo del rasoio per arrivare a smuovere alcuni divieti che ancora gravano su molti contesti sociali in merito alle famiglia allargate. Però il racconto non azzarda soluzioni forzate e cerca solo di far vedere l’umanità di donne non volutamente desiderose di rovinare un nucleo familiare. Interpretato con spontaneità da un nucleo valido di attrici cilene, il film dice cose importanti nella speranza che non venga stravolto a livello ideologico.
    Massimo Giraldi, Cinematografo.it, 12 ottobre 2016

    L'inquietudine della protagonista è il motore del film, come racconta il primo lungo piano sequenza all'interno della scuola, ma viene pian piano messo in prospettiva dalla battaglia legale tra il padre e la madre: qualcosa di molto più grande della ragazzina, che la supera e la esclude, ma nasce sul terreno fertile del suo smarrimento. Pepa San Martìn e la sceneggiatrice Alicia Scherson sono partite da una storia vera per fare un film che della verità si cura da cima a fondo: della verità della finzione. Il clima nel quale si svolge e ci avvolge Rara, infatti, è familiare prima di tutto perché appartiene alla verità della famiglia come luogo di convivenza, di tensioni e di affetti, e dunque a tutte le famiglie, a tutti i figli in quanto figli e ai genitori in quanto genitori.
    Nonostante il film opponga drasticamente il calore della casa materna di Sara alla fredda perfezione di quella del padre, con uno schematismo un po' spinto (com'è, forse, per l'episodio del gattino), la figura dell'uomo non è mai ritoccata in negativo, la regista non disegna più ombre su di lui di quanto non faccia su altri (si potrebbe notare che, a suo modo, illumina tutti i personaggi, ammorbidendoli), ma, come la paura di Sara di essere diversa dagli altri la porta a sentirsi tale, la preoccupazione del padre per un evento senza peso ci porta verso un finale che non ci aspettiamo e che non vorremmo.
    Tanto la virata drammatica quanto i momenti "coming of age" della prima parte sono condotti con mano delicata e ottimo senso del ciglio, oltre il quale la strada si farebbe scricchiolante, retorica, inutilmente urlata. C'è invece un bel silenzio su molte cose, piccole grandi ellissi che ben rispondono alla visione e alla comprensione di Sara, che non è lucida né totale, che vede accadere le cose rapidamente e altrettanto rapidamente sostituisce la preoccupazione per lo sguardo altrui su di sé con quella per la sorella, per la quale si fa, in piccolo, madre e compagna.
    "Non mettermi in bocca parole che non ho detto", dice Victor all'ex moglie Paula, nel corso di un confronto telefonico, e il film ne sposa la linea di condotta: se dice necessariamente la sua nel dibattito sulla tutela legislativa dei figli di coppie omosessuali - tutela che in Cile ancora non è contemplata- lo fa senza proporre frasi fatte, cinematograficamente parlando, ma presentando la questione quale è, delicata e amaramente aperta.
    Marianna Cappi, Mymovies.it, ottobre 2016

    Sin dall’immagine di apertura, Rara ci offre uno sguardo accurato e gradevole sulla vita di un’adolescente che deve lottare con i problemi di tutti i giorni. Ogni scena in questo film potente è costruita con economia di movimenti e di sceneggiatura. I personaggi e le loro relazioni descrivono una realtà che riflette il mondo nel quale viviamo e che al contempo ci fa interrogare sul concetto di famiglia perfetta. La recitazione, la sceneggiatura ma più di tutto la regia ci assorbono completamente in questa storia di lealtà, disperazione, speranza e di amore nelle sue molteplici forme. – Kplus International Jury Festival di Berlino 2016.
    (Cinematographe.it)

    L'adolescenza è al tempo stesso l'età della ribellione e del conformismo. La prima è soprattutto contro i genitori e gli adulti in generale ed è un momento necessario per affermarsi come individui autonomi, il secondo nasce invece dal desiderio di appartenenza e dalla pressione dei coetanei, una massa in gran parte conformista. Solo chi ha una forte personalità riesce a ignorarla e a seguire la propria strada, magari a prezzo di una maggiore solitudine. È comunque un momento di Sturm und Drang anche per i più pacifici dei ragazzi.
    Pepa San Martìn in Rara, suo film di debutto premiato a Berlino e a San Sebastian, affronta una storia di ordinaria omofobia senza calcare il piede sul pedale della denuncia politica o ricorrere a slogan, ma raccontandola con rara naturalezza e tocco leggero, attraverso gli occhi di due ragazzine. Le quali non mettono minimamente in dubbio il modello di famiglia in cui vivono – due donne che si amano e che le amano e le accudiscono – ma vengono “fraintese” da una società solo in apparenza aperta e in realtà ostile a qualcosa che percepisce come non normale.
    Le normali liti e gli accaniti confronti che una ragazzina che sta crescendo ha con la madre, lo sfogo col padre e un calo nel rendimento scolastico vengono dunque interpretati dagli esterni come una reazione a una situazione di disagio che ha le sue radici nel fatto di non vivere con un uomo e una donna, unico nucleo riconosciuto dalle leggi e dalla morale maggioritaria. I sensi di colpa di Sara per quello che alla fine le sfugge di mano e che non voleva assolutamente provocare, il dolore della madre e delle figlie sono raccontati benissimo nel film (basato su una storia vera) che sembra un pezzo di vita colto nel suo reale svolgimento.
    Sono bravissime soprattutto le bambine – la maggiore Julia Lübbert e la minore Emilia Ossandon – a rendere con naturalezza il rapporto conflittuale tra sorelle e quello con i genitori, la quotidianità scolastica e sociale, i momenti di gioia e quelli di dolore. È certo che San Martìn ha fatto un grande lavoro con i suoi attori e anche per questo Rara si vede con interesse, partecipazione ed empatia fino all'amaro e (ancora) spesso inevitabile finale: finché la società non imparerà a tutelare il benessere dei minori non in base al pregiudizio ma alle loro reali esigenze e a comprendere che una famiglia è sana o è malata a prescindere dal sesso di chi la compone, non andremo molto lontano.
    Il pregio maggiore di Rara sta proprio nella sua (apparente) semplicità e nel senso della misura con cui la regista si ferma sempre un attimo prima di scivolare nell'ovvio o nel melodramma: il messaggio (importante) non travalica mai il godimento del film e arriva al cuore proprio per la sua capacità di mostrarci persone e sentimenti reali e non personaggi simbolo scritti in modo astratto.
    Daniela Catelli, Comingsoon.it, 3 ottobre 2016
  • Il Regista
    Pepa San Martín nasce a Curico in Cile nel 1974. Studia recitazione e partecipa a diversi spettacoli teatrali come attrice e regista. Si trasferisce a Santiago nel 2004 e comincia a lavorare come assistente alla regia in più di diciotto lungometraggi. Nel 2011 dirige The Shower, selezionato a Berlino in competizione ufficiale. Viene premiata per questo film con il premio DAAD Short Film, che consiste in un periodo di residenza a Berlino, dove dirige il suo secondo cortometraggio, Gleisdreieck, eletto Miglior Cortometraggio latinoamericano al Valvidia Film Festival 2012.
    Nel 2016 gira Rara - Una strana famiglia, film che riflette sulla quotidianità delle famiglie omosessuali, e partecipa in concorso alla 66esima edizione del Festival di Berlino, dove riceve il premio Miglior Film nella sezione Generation Kplus International Jury.


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