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TUTTA COLPA DI FREUD

RegiaPaolo Genovese
CastMarco Giallini (Francesco), Vittoria Puccini (Marta), Anna Foglietta (Sara), Vinicio Marchioni (Fabio), Laura Adriani (Emma), Daniele Liotti (Luca), Paolo Calabresi (Enrico il Poeta), Antonio Manzini (Marco Patassini), Alessandro Gassman (Alessandro), Claudia Gerini (Claudia), Edoardo Leo (Roberto il belloccio), Giulia Bevilacqua (Barbara), Gian Marco Tognazzi (Andrea il geometra), Maurizio Mattioli (Portiere dello studio)
GenereCOMMEDIA
Anno2013
NazioneITALIA
DistribuzioneMEDUSA
Durata120'
TUTTA COLPA DI FREUD
 
Soggetto: Paolo Genovese, Leonardo Pieraccioni, Paola Mammini
Sceneggiatura: Paolo Genovese
Fotografia: Fabrizio Lucci
Musiche: Maurizio Filardo, La canzone "Tutta Colpa di Freud" è scritta e interpretata da Daniele Silvestri
Montaggio: Consuelo Catucci Scenografia: Chiara Balducci
Costumi: Grazia Materia
Suono: Umberto Montesanti (presa diretta)
Produzione: MEDUSA FILM, REALIZZATO DA MARCO BELARDI PER LOTUS PRODUCTION, IN COLLABORAZIONE CON MEDIASET PREMIUM
  • La Storia
    L'analista Francesco Taramelli, barba "freudiana" e un bello studio nel centro di Roma, si trova alle prese con tre pazienti speciali, ovvero le sue adorate figlie, e ognuna di loro è un caso disperato. Sara, la maggiore delle tre, è una ragazza omosessuale che vive a New York e che dopo essere stata lasciata dalla sua compagna, il giorno in cui le chiede di sposarla, torna a Roma e vorrebbe diventare etero; per questo chiede al padre lumi sull'universo maschile, a lei sconosciuto, e prova a uscire con vari uomini fino a quando crederà di aver incontrato quello perfetto, Luca. Marta, romantica e dolce libraia, è innamorata di Fabio, un ladro di libri sordomuto, ma la loro relazione è alquanto condizionata dalle difficoltà di comunicazione. La 18enne Emma, che ama follemente suo padre e vorrebbe somigliare alle sue sorelle, ma che ha perso la testa per Alessandro, un uomo di cinquant'anni. Mentre cerca di conciliare il suo ruolo di padre/analista, Francesco prende una sbandata per Claudia, una donna misteriosa, elegante, sofisticata e glaciale che lui incontra e segue nel suo quartiere senza avere mai il coraggio di avvicinarla, che però scopre essere la moglie dell'attempato fidanzato della figlia minore. Si troverà così di fronte a un bel dilemma: aiutare la coppia a superare la crisi per preservare sua figlia oppure indirizzarla verso una separazione e vivere così la sua storia d'amore?
  • La Critica
    Dopo gli irritanti 'Immaturi' Genovese cresce confezionando una commedia tra Verdone ed Allen con un sottilissimo Giallini dalla barba coltivata che non t'aspetti (di solito gli affidano ruoli più brutali e rock) e una Foglietta irresistibilmente vispa come una giovane Emma Thompson (col capello corto, è identica alla star inglese). Cinema stracommerciale e anodino che, però, sa essere anche vero. Vedere per credere lo scorbutico sordomuto di Vinicio Marchioni (bravissimo a terrorizzarci quando prova a parlare) di cui si innamora la libraia timida. Tratto dall'omonimo romanzo del regista. Bravo Genovese. Finalmente maturo.
    Francesco Alò, 'Il Messaggero', 23 gennaio 2014

    Piacerà a chi segue volentieri i film di Genovese che non sarà Risi o Monicelli ma le immaturità (qualunque sia l'anagrafe) sa metterle bene sullo schermo. E a chi da secoli reclamava un ruolo di protagonista assoluto per il bravissimo Giallini.
    Giorgio Carbone, 'Libero', 23 gennaio 2014

    Spiritosa, intelligente commedia, per di più priva di volgarità. Unico difetto: un po' troppo lunga. (...) Dialoghi brillanti e attori intonati. Che volere di più di questi tempi?
    Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 24 gennaio 2014

    Nel finale di 'Domenica maledetta domenica' Peter Finch, dopo una delusione d'amore, la paragonava a un colpo di tosse. Paolo Genovese nel nuovo film 'Tutta colpa di Freud', titolo anche del suo libro Mondadori, parla invece di raffreddore, qualcosa legato comunque alle vie respiratorie. L'arte della commedia trova in Genovese un autore attento, non banale né volgare, archistar di storie sentimentali complesse, a più voci, lamenti, affanni. Dopo l'ottimo 'Una famiglia perfetta', che non faceva sconti e infatti ha pagato scotto, ecco un altro interno inferno ma più glamour, quello del padre single analista con tre figlie carenti d'affetto a volte sdraiate realmente sul suo lettino. (...) ne uscirà un racconto carino (troppo carino), con molta musica (troppa), la voglia di smussare gli angoli e far andare tutte le palle in buca, prolungando i limiti ideali dei 100 minuti. Pur con questi limiti il film riscatta i dilaganti orridi cinepanettoni. Il soggetto di Genovese inizia con un coraggio che poi un po' sacrifica a convenzioni, restando però sempre una spanna sopra il comune senso del pudore della commedia italiana. L'unico che tace è proprio Freud: l'analista prende anch'egli il raffreddore, l'amore è un male contagioso e non c'è mai a una vera pace dei sensi (un armistizio?). Cast sciolto, andante con brio, dal pensoso Giallini alla De Niro a Claudia Gerini che tiene in equilibrio due famiglie con classe, dal Gassmann in cliché deduttivo, alle tre fanciulle quasi in fiore, la luminosa Vittoria Puccini e le brave Anna Foglietta e Laura Adriani.
    Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 23 gennaio 2014

    Paolo Genovese esce contemporaneamente con romanzo e film, nati evidentemente insieme. Parliamo del film. Le potenzialità della commedia romantico-brillante ci sono tutte. (...) La storia gira e anche i piccoli ruoli funzionano (in particolare Vinicio Marchioni). Ma chi sa spiegare perché tante note stridono e stonano? Dipende solo da orecchio pigro, dall'abitudine a un altro Dna della commedia made in Italy?
    Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 23 gennaio 2014

    Al pari di Luca Miniero e Fausto Brizzi, Claudio Genovese è un regista di commedie che il pubblico (come si deduce dall'ottimo botteghino di 'Un boss in salotto') predilige. In quest'ottica dovrebbe funzionare bene anche 'Tutta colpa di Freud', dove il barbuto psicoanalista Marco Giallini si trova alle prese con tre figlie adorate e i loro problemi di cuore: Vittoria Puccini che si invaghisce sempre dell'uomo sbagliato, l'omosessuale Anna Foglietta che decide di riciclarsi con i maschi e la diciottenne Laura Adriani innamorata del cinquantenne Alessandro Gassman, marito della bella Claudia Gerini sui cui, guarda caso, Giallini ha messo gli occhi. Piccoli equivoci, alcune gag riuscite, interpreti accattivanti, ma la drammaturgia è televisiva e i personaggi restano abbozzati.
    Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 23 gennaio 2014

    Da un soggetto pensato insieme a Leonardo Pieraccioni (del cui Un fantastico via vai è stato a sua volta coautore) e Paola Mammini, Paolo Genovese ha tratto una sceneggiatura che mette insieme il meglio e il peggio del suo cinema: dal lato positivo ci sono la leggerezza di un tocco mai volgare, alcune battute davvero azzeccate, una costruzione narrativa fresca e la capacità di orchestrare un coro di attori che, nelle sue mani, tirano fuori il meglio. Dal lato negativo la narrazione in voice over sostituisce quella filmica (una voce che parla sopra le immagini non è la stessa cosa di un racconto per voce e immagini), la musica a palla fa da grancassa a tutte le scene clou, e la sitcom americana (per non dire lo spot televisivo) informa ogni sequenza: dunque ogni scena viene "chiusa" con una battuta, un abbraccio, un ammiccamento, un pollice sollevato. Genovese è talmente cosciente di questa compulsione da farne una gag all'interno del suo stesso film, senza però riuscire ad affrancarsene.
    Quel che funziona, senza se e senza ma, è il cast, in particolare Anna Foglietta nei panni della lesbica che cerca di cambiare orientamento (ma ricorda agli spettatori che "l'identità sessuale è una cosa seria") e la cui recitazione fisica, in America, avrebbe già fatto di lei una star; e Marco Giallini, sempre più duttile e profondo, capace di sottendere di dolorosa verità anche il più leggero dei dialoghi che lo vedono protagonista.
    Funzionano anche la cura che Genovese dedica alla costruzione delle inquadrature e l'agilità del montaggio brillante, anche se entrambi evidenziano "la magagna", ovvero l'effetto schizofrenico fra le capacità del regista-sceneggiatore e le brutte abitudini accumulate sui set pubblicitari, e forse incoraggiate dalle produzioni cinematografiche.
    Il giorno in cui Genovese si sarà liberato di certi condizionamenti spiccherà il salto verso la commedia d'autore, per la quale è ampiamente qualificato: basti ricordare i suoi esordi. In particolare, dato che Tutta colpa di Freud fa spesso riferimento alla musica, potrà tenere presente che le scene più efficaci finiscono "in levare", e che l'occasionale affondo comico è cosa assai diversa dall'"uscita" televisiva.
    Paola Casella, Mymovies.it, gennaio 2014
  • Il Regista
    Nasce a ROMA il 20-08-1966. Laureato in economia, ha curato con Luca Miniero diverse campagne pubblicitarie e alcune produzioni radiofoniche e televisive per la Rai, tra cui uno speciale sul musical "Jesus Christ Superstar". Dopo aver realizzato nel 1999 i corti "Piccole cose di valore non quantificabile" e "Scopeta di Walter", vincitori di numerosi premi nazionali e internazionali, nel 2001 hanno diretto il loro primo lungometraggio "Incantesimo napoletano", versione riveduta e corretta dell'omonimo corto che avevano girato nel 1998.


ARCHIVIO FILM

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IL CAPITALE UMANO
di Paolo Virzì

TUTTA COLPA DI FREUD
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THE WOLF OF WALL STREET
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