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MONUMENTS MEN

RegiaGeorge Clooney
CastGeorge Clooney (Frank Stokes), Matt Damon (James Granger), Bill Murray (Richard Campbell), John Goodman (Walter Garfield), Jean Dujardin (Jean Claude Clermont), Bob Balaban (Preston Savitz), Hugh Bonneville (Donald Jeffries), Dimitri Leonidas (Sam Epstein), Cate Blanchett (Claire Simone), Justus von Dohnànyi (Viktor Stahl), Zahary Baharov (Comandante Elya), Sam Hazeldine (Colonnello Langton), Serge Hazanavicius (Rene Armand), Udo Kroschwald (Hermann Goering), Michael Dalton (Presidente Roosevelt), Christian Rodska (Presidente Truman), James Payton (Hitler)
GenereCOMMEDIA
Anno2013
NazioneUSA, GRAN BRETAGNA, GERMANIA
Distribuzione20th CENTURY FOX
Durata201'
MONUMENTS MEN
 
Soggetto: Robert M. Edsel (libro), Bret Witter (contributo al libro)
Sceneggiatura: Grant Heslov, George Clooney
Fotografia: Phedon Papamichael
Musiche: Alexandre Desplat
Montaggio: Stephen Mirrione
Scenografia: James D. Bissell, Jim Bissell
Arredamento: Bernhard Henrich
Costumi: Louise Frogley
Effetti: BlueBolt, Cinesite, Method Studios, Snow Business International
Tratto da: libro "The Monuments Men: Allied Heroes, Nazi Thieves, and the Greatest Treasure Hunt in History" di Robert M. Edsel
Produzione: GEORGE CLOONEY E GRANT HESLOV PER SMOKEHOUSE PICTURES, IN COPRODUZIONE CON STUDIO BABELSBERG E OBELISK PRODUCTIONS
  • La Storia
    Europa, durante la Seconda Guerra Mondiale. Poco tempo dopo lo sbarco in Normandia, Hitler ordina di nascondere o distruggere tutte le opere d'arte trafugate durante il conflitto. Gli alleati, decisi a impedire questo atto barbarico, mettono in piedi una speciale unità militare, composta da esperti e amanti d'arte, il cui compito è quello di mettere in salvo le opere dalle grinfie dei Nazisti. Così, sotto la guida dell'ufficiale dell'esercito americano Frank Stokes , sette direttori di musei, curatori e storici dell'arte, tutti più a loro agio con Michelangelo piuttosto che con le armi, intraprendono la più grande caccia al tesoro della storia in una lotta contro il tempo per evitare la distruzione di 1000 anni di cultura, rischiando le loro stesse vite per proteggere e difendere i più grandi capolavori dell'umanità.
  • La Critica
    Chi cerca in questo film il Clooney regista di Good Night, & Good Luck. e di Le Idi di marzo rimarrà deluso mentre chi ricorda l'acuto e divertito rivisitatore di generi di In amore niente regole avrà l'occasione per godere di un film che non si vuole limitare però alla ricostruzione filologica innervata da riferimenti alla realtà storica. Perché la memoria corre a Il treno di John Frankenheimer ma anche, per la struttura di un gruppo costituito da personalità molto diverse tra di loro, a film che hanno ne La grande fuga il loro vertice. Clooney però ha un obiettivo diverso in questi tempi di omologazione di massa: ci vuole ricordare il valore dell'arte come elemento che va oltre le generazioni ed alimenta la stessa esistenza di ognuno di noi. Anche di coloro che ne sono ignari. Per questo sorge il sospetto che alcuni interventi di Stokes (che in realtà era il conservatore di Harvard Gerorge Stout) risultino didascalici ma siano finalizzati a fornire qualche elemento di base a spettatori a cui la scuola non li ha offerti. La scuola americana in primis ma non solo se, come ci ricordano Lodoli e Piccioni in Il rosso e il bluci sono studenti che chiedono se Piero della Francesca fosse un uomo o una donna (e non è una battuta di sceneggiatura). La pattuglia di uomini inadatti alla guerra ma pronti a rischiare la vita per delle opere d'arte non è formata da attempati Indiana Jones (anche se non mancano i carrelli della miniera e la Madonna di Bruges e il polittico di Ghent prendono il posto dell'Arca dell'Alleanza). Sono uomini (e una donna bollata dal marchio del collaborazionismo) che Clooney ci presenta nella loro umanità pur non rinunciando a qualche stereotipizzazione di troppo.
    L'onestà del regista e sceneggiatore emerge comunque sin dall'apertura quando Stokes mostra una diapositiva dell'Abbazia di Montecassino distrutta da un bombardamento. Che non fu opera dei nazisti ma delle forze alleate. In quel preciso momento riemergono nella mente le immagini del Museo Archeologico di Bagdad saccheggiato senza che nessuno degli occupanti facesse nulla per impedirlo. La storia si ripeteva. Film come questo ci invitano a riflettere. Non rinunciando allo spettacolo.
    Giancarlo Zappoli, Mymovies.it, febbraio 2014

    Se Robert Edsel non si fosse incuriosito e non avesse iniziato a investigare per conto suo sugli 'uomini dei monumenti', non avremmo mai conosciuto l'identità di questi eroi. A fine anni '90, durante un soggiorno a Firenze, lo scrittore americano scopre l'esistenza di questo reparto speciale dell'esercito e da allora compie un'incredibile opera di divulgazione sull'argomento, scrivendo il libro da cui il film è tratto, ma anche producendo documentari, uno dei quali, The Rape of Europa, è stato accolto in patria con grande interesse. Fondatore e presidente della Monuments Men Foundation for the Preservation of Art, Edsel ha raccolto nel tempo centinaia di testimonianze, documenti e fotografie relative a quelle imprese; tra i reperti più interessanti ci sono due grandi album fotografici rilegati, creati dall'Einsatzstab Reichsleiter Rosenberg (ERR), un'unità speciale di soldati del Reich che avevano scrupolosamente catalogato le opere d'arte europee, con un fine ben preciso: sfruttarle per guadagno. Il loro, insomma, era uno schema premeditato che faceva parte del progetto di conquista di una nazione. Non solo, ma i reperti trafugati sarebbero finiti nel museo personale di Hitler in Austria, in un trionfo di malata megalomania che ben si lega al personaggio in questione.
    E' un film con le facce giuste in ogni ruolo, che ha come unica pecca forse quella di voler troppo piacere al pubblico e così facendo risulta eccessivamente buonista. Per ammissione dello stesso autore, però, Clooney si è voluto allontanare dai toni 'dark' di lavori come Le idi di marzo, per abbracciare una storia luminosa di piccole e grandi rivincite, in cui non mancano i momenti gustosi (su tutti, la via crucis del povero Matt Damon, preso in giro per il suo modo di parlare in francese). Molto meglio in sostanza la parte più leggera in cui vengono valorizzati a dovere i tempi delle coppie in campo, come quella formata da Bill Murray e Bob Balaban e da Jean Dujardin e John Goodman. Meno riusciti i punti in cui il pathos prende eccessivamente il sopravvento, anche se, all'interno di un genere volutamente patriottico come il war movie classico, quello alla John Wayne per capirci, quasi non risultano fastidiosi.
    Francesca Fiorentino, Movieplayer.it, 8 febbraio 2014

    Date a un attore-regista celebre per il fascino garbato e i modi soavi un soggetto ben poco soave, soprattutto oggi. Il risultato somiglierà a 'The Monuments Men'. Un film che porta su ogni fotogramma i segni degli sforzi fatti per colorire, alleggerire, vivacizzare, rincuorare. Fino a perdere non in credibilità - dopo Tarantino siamo disposti a concedere ben altro, anche a chi maneggia materiali esplosivi come nazismo e Shoah - ma in coerenza. E in consistenza. Peccato perché la storia vera di questi 365 professori, restauratori, direttori di museo, tutti rispettabili signori di mezz'età o poco meno, sguinzagliati da Roosevelt nell'Europa in fiamme del 1944 per salvare tesori d'arte dalla cupidigia nazista (e dagli errori alleati: nell'agosto '43 'L'ultima cena' di Leonardo scampò d'un soffio alle bombe inglesi), meritava un vero sforzo d'invenzione. Invece Clooney e il suo fido sceneggiatore Grant Heslov si contentano di riunire sette campioni di simpatia (più una gran dama, Cate Blanchett). Inanellando episodi divertenti, malinconici, istruttivi, a volte tragici, con un occhio ai classici del genere 'gruppo di simpatiche canaglie in guerra' ('La grande fuga', 'Quella sporca dozzina', etc.). E l'altro al librone di Robert Edsel che ha ispirato il film. Ma senza mai trovare un tono, un collante affettivo, una spinta genuina che tenga insieme i personaggi, i loro sentimenti, e i diversi registri convocati per dar loro vita. Il risultato è nobile e gradevole ma anche fatuo e molto 'old fashion'. Specie oggi che la situazione mondiale impone sgradevoli confronti (quanti inestimabili tesori d'arte ha bruciato la guerra in Iraq? Chiedetelo a Rumsfeld). E i fantasmi del nazismo e dell'antisemitismo, meno remoti che negli anni 60, esigono un approccio meno bonario. Sicché sullo schermo, a episodi felici (...), si alternano personaggi a metà (...); spunti che meritavano ben altro (...); scene belliche di rara goffaggine. E fervorini che tra un'inquadratura e l'altra dei capolavori trafugati, ci ricordano i valori universali dell'arte, il suo ruolo di memoria storica, il senso profondo della missione. Belle parole, ma avremmo preferito un tono più deciso. E meno demagogia. Nel film ci si affanna a dire che nessun capolavoro vale una vita umana. Ma se San Lorenzo fosse stato più vicino ai musei Vaticani, per esempio, le bombe forse sarebbero cadute più in là.
    Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 13 febbraio 2014

    'Monuments Men' è il nomignolo affibbiato al gruppo di circa 350 esperti di area alleata, che fra il 1944 e il 1951 si impegnò a proteggere il patrimonio artistico europeo dallo scempio dei nazisti: i quali avevano dato ordine all'esercito in rotta di distruggere gli immensi tesori da loro trafugati. Per rievocare l'impresa di quanti in nome dell'arte accettarono di mettere a repentaglio la vita - e se tale sacrificio sia più o meno giusto è uno dei temi affrontati dal copione - il film prodotto, diretto, scritto e interpretato da Clooney prende spunto da un libro di Robert M. Edsel, focalizzandosi su un manipolo di sei prodi ispirati a personaggi reali, con l'aggiunta sul campo di un giovane ebreo tedesco e di una curatrice museale parigina (Cate Blanchett). Poiché l'argomento è nobile e i divi, da un Clooney stile David Niven a Matt Damon, da Bill Murray e Jean Dujardin, risultano accattivanti, il film ritagliato sul modello retrò si vede volentieri. E magari gli si perdona una sceneggiatura che non crea mai un vero arco di tensione; e un tono che resta incerto fra commedia e dramma.
    Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 13 febbraio 2014

    'Monuments Men' nasce sotto l'egida del sornione Clooney che ne è lo sceneggiatore, il coproduttore, il regista e l'interprete e con l'ambizione di raccontare la storia di un gruppo di ufficiali alleati incaricati, dopo lo sbarco in Normandia, di salvare le opere d'arte europee dalla distruzione o il trafugamento da parte dei nazisti in rotta. Il classico spunto, insomma, del composito gruppo di militari con una dura missione da compiere, attecchito in territorio hollywoodiano in un ampio e vivido arco che va da 'Quella sporca dozzina' a 'Bastardi senza gloria'. Un senso appagante di avventure già viste ma ben fatte si diffonde, infatti, in platea quando il professore/tenente Clooney forma la sua squadra e seleziona le superaffidabili facce e corporature di Damon, Goodman, Murray e il sempre più bravo Dujardin di 'The Artist'. Purtroppo, però, tutto il resto costituisce un mezzo disastro a causa dei toni indecisissimi tra epica e commedia, le scene d'azione abborracciate, gli omaggi rooseveltiani più sbilenchi che patriottici, le emozioni assenti dietro gli appelli di maniera a favore dell'arte come patrimonio dell'umanità.
    Valerio Caprara, 'Il Mattino', 13 febbraio 2014

    George Clooney è coproduttore, cosceneggiatore, regista e protagonista di questa versione bellica di 'Ocean's Eleven'. E, trattandosi di cinema popolar-patriottico, la realtà storica si piega alla necessità di far contenti gli spettatori, che a un film su una guerra ormai lontana, zeppo di star, chiedono le solite cose: azione, eroismo, i buoni (gli angloamericani), i cattivi (i nazisti), i fregati (i sovietici), uno strepitare di marce trionfali e il lieto fine. L'ispirazione deriva dal saggio di Robert M. Edsel e Bret Witter 'Monuments Men', sulla storia della MFAA (Monuments, Fine Arts and Archives), un reparto di specialisti che dal 1943 al 1951 fu assegnato all'esercito angloamericano in Europa, per recuperare le opere trafugate dai nazisti. Le avventure dell'allegro manipolo di intellettuali (Clooney, Matt Damon, Bill Murray, John Goodman, Bob Balaban e Hugh Bonneville) cominciano con lo sbarco in Normandia. Jean Dujardin è nei panni di un artista francese, Kate Blanchett in quelli dell'eroina Rose Valland, che lavorava al museo Jeu de Paume dove i tedeschi ammassavano 'i beni culturali ebrei privi di proprietario'.
    Natalia Aspesi, 'la Repubblica', 13 febbraio 2014

    La storia, tratta dal romanzo di Robert M. Edsel, è di quelle che sulla carta ti convincono fino in fondo. (...) Ma se il 'nostro' George è stato convincente nel raccontare l'America in film robusti come 'Good Night and Good Luck' e 'Le idi di marzo', altrettanto non si può dire per l'Europa che emerge da questo affresco all'incrocio tra 'Ocean's Eleven' e 'I predatori dell'arca perduta'. E così l'interesse della storia si stempera tra approssimazione storica, bozzetti da cartolina e luoghi comuni di una sceneggiatura che rincorre senza riuscirci i grandi classici di Hollywood sulla Seconda Guerra Mondiale.
    Alessandra De Luca, 'Avvenire', 14 febbraio 2014
  • Il Regista
    Nasce a LEXINGTON, Kentucky (USA) il 06-05-1961. Figlio del giornalista Tv Nick Clooney, fa la sua prima apparizione in televisione all'età di cinque anni al " The Nick Clooney Show", un talk-show condotto dal padre. Per evitare confronti con il genitore lascia dopo poco tempo il suo lavoro da giornalista televisivo. Tenta senza successo di entrare nella squadra di baseball dei Cincinnati Reds e va ad Hollywood. Ha raccontato di essere arrivato alla guida di una MonteCarlo del 1976 completamente arrugginita e che il passaggio da una cittadina di 1500 abitanti a una metropoli è stato violento. Si ritiene in questo simile al suo personaggio di "Fratello, dove sei". Appare in alcuni spot pubblicitari e in seguito firma un contratto con la Warner Brothers comparendo così in molte serie televisive (tra cui "L'albero delle mele", "Pappa e ciccia" e "Sisters"). Nel 1994 viene scelto per interpretare il dottor Doug Ross nella serie "ER". Il telefilm ottiene un grande successo e l'attore diventa molto popolare tanto da cominciare a ricevere copioni e offerte per numerosi film. Nel giro di pochi anni è riuscito a levarsi di dosso i panni del bel dottor Ross interpretando una serie di personaggi molto diversi tra loro: il 'cattivo' Seth Geko di "Dal tramonto all'alba" (1996) di Quentin Tarantino, il romantico papà di "Un giorno per caso" (1996) accanto a Michel Pfeiffer, l'eroe dei fumetti in "Batman & Robin" (1997) di Tim Burton. Nel 1998 è co-protagonista con Jennifer Lopez di "Out of sight" di Steve Soderbergh e ha una parte nel film di Terrence Malick "La sottile linea rossa". L'anno seguente lascia il cast di "ER", presta la voce ad uno dei personaggi del grottesco film d'animazione "South Park", è protagonista di "Three Kings" di David O. Russell e con Soderbergh fonda una casa di produzione, la Second Eight, con cui realizza il film televisivo "A prova di errore" ("Fail safe", 2000, regia di Stephen Frears). Quest' ultimo è il remake del film con Henry Fonda del 1963, girato e trasmesso in diretta tv dalla CBS. Ritenuto per questo motivo un progetto impossibile, si è invece rivelato un trionfo, visti gli altissimi ascolti ottenuti. Il 2000 lo vede ancora protagonista nel dramma avventuroso "La tempesta perfetta" di Wolfgang Petersen tratto dal best seller di Sebastian Junger e in "Fratello dove sei?" dei fratelli Coen. Di questa esperienza Clooney dirà: "Lavorare con i fratelli Coen è una meta per qualsiasi attore: metti piede sul loro set e il tuo stile cambia". Dal 2002 passa dietro la macchina da presa cimentandosi alla regia di tre film, 'Confessioni di una mente pericolosa' (2002), 'Good Night, and Good Luck' nel 2005 e tre anni dopo 'In amore niente regole'. E' appassionato di motociclette e ne possiede tre. Dichiara di essere molto affezionato a Max, un maiale di 75 chili che vive da tempo nella sua proprietà.


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di John Wells (II)

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di Akiva Goldsman

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