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7 MINUTI

RegiaMichele Placido
CastAmbra Angiolini (Greta), Cristiana Capotondi (Isabella), Fiorella Mannoia (Ornella), Maria Nazionale (Angela), Violante Placido (Marianna), Clémence Poésy (Hira), Sabine Timoteo (Micaela), Ottavia Piccolo (Bianca), Anne Consigny (M. Rochette), Michele Placido, Luisa Cattaneo (Sandra), Erika D'Ambrosio (Alice), Balkissa Maiga (Kidal), Bruno Cariello, Lee Colbert, Mimma Lovoi, Donato Placido, Gerardo Placido (Gerardo Amato)
GenereDRAMMATICO
Anno2016
NazioneFRANCIA, ITALIA, SVIZZERA
DistribuzioneKOCH MEDIA
Durata92'
7 MINUTI
 
Soggetto: Stefano Massini - (anche opera teatrale), Michele Placido
Sceneggiatura: Michele Placido, Stefano Massini, Toni Trupia – (collaborazione)
Fotografia: Arnaldo Catinari
Musiche: Paolo Buonvino
Montaggio: Consuelo Catucci
Scenografia: Nino Formica
Costumi: Andrea Cavalletto
Suono: Roberto Sestito - (presa diretta)
Tratto da: omonima opera teatrale di Stefano Massini
Produzione: FEDERICA VINCENTI PER GOLDENART PRODUCTION, MANNY FILMS, VENTURA FILM, CON RAI CINEMA
  • La Storia
    I proprietari di un'azienda tessile italiana cedono la maggioranza della proprietà a una multinazionale. Sembra che non siano previsti licenziamenti, operaie e impiegate possono tirare un sospiro di sollievo. Ma c'è una piccola clausola nell'accordo che la nuova proprietà vuole far firmare al Consiglio di fabbrica. Undici donne dovranno decidere per sé e in rappresentanza di tutta la fabbrica, se accettare la richiesta dell'azienda. A poco a poco il dibattito si accende, ad emergere prima del voto finale saranno le loro storie, fatte di speranza e ricordi. Un caleidoscopio di vite diversissime e pulsanti, vite di donne, madri, figlie. Da una storia vera.
  • La Critica
    Rimbalza dalla scena il bel thriller sindacale di Stefano Massini (...) e Michele Placido non fa sconti sul testo attuale, di ragionata graffiante cronaca. Cui le attrici danno compatte l'anima, tutte bravissime (...). Ciò che è stato aggiunto, l'esterno, è un po' forzato e didascalico, ma la forza della storia sta nella sua piccola, quotidiana eternità.
    Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 3 novembre 2016

    Non era facile portare al cinema la bella pièce di Stefano Massini. Placido rinforza il messaggio, già molto chiaro, puntando sul cast (quanti pezzi di bravura...), ma scivola sull'enfasi eccessiva di musiche, luce, caratterizzazioni. Il 'cosa' di 7 minuti non potrebbe essere più attuale, importante, bruciante. È il 'come', con il suo costante troppo pieno, a non convincere.
    Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 3 novembre 2016

    '7 minuti' ha un soggetto nobile e grave, lo stesso dell'omonimo lavoro teatrale di Stefano Massini da cui è tratto. (...) La versione per lo schermo replica lo schema teatrale delle tre unità, ispirato in modo palese all'imitatissimo 'La parola ai giurati'. Anche le buone intenzioni sono evidenti, però non bastano a 'risolvere' il film. A proposito del quale si sono fatti i nomi di registi come Loach, i Dardenne, Brizé. Salvo che la messa in scena, il tono di alcune interpretazioni, il commento musicale, sono all'opposto dei ben più sobri esempi citati: scelgono l'enfasi ed è proprio così che perdono di efficacia.
    Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 3 novembre 2016

    Placido torna sui temi sociali a lui cari, trasferendo il testo '7 minuti' del drammaturgo Stefano Massini, in un film che nella struttura rimanda a 'La parola ai giurati', dove Henry Fonda riesce a ribaltare il voto degli altri; mentre per contenuti e stile guarda al cinema di Ken Loach o dei Dardenne. (...) Non c'è bisogno di sottolineare l'attualità scottante del tema; e Placido, ritagliandosi un cammeo di paternalistico padrone, dirige da abile uomo di spettacolo qual è un composito cast che, dalla Piccolo all'Angiolini a Fiorella Mannoia, rispecchia (seppur con qualche eccesso melodrammatico) un convincente mondo di lavoro al femminile.
    Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 3 novembre 2016

    Ispirato alla vera storia avvenuta in una fabbrica francese poi divenuta pièce teatrale per mano di Stefano Massini (qui anche co-sceneggiatore), '7 minuti' radiografa quasi in tempo reale un dramma tanto specifico quanto universale sull'oggi e sulla straordinaria capacità delle donne di resistere oltre ogni ostacolo. Per Michele Placido un ingresso consapevole al cinema squisitamente sociale, per le undici attrici una performance memorabile, specie per la veterana Piccolo (protagonista anche della pièce), la ritrovata Angiolini e la 'deb' Mannoia.
    Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 3 novembre 2016

    Piacerà come sono destinati a piacere i film di Michele Placido quando li fa come sa fare lui, spesso urlati, sempre di segno grosso, sfrontatamente privi di sfumature (cioè quasi sempre, Michele sballa solo quando si atteggia a intellettuale o si abbandona a nostalgie sciocchine come ne 'Il grande sogno'). Qui s'è accollato un compito più arduo del solito, mantenere la tensione in un interno claustrofobico (lui che ama orchestrare le sue vicende nelle strade, nei vicoli, nelle campagne e così via) e alleggerire il dramma populista con tocchi di deciso umorismo (ci riesce grazie ad attrici improvvisate come Maria Nazionale e Balkissa Maiga). Certo, non smentisce la sua fama di direttore di recitazione. Nel gruppo di interpreti in gara di bravura, emerge (quel che è giusto è giusto) Ambra Angiolini che riesce col personaggio più sgradevole a portare il pubblico irresistibilmente dalla sua.
    Giorgio Carbone, 'Libero', 3 novembre 2016

    Vibrante dramma socialsindacale, tratto, e si sente, eccome, da una pièce teatrale. (...) Michele Placido dirige con sobrietà e sopportabile demagogia un'ottima squadra di undici donne, combattuta tra la dura realtà e quel che resta della dignità.
    Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 3 novembre 2016
  • Il Regista
    Nato ad ASCOLI SATRIANO, Foggia, il 19 maggio 1946. Dopo aver frequentato l'Accademia d'Arte Drammatica di Roma inizia la carriera alternando teatro e cinema. Sul palcoscenico lavora con registi come Ronconi, Strehler e Patroni Griffi. La sua prima interpretazione di successo al cinema è, nel 1974, "Romanzo popolare" di Monicelli. Ma la popolarità, anche internazionale, arriva con il ruolo del commissario Cattani de "La piovra" che interpreta dalla prima serie nel 1984 fino alla 4° nel 1989 in cui viene ucciso anche perché Placido non vuole rimanere legato al suo personaggio. Nello stesso anno esordisce alla regia con "Pummarò", cui seguono "Le amiche del cuore" (1992), "Un eroe borghese" (1995, che gli è valso un David speciale), "Del perduto amore" (1998). Continua la sua attività di attore e la alterna a quella di regista-autore. Nel 2002 presenta alla Mostra del cinema di Venezia "Un viaggio chiamato amore" e nel 2004 lo sfortunato "Ovunque sei". Comunque la popolarità internazionale dovuta al commissario Cattani gli consente a giugno del 2005 di lanciare un appello attraverso una tv di Kabul per la liberazione della cooperante italiana Clementina Cantoni sequestrata in Afganistan. Nel 2005 ha grande successo con "Romanzo criminale" tratto dal best seller di Giancarlo Di Cataldo in cui, tra l'altro, viene apprezzata particolarmente la sua capacità di scegliere e dirigere gli attori. Nel 2006 fa parte della giuria della 63ma Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.


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