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  • Martedì 24, Mercoledì 25, Giovedì 26 Settembre 2013
  • Ore 16 - 18 - 20 - 22

UNA CANZONE PER MARION

RegiaPaul Andrew
CastTerence Stamp (Arthur), Vanessa Redgrave (Marion), Gemma Arterton (Elizabeth), Christopher Eccleston (James), Orla Hill (Jennifer), Anne Reid (Brenda), Bill Thomas II (Bill), Ram John Holder (Charlie), Taru Devani (Sujatha), Calita Rainford (Dottoressa), Alan Ruscoe (Giudice del coro)
GenereCOMMEDIA, DRAMMATICO, MUSICALE, ROMANTICO
Anno2013
NazioneGRAN BRETAGNA
DistribuzioneLUCKY RED
Durata93'
UNA CANZONE PER MARION
 
Sceneggiatura: Paul Andrew Williams
Fotografia: Carlos Catalán (II)
Musiche: Laura Rossi
Montaggio: Daniel Farrell
Scenografia: Sophie Becher
Costumi: Jo Thompson
Aiuto regia: Stella Fox
Produzione: STEEL MILL PICTURES, COOLMORE PRODUCTIONS, EGOLI TOSSELL FILM, FILM HOUSE GERMANY
  • La Storia
    Lo scontroso pensionato Arthur decide a malincuore di entrare a far parte del coro che frequenta l'amata moglie Marion. Questa esperienza, grazie alla musica e alla carismatica direttrice del coro, Elizabeth, insegnerà ad Arthur a sorridere alla vita, scoprendo nuovi lati di sé...
  • La Critica
    Il grigio è un colore che quasi mai piace, forse è per questo che viene associato alla terza età, l'ultima stagione della vita, un periodo pieno di paure, che tuttavia, come mostra bene il film, può ancora riservare delle sorprese. Dopo Marigold Hotel, Quartet e Uomini di parola, solo per citarne alcuni, è evidente come il filone del grey pound sia ricco e pronto per essere saccheggiato ancora un po'; i tratti distintivi sembrano essere gli stessi, con trame costruite attorno a un gruppo di personaggi che per sfuggire alla disperazione del grigio ricorrono alle proprie passioni e sviluppano un nuovo interesse per la vita. Quando però gli stilemi si ripetono stancamente, anche in presenza di cast da dieci e lode, sono scrittura e regia a fare la differenza. Per questo, pur non essendo un'opera originale, dalle vette stilistiche inarrivabili, Una canzone per Marion funziona a dovere. A differenza di Amour di Michael Haneke, costruito attorno allo stesso argomento, qui la tragedia di una coppia davanti all'inevitabile distacco non si consuma privatamente, esaurendosi nella solitudine della propria casa, ma diventa occasione di rinascita, un modo per demolire quelle difese che si costruiscono per comodità. E' un approccio solare e vitale, seppur mitigato dal consueto aplomb britannico, da cui ci lasciamo travolgere senza vergogna. Struggente come solo le storie d'amore sanno essere, malinconico, brillante in tutta la parte relativa alle prove del coro - d'accordo, vedere un gruppo di vecchietti che canta un pezzo dei Motorhead può sembrare un po' ruffiano, ma la loro versione di Ace of Spades è memorabile - , il film riesce a mantenersi in equilibrio grazie all'interpretazione di un cast stellare e ci riferiamo in particolare ai deliziosi protagonisti, Terence Stamp e Vanessa Redgrave, mostri sacri dello stardom britannico, perfetti nei panni di Arthur e Marion. I due sono a tal punto precisi nei rispettivi ruoli, da farci sorvolare su alcuni difetti dell'opera, che in certi momenti mette tra parentesi la leggerezza che la contraddistingue per larga parte, insistendo troppo sugli aspetti patetici della vicenda. Stiamo parlando di alcune cadute di tono che seguono una prima parte molto intensa e che alterano lo sviluppo narrativo in prossimità dell'epilogo, in cui la catastrofe degli eventi è forse troppo accelerata (il risveglio emotivo di Arthur, il concorso, la riappacificazione con il figlio). Si tratta però di dettagli che sanno diventare marginali in una storia che tratta in maniera delicata un tema complesso come la separazione da una persona amata, affidandosi ai corpi e ai volti, spesso ripresi in primissimo piano, di due attori con la A maiuscola; interpreti che per aderire totalmente ai loro alter ego non hanno paura di mostrare le proprie fragilità, di apparire goffi e deboli. E quando una sorridente Marion canta True Colors al suo Arthur, non c'è scampo per noi. E ci sta bene così.
    Francesca Fiorentino, Movieplayer.it, 25 luglio 2013

    La pellicola rimane volutamente in bilico tra il versante “comico” – affidato alle divertenti imprese musicali del coro agée, che nonostante l’età non rinuncia a sperimentare anche look e frequenze rock – e quello drammatico – incarnato dalla figura di Arthur, uomo ermetico, marito devoto, padre assente e da sempre in conflitto con il figlio –. La macchina da presa indugia su di lui per fotografarne l’impassibilità esteriore e al contempo fare una radiografia del suo cuore lacerato e svuotato. Lo vediamo lentamente schiudersi, lottare con il proprio orgoglio e infine cedere al sorriso della bella Elizabeth. Ed è proprio in questo indugiare che il film è capace di stimolare con facilità e furbizia il condotto lacrimale dello spettatore, finendo per fargli amare un uomo tanto scorbutico. Certo, anche la scelta delle canzoni (soprattutto dei testi), ha un ruolo fondamentale; melodie e parole non sono altro che attivatori (o acceleratori) di emozioni. Un “gioco” a cui si partecipa volentieri. È per lo stesso principio che si è anche disposti a chiudere un occhio davanti all’improbabile rapporto di confidenza che si instaura tra Elizabeth e Arthur e alle surreali traversie che il coro deve affrontare per poter salire sul palco di un importante competizione nazionale. Non è il come, ma cosa viene raccontato a rapire. Si ride, si piange, ma in fondo è giusto così. Perché Una canzone per Marion è un inno alla vita e all’amore consigliato a tutti.
    Silvia Urban, bestmovie.it, 27 agosto 2013

    Una canzone per Marion racconta il grande amore fra Marion, una malata terminale di tumore, e suo marito Arthur, uomo burbero ma dal cuore d'oro. Riassunta così, la trama spingerebbe a collocare il film nell'ultraretorica categoria del cancer-movie, ma siccome al regista interessa soprattutto il percorso interiore di Arthur, che da Grinch diventa la sicura voce solista di un coro di ottantenni, saremmo più propensi a parlare di un character-study profondamente legato all'analisi della pruderie britannica. Con quell'ironia che forse gli viene dalla sua breve frequentazione della commedia horror, Paul Andrew Williams prende bonariamente in giro la riservatezza di un popolo che carica di significati altri il semplice parlare del tempo. Lo fa in maniera gentile, trovando una perfetta corrispondenza fra la discrezione del protagonista e la povertà delle case in mattoni rossi di certa Inghilterra molto poco glamour. Purtroppo la trasformazione/redenzione del suo protagonista segue un iter decisamente prevedibile e perfino lo sviluppo di sblpot che riguardano l'insegnate di canto Elizabeth (Gemma Arterton) e il figlio di Arthur e Marion (Christopher Eccleston) non aggiunge nulla alla storia. Forse questa perdonabile banalità è il prezzo che il regista sente di dover pagare per aver turbato il suo pubblico con un inizio tanto doloroso e coinvolgente. L'esperimento, però, non riesce fino in fondo e prova ne è il pianto dirotto in cui più di uno spettatore confessa di essersi sciolto dall'inizio alla fine del film. Tanto valeva, allora, insistere sul rapporto fra i due coniugi di vecchia data, confidando nell'interpretazione di una coppia sublime di attori. Fra i due, abbiamo amato in particolare Vanessa Redgrave. La temperatura emotiva del film è soprattutto nella sua performance: nell'amore per la vita che trapela dai suoi sorrisi e nella spaventata fragilità raccontata da un corpo che sembra spezzarsi. Ma, tornando ad Amour, Una canzone per Marion non poteva esserne una copia alla Ken Loach, perché aldilà dell'amore fra marito e moglie e delle gare di canto, ciò che conta è l'analisi di una generazione che il senso del dovere e la salvaguardia delle apparenze hanno bloccato. Fortunatamente, almeno per alcuni dei suoi componenti esiste ancora una possibilità di cambiamento. E' bello che un film lo ricordi.
    Carola Proto, Comingsoon.it, 17 luglio 2013


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